BLACK BOX 1

Follia del presente

Ultimo aggiornamento il: 05/05/2018 15:11:38


BLACK BOX 1

PREMESSA

Negli anni 70 del secolo scorso in molti racconti di fanta scalata del Gigante (alias Rifugio Croce Di Campo) o di Luciano Pezzica o anche miei, tutto ciò che leggerete faceva parte di un allucinante ed improbabile alpinismo del futuro. Ma i tempi cambiano amici miei; e la fantasia si trasforma in una "realtà" che provo a raccontare in breve richiamando i vecchi nostri racconti. Grazie Valeria Crottogini!!! L'idea è nata da un articolo comparso su La Stampa e sotto riportato.


Più sicurezza per chi arrampica Ecco la scatola nera degli alpinisti
La Grivel, antica fabbrica di attrezzature alpinistiche, ha realizzato la «scatola nera» con la collaborazione del Laboratorio di Meccatronica del Politecnico di Torino
Un’invenzione potrebbe cambiare il destino quando la vita è appesa a una fune

Stefano Sergi


La tecnologia sale in alta quota e si prepara a rivoluzionare il mondo dell’alpinismo per allargare il concetto di sicurezza in montagna, con buona pace per i puristi che inorridiscono anche di fronte ai semplici «spit», i tasselli per l’arrampicata di cui sono ormai zeppe le pareti rocciose di mezzo mondo.  La valdostana Grivel, la più antica fabbrica di attrezzature alpinistiche (è nata nel 1818 a Courmayeur), in collaborazione con gli ingegneri che a Verrès coordinano il Laboratorio di Meccatronica del Politecnico di Torino, ha realizzato e brevettato la prima «scatola nera» destinata agli scalatori e, più in generale, a tutti quelli che per un motivo o per l’altro hanno la vita appesa a una fune e a un’imbragatura: tecnici delle compagnie elettriche impegnati su un traliccio dell’alta tensione, operai-rocciatori che nelle vallate alpine lavorano in parete per proteggere le strade dalle frane, guide alpine e vigili del fuoco che si calano dagli elicotteri per soccorsi mozzafiato.  La «scatola nera» è grande quanto una scatola di cerini ma ha un contenuto assai sofisticato che combina la tecnologia Gps con una serie di accelerometri, strumenti che misurano i cambiamenti di velocità di un corpo. L’apparecchiatura è collegata a uno smartphone, «e permette - spiega Gioachino Gobbi, il patron della Grivel - di misurare lo stato di sicurezza delle funi, ad esempio, e delle imbragature di un alpinista».  Tutto avviene con la registrazione dati della «scatola nera» che, attraverso il movimento dello scalatore, capta e calcola il grado di usura di una corda o dell’imbrago dopo un determinato numero di forti sollecitazioni dovute a strattoni o cadute e, di conseguenza, avverte che è arrivato il momento di sostituire l’attrezzatura o verificarne il grado di sicurezza. «Con il Laboratorio di Meccatronica, di cui dobbiamo essere orgogliosi - aggiunge Gobbi - abbiamo istituito il “Centro ricerche Toni Gobbi” dedicato a mio padre (guida alpina di Courmayeur e direttore dei corsi di formazione dei professionisti della montagna, ndr), che si occupa di ricerca per aumentare la sicurezza in ambienti ostili. Il brevetto della “scatola nera” per gli alpinisti è il primo risultato di questa nostra sinergia con la struttura di Verrès. Naturalmente sappiamo che la sicurezza in montagna non può esistere in termini assoluti, i monti sono così come li vediamo oggi perchè nel corso dei millenni ci sono state colate continue, altrimenti il mondo sarebbe un immenso altopiano. Detto ciò, siamo costantemente impegnati nella ricerca di nuovi strumenti che possano in qualunque modo aumentare la sicurezza in quota».  L’innovazione e la ricerca, nella regione più piccola e montuosa d’Italia, ha portato a depositare cinque brevetti e novantacinque marchi nell’ultimo anno, secondo i dati elaborati da Senaf su base Uibm, l’Ufficio italiano brevetti e marchi, in occasione del Salone della proprietà industriale che si apre lunedì mattina a Parma.  La Grivel ha scelto di collaborare con il Politecnico di Torino per innovare e migliorare, attraverso l’introduzione di dispositivi meccatronici, i cosiddetti Dpi, i dispositivi di protezione individuale. «Siamo all’inizio di un processo che porterà a prodotti molto innovativi - continua Gobbi -. Il primo filone di ricerca concerne lo sviluppo di dispositivi per la sicurezza in ambienti innevati, e un secondo lo studio di dispositivi intelligenti per la diagnostica dell’attrezzatura».

BLACK BOX

«Ieri stavo scalando. Ero a metà di un traverso marcio e precario; l'ultimo chiodo, un rurp messo male, era a 25 m quando la SCATOLA NERA con un sibilo acuto e sgradevole mi ha avvertito che la corda aveva raggiunto un'usura del 42% (limite di sicurezza superato), l'imbrago aveva 4 punti di debolezza nelle cuciture, i 3 rinvii a disposizione erano inutilizzabili, le camme dell'unico friend che sarebbe andato bene nella fessura che avevo faticosamente raggiunto erano prossime alla rottura e il cordino che avrei potuto usare per una calata non avrebbe retto uno sforzo oltre misura. Per fortuna avevo il localizzatore GPS della SCATOLA NERA e la nuova App del Soccorso alpino "per smart phone GeoResQ, che consente, in caso di necessità, di attivare l'allarme ed essere rintracciati durante le escursioni." Mi ero anche appena fatto iniettare sottopelle il microchip di "ulteriore sicurezza". In pochi attimi è giunto l'elicottero e mi ha tratto in salvo. Che avventura!!! CHE AVVENTURA!!!!»

Black Box 1 - final

Un lucente verricello con tanto di soccorritore mi viene calato dall'alto e in pochi istanti sono agganciato alla salvezza. La scatola nera del mio "angelo" sbraita, ma lui mi tranquillizza dicendo che il cavo ha ancora due calate di margine.
Entro nella spaziosa cabina del nuovo elicottero del Soccorso alpino, un quadri rotore a sei turbine dotato di ogni strumento di sicurezza. Due medici e una infermiera si prodigano somministrandomi un calmante e controllando i miei dati vitali. Tutto sembra OK e mi sto rilassando quando con un sibilo la scatola nera collegata ai rotori indica un malfunzionamento futuro possibile. Il pilota si consulta e poi, sereno, ci relaziona sui fatti: una pala del rotore posteriore di destra dovrebbe cedere fra sei gironi esatti, ma per ora gira a meraviglia. Non ha finito di parlare che parte anche la scatola nera di una turbina e poi, in uno stonato coro, ululano almeno altre dieci scatole nere. La meno preoccupante è quella della suola di una scarpa dell'infermiera che sta raggiungendo l'usura massima consentita dalle norme CEE. Ognuno passa all'azione per verificare la veridicità delle segnalazioni ed il grado di pericolosità possibile poi, dopo lunghi minuti di suspense, ogni aggeggio cessa il suo canto riportando un po' di pace nella cabina. Ora è tutto finito: posso volare sicuro verso casa dove racconterò della mia incredibile avventura. Ma… che succede? Questo gracchiare è diverso dagli altri suoni emessi dalle scatole nere. E' inconfondibile. Ci guardiamo tutti smarriti: la scatola nera delle scatole nere annuncia che a secondi tutte le sue dipendenti e poi anche lei si spegneranno causa l'usura dei circuiti 45rt128/xcv e 763/11Lw…

BLACK BOX 2

Oggi, in una giornata livida, ancora solcata dai lampi post atomici degli ultimi disperati ordigni lanciati dai Berluscas, sono salito fra i torrioni ormai cadenti delle Grigne. Mi sono aggirato fra i calcari cercando di ricordare qualche profilo noto. La Guglia Angelina? il Sigaro Dones? l'Ago Teresita? Nulla, nulla; anche le rocce erano annerite... vetrificate... cambiate nei colori e nei profili. Fra il pietrame emergevano i frammenti, a volte leggibili, delle centinaia di lapidi che, in una macabra collana divenuta folklore, decoravano un tempo le loro basi. Fra due blocchi più grossi ne ho scorto una delle più recenti, forse messa pochi giorni prima della catastrofe. Mancavano alcune parti ma si decifrava benissimo. Diceva: «Emilio C... 2002-2025. Non aveva la SCATOLA NERA, la APP. del Soccorso alpino, il telefono cellulare, il Microchip "ULTIMA CHANCE". E' MORTO DA UOMO LIBERO!»