Fantasia attorno al Monte Disgrazia

In occasione del 150° anniversario della prima salita (calendario POPSO 2014)

Ultimo aggiornamento il: 23/05/2018 15:19:31


Fantasia attorno al Monte Disgrazia

Alta Val Malenco 20 agosto 1862

Hey! Kennedy! Che ne pensate di queste valli?
Valli italiane caro Leslie e come tutte le valli italiane è aspra e caotica. Difficile, primitiva come i suoi abitanti che sembrano da poco usciti dal Medio Evo.
No, ma io intendevo… Che pensate dei monti qua attorno?
Dal fondovalle non si vede un gran che di interessante. Però quello che ci è apparso ieri dal Monte Nero conferma quello che Freshfield vide dai ghiacciai del Bernina: una grande vetta tutta in territorio italiano ancora da salire e sconosciuta. Sulle carte topografiche è chiamata Monte Disgrazia e pare molto alta.
Che brutto nome per un picco così nobile ed elevato, evoca sciagure e sfortune.
Gli austriaci l’avevano chiamata Pizzo Bello, ma qualche topografo italiano ha pensato bene di ribattezzarla. Prima della partenza, ne ho discusso al Club col Reverendo Coolidge e lui pensa che quegli “scienziati” abbiano italianizzato un nome dialettale. Probabilmente chiesero informazioni a qualche pastore sentendosi rispondere che quello era il “Munt de giasc” o “Munt de giascia”, per i grandi ghiacci che lo ammantano; ma il nome potrebbe derivare anche da “Munt ch’el desgiascia”, in relazione al loro, spesso spettacolare, fenomeno di fusione. Da qui Monte della Disgrazia. La prima interpretazione mi pare la più logica ed immediata. Quindi niente paura Stephen! Niente paura!

Qualche ora dopo alla confluenza delle valli Ventina, Muretto e Sissone.

Glorioso, è veramente un picco Glorioso. Cox, per favore… il cannocchiale.
Ecco eccellenza. Ma… pensa che io possa farcela, Non vorrei esservi d’intralcio.
Non dica sciocchezze, il servitore di un gentleman deve seguire il suo padrone foss’anche in capo al mondo; e poi ormai dopo anni con me lei è ben esperto e allenato.
Stephen, ha notato la differenza fra le rocce che formano queste cime? Il lato orientale e meridionale sembra composto da una pietra che non è il granito. Sembra una roccia metamorfica, guardi come rosseggia in certi punti.
Si è la roccia che ci ha accompagnato fin qui da Chiesa, in Italia è nota come Serpentino, è rossa in superficie per le ossidazioni ma alla frattura è verde brillante. Anche il Disgrazia sembra fatto di questa roccia, ma appena a nord-ovest le cime che chiudono la valle che dovremmo seguire sono chiaramente di granito. In queste zone di contatto si trovano, di solito, molti minerali di vario genere; nel futuro sarà un paradiso per i cercatori di cristalli.
Se teniamo il fondo di questa valle pietrosa, che mi pare chiamino Sissone, dovremmo giungere sulle creste granitiche e poi, seguendo il crinale, arriveremo in cima. Forza! Melchior, guidaci tu in questo dedalo di sassi e ghiacci. Siamo fortunati ad avere una Guida come Anderegg, con lui ho fatto le ascensioni più difficili senza mai correre un pericolo. E’ l’uomo giusto per una simile sfida

Lo stesso giorno sulla vetta del Monte Pioda 3431 m

Niente ta fare Sir. E’ troppo tarti. Toppiamo tornare a falle prima tella notte.
Caspita Melchior, ma manca poco! Ci hai fatto traversare un ghiacciaio tanto orrendo che sarebbe piaciuto a Mary Shelley1 per ambientarvi la fuga del suo moderno e mostruoso Prometeo; ci hai guidato su queste creste affilate con maestria e ora, a due passi dalla vittoria, ci togli la vetta?
La cresta è ancora lunca e la neve è troppo molle.
Tu Stephen che ne pensi?
Melchior ha ragione. Meglio scendere. Abbiamo intanto conquistato una cima. Anzi che ne dite se osiamo battezzarla Picco della Speranza come buon viatico ad un prossimo tentativo?
Va bene. Torniamo indietro. Durante l’ascesa ho visto che forse potremmo ritentare dalla lunga vallata che si vede a occidente. Scavalcando lo spartiacque in corrispondenza di quella piccola breccia aggireremo il Picco della Speranza e forse avremo maggiori chances. Ho già in mente il piano. Scenderemo a Chiesa e poi a Sondrio, quindi saliremo nella Val Masino dove si dice ci sia un buon hotel presso le terme dei Bagni di Masino e partendo da lì potremmo provare ad arrivare in vetta. Secondo me è un percorso più lineare e meno complicato. Che ne dici Melchior?
Ja, ja, das ist eine gute Route!
Ma… Edward! Io sono stufo di andare su e giù per le scomode e polverose strade italiane. Non mi piace la calura del fondovalle e dopo un po’ anche i vigneti e i verdeggianti campi di mais stufano. Perché non ce ne andiamo verso Tirano? Da lì potremmo entrare in Svizzera e salire al Bernina.
Anch’io sono stufo, Leslie, ma questa meravigliosa cima così a portata di mano, è una sfida. Cominciamo a scendere verso Sondrio e poi vedremo…

24 agosto 1862 Vetta del Monte Disgrazia 3678 m

Signori, è stata veramente un’ascesa sublime. Guardate! Siamo i primi ad avere una simile vista sulle Alpi Retiche. Bravo Melchior; e bravo anche lei Cox, ha dimostrato la stoffa di un vero alpinista. Del resto anche l’altro giorno durante la discesa notturna verso Chiesa ha fatto un gran lavoro trovando e ritrovando il sentiero sotto quel diluvio universale.
Una crosta di pane, un sorso di buon vino italiano, ecco quel che ci vuole ora per ritemprarci. La salita è stata lunga e bella, ed è iniziata sotto auspici migliori di quelli di ieri.
Kennedy, voi avete una certa propensione nel trarre previsioni, spesso infauste, dai più disparati segni che incontrate sulla vostra strada. Per certi versi mi ricordate William Blake2. Siete forse un suo estimatore?
Non vi nascondo, caro Stephen, che la lettura di Blake mi ha sempre affascinato. Ecco perché quando ieri mattina, al buio, durante la discesa verso San Martino, ci siamo imbattuti nel corteo funebre che andava a rilevare un defunto ospite dell’hotel, mi ero preoccupato. Il tempo uggioso e la perdita della giusta via ci hanno poi fatto desistere. Oggi, invece, la luce del giorno e questa valle, la più bella delle Alpi in maestà e in varietà di bellezza naturale, sono la degna scenografia della nostra vittoria…
Ed ora prima di abbandonare questo picco glorioso che ne dite se ci facessimo un po’ visionari come Blake ripromettendoci di tornare ogni cinquant’anni a vedere la nostra cima più bella?

Alpe Sasso Nero, 24 agosto 1912

Eccoci al nostro primo appuntamento, cari amici, siamo tornati sul balcone dove vedemmo per la prima volte il Monte Disgrazia. E quel patto sulla cima… mai avrei pensato che la cosa si potesse realizzare.
Mi pare che in questi cinquant’anni poche cose siano cambiate, che ne dite?
Pare anche a me, Kennedy; l’ambiente non è mutato, e la vetta è stata raggiunta da molti altri versanti…. Come sempre i soci dell’Alpine Club si sono distinti. Guardiamo anche solo la grande impresa di Ling e Reaburn che nel 1910 hanno superato la ripida parete Nord.
Io però avrei scelto l’elegante cresta Nord-nord-est, forse più facile… ma che bellezza!
Beh, Stephen, i nostri sono ancora fra i migliori, ma anche altri si sono mossi. Ho saputo che i primi italiani a rifare la nostra via sono stati alpinisti di Sondrio nel 1874, salendo dalla Val Malenco e dalla Val Torreggio. Decisamente già pochi anni dopo il nostro passaggio il Disgrazia era un must.
La nostra impresa ha aperto questi monti al turismo alpino. I loro villaggi non saranno Grindelwald o Zermatt, ma l’economia locale ne trarrà giovamento.
Kennedy, sapete che in soli due anni sulle pendici del nostro monte son sorti altrettanti rifugi per alpinisti? Quelli di Sondrio ne hanno eretto uno al Passo di Corna Rossa nel 1880; ma, molto più saggiamente, un altro fu finanziato, l’anno dopo, dal Conte Lurani Cernuschi, nella Valle di Preda Rossa. Che ne pensate Melchior?
Il nopile milanese l’ha teticato a sua moglie Cecilia e sono sicuro che sarà il rifugio principale ta tove ascentere la nostra via.

Alpe Sasso Nero, 24 agosto 1962

Cent’anni, amici, son già passati cent’anni! Ci pensate? E guardate il Disgrazia! Quanta parte dei suoi ghiacci ha perso; ma è sempre maestoso.
Invero caro Stephen oggi non si vede un accidente. C’è un nebbione che nemmeno nella nostra Londra…
In questi anni la Val Malenco ha visto un grande incremento turistico. Alberghi e rifugi sono sorti ovunque. A proposito… Melchior, come sempre siete stato buon profeta. Il rifugio Cecilia è diventato subito troppo piccolo e nel 1928 è stato sostituito, da una costruzione più grande, dedicata a Cesare Ponti. L’anno dopo è stato messo un ricovero tra i ghiacci del Ventina, una sorta di scatola metallica per pochi ospiti, ma assai utile per chi si cimenta sulle vie settentrionali, La chiamano… bivacco, e ricorda tal Angelo Taveggia, perito tentando di scalare da solo la parete Nord del Piz Roseg. Il turismo alpino funzionava così bene che, nel 1929, anche un intraprendente valligiano, Santino Schenatti, ha costruito un rifugio tutto suo sopra l’Alpe Ventina. Purtroppo non ebbe fortuna, come non l’ha avuta il rifugio di Corna Rossa, caduto nell’oblio. Ma più a valle, nel 1932, si costruì la capanna Bosio e nel 1936, nella Valle Ventina, la Porro. Nei pressi ebbe più fortuna un altro ricovero privato, il Ventina.
Dobbiamo però anche parlare della cosa che più ci riguarda. Parliamo d’alpinismo, infine!
Tutti i versanti sono stati saliti per vie sempre più difficili. Nel 1914, la Guida Ignazio dell’Andrino, con il Signor De Ferrari, ha salito anche la cresta che vi piaceva tanto, caro Leslie. Oggi, per l’elegante profilo della sua parte nevosa, la chiamano “Corda molla”.
Chapeau! Chapeau! Tuttavia l’impresa delle imprese resta quella di Giacomo Schenatti. Nell’estate del 1934, sfidando la ripidezza della parete, il grande seracco pensile e le rocce terminali lisciate dai ghiacci, lui e il Signor Lucchetti Albertini hanno salito la terribile parete Nord per via diretta. Che coraggio! Che audacia! Questa Guida meriterebbe di essere nominata socio del Club ad honorem.
So che il buon Schenatti si è fatto pagare l’impresa con una vacca da latte.
Ottima scelta per quei tempi. E tu Melchior che ne dici.
Ein sehr starker Bergführer!

Alpe Sasso Nero, 24 agosto 2012

In centocinquant’anni queste vallate sono cambiate assai. Guarda che formicaio è diventata Chiesa e come son cresciuti tutti i graziosi villaggi alpini di allora.
E i ghiacciai? Avete visto? Ormai sono il pallido ricordo delle potenti coltri che ricoprivano il Disgrazia e le cime vicine.
Ho sentito dire, Kennedy, che tutto ciò è dovuto ai fumi che l’uomo ha sparso, e continua a spargere, nell’atmosfera e che provocano un riscaldamento del globo. La vista mi mette un po’ di tristezza.
Permettetemi di dubitare delle nostre responsabilità caro Stephen. Che ne sappiamo noi dei cicli cosmici e dei segreti ultimi delle orbite planetarie? La Natura, Leslie, la Natura. Ci ostiniamo a pensare che sia immutabile perché ne valutiamo i processi col metro di una nostra vita, ma i suoi ritmi sono assai più dilatati ed Ella poco si cura dei nostri sentimenti.
Per il resto il Picco Glorioso è rimasto quasi lo stesso. Hanno costruito un nuovo bivacco alla base dell’armoniosa “Corda molla” dedicandolo ad un alpinista di nome Oggioni e ne hanno posto un altro sulla vetta. Scelta discutibile, ma mi pare che già nel 1886 si sia tentato di appiccicare una capannuccia sotto la cima, chiamata capanna Maria, che però fu ben presto distrutta dagli elementi.
Con i nuovi infernali attrezzi di cui dispongono, gli alpinisti quasi si prendono gioco della nostra cima; sono saliti in ogni stagione, da soli o in cordata, hanno scovato itinerari sempre più difficili, ma, mi sia consentito, non sono che dettagli in confronto alle grandi imprese classiche. Pensate che la parete Nord è stata addirittura discesa con gli ski da una guida di nome Giancarlo Lenatti. Che follia, che audacia impensabile per noi…
Ma voi, Cox, in centocinquant’anni non avete proferito parola. Possibile che non abbiate nulla da dire? Suvvia, apritevi!
Sir, se posso… Vorrei solo dire che ogni volta che vedo il Disgrazia e quel che gli succede attorno mi consolo pensando che mai la Natura, ma soprattutto l’uomo, potrà cambiarne il cuore di pietra. Questa cima sopravviverà anche al nostro ricordo e forse in altre ere giungeranno nuovi alpinisti per riscoprirla e farne la prima ascensione come noi facemmo.


Il 23 agosto 1862 i soci dell’Alpine Club di Londra, Leslie Stephen ed E. S. Kennedy, con la guida dell’Oberland Melchior Anderegg ed il domestico Thomas Cox raggiungevano per la prima volta la cima del Monte Disgrazia 3678 m.

Edward Shirley Kennedy fu tra i fondatori dell’Alpine Club, la prima associazione alpinistica al mondo, e autore di numerose e difficili ascensioni su tutto l’arco alpino. Coniò il celebre motto: “Where there’s a will, there’s a way”.

Leslie Stephen, padre della celebre scrittrice Virginia Woolf, fu critico letterario, filosofo, fu tra i fondatori del Club Alpino Francese, editore dell’Alpine Journal dal 1868 al 1871 e autore del libro alpinistico “The Playground of Europe” (1861).

Melchior Anderegg, una delle migliori Guide elvetiche di metà ottocento, accompagnò i
suoi clienti su numerose vette inviolate, nell’Oberland, nel Vallese e nel gruppo del Monte
Bianco.

Di Thomas Cox, che comunque contribuì al buon esito dell’impresa, le cronache non ci hanno fornito una biografia essendo semplicemente un domestico (forse di Kennedy).

 

Mary Shelley 1 (Londra, 30 agosto 1797 – 1 febbraio 1851).
Moglie del poeta romantico e filosofo Percy Bysshe Shelley, ebbe una vita breve e avventurosa. Scrittrice e saggista, fu l’autrice del celeberrimo romanzo gotico “Frankenstein: or, The Modern Prometheus” (1818).


William Blake 2 (Londra, 28 novembre 1757 – 12 agosto 1827).
Poeta e pittore dallo stile mistico e visionario, ha dato un contributo essenziale alla nascita e alla valorizzazione del concetto di immaginazione nella cultura occidentale, La sua produzione artistica d’avanguardia è oggi oggetto di studi che ne hanno giustamente evidenziato l’importanza.