Ed eccoci... finalmente

Un amore e una gita d'altri tempi

Ultimo aggiornamento il: 04/05/2018 14:16:10


Ed eccoci... finalmente

PREMESSA

Cent’anni or sono su iniziativa del CAI di Milano e del Corriere della Sera si organizzò una memorabile gita transalpina per commemorare il cinquantesimo dell’unità d’Italia. Il ricordo di quella che fu la più numerosa traversata che coinvolse il maggior numero di partecipanti fu immortalato in un album intitolato “….” Proprio fra le pagine di quell’album, abbiamo trovato queste due pagine di diario scritte probabilmente dalla sua proprietaria ci cui purtroppo ci resta solo il nome: Teresa. A me non rimane che la fatica di suggerire al lettore uno sforzo di fantasia per immergersi in un tempo non troppo lontano in cui la Natura e gli uomini erano assai diversi da come lo sono oggi.


Alpe di Zocca 4 di giugno

Ed eccoci, finalmente. La giornata è stata faticosa, ma che bellezza, che vento di entusiasmo e giovinezza avvolgeva la moltitudine degli alpinisti miei compagni in questo memorabile giorno. Con altre amiche della Mediolanum Femminile, le mie sorelle come le chiamo io, spinte dalla nostra amata presidentessa Amelia Cavalieri Zucchetti, abbiamo aderito con passione a questa grande iniziativa della Sezione di Milano del Club Alpino.

La Patria anela forgiare i giovani nella purezza degli ideali e nella cura del fisico, e quale palestra migliore di quella che ci regalano le nostre amate Alpi? Da tempo la Sezione di Milano ed il suo presidente Cav. Mario Tedeschi, hanno imboccato la via di rendere queste alte cime e l’alpinismo una palestra e un’attività alla portata di tutti, consci che anche il più umile operajo potrà trarre grandi benefici abbandonando, seppur momentaneamente, i fumi dell’officina per ritemprarsi nella purezza dei cieli alpini.

La mamma e il babbo non hanno fatto opposizione, anzi anch’essi fanno parte dei seicento e più che con me, stasera, bivaccano nell’aperto bosco dell’Alpe di Zocca riparati dalle tende che i nostri bravi Alpini hanno eretto per raccogliere la numerosa comitiva della Grande Gita Patriottica al Passo di Zocca. Con Elisa e Margherita ce ne stiamo appartate ammirando di sottecchi i giovani alpinisti milanesi che si fanno in quattro per aiutare gli Alpini a distribuire la zuppa serale. C’è anche Giannino, il mio Giannino con la sua bella giacchetta verde di flanella inglese e i pantaloni alla zuava che nascondono gambe nervose e scattanti d’alpinista di razza.

Anche noi ragazze siamo ben acconcie, con gonne comode e lunghe e gambe inguainate in calzamaglie di lana calda ma leggera. Per ripararci dal sole indossiamo larghi cappelli tenuti fermi da nastri multicolori e muniti di una veletta che ci sarà molto utile quando ci troveremo sulle nevi eterne. Molti, compresi anche alcuni gentiluomini si sono portati larghi ombrelli con duplice funzione di parasole e, Dio non voglia, parapioggia; quasi tutti ci affidiamo nella marcia ai nostri alpenstock. Quando siamo partiti da Milano questa mattina, il tempo non sembrava arridere al progetto ma già in Valtellina ampi squarci di azzurro ci accolsero e quando tutti fummo scesi dalle vetture il sole sfavillava.

Giunti alla stazione di Ardenno p stato tutto una andirivieni di partecipanti che ora si raggruppavano in capannelli, ora sciamavano via per poi ricomporsi formando le 12 compagnie che guidate dagli alpini, dagli uomini del sevizio medico offerto dalla Croce Rossa e dai capi cordata avrebbero iniziato l’ascesa. Attraversato Ardenno ed imboccata la stradicciola che s’inerpica a tornanti su per il primo tratto della Val Masino, in un brusio di voci che a volte si elevava di tono, interrotto di tanto in tanto da qualche canto alpino superammo il Ponte Baffo e mezz’ora dopo la colonna sfilava nei paeselli contigui di Cattaeggio e Filorera. Che meraviglia! Che serena atmosfera di pace e serenità fra queste semplici, ma solide dimore montane! L’accoglienza fu fra le più calorose, vecchi, donne, uomini e piccini ci acclamo assiepati ai lati della strada. Lanciano fiori e ghirlande, la nostra bella bandiera garrisce al vento, è esposta ai davanzali a ricordarci che anche qui, in queste sperdute contrade, l’amore di Patria è vivo e ardente. Durante la salita io e le mie sorelle abbiamo conosciuto altre rappresentanti del gentil sesso, ci sentiamo ora ancor più fiere di essere italiane noi che dai fiori delle Alpi abbiamo ereditato il delicato profumo, ma anche la capacità di resistere agli elementi avversi.

Costeggiando il fiume la strada ci ha portato fra aperte praterie fiorite e giganteschi massi di granito fino alle porte di San Martino sovrastata da picchi fiabeschi. Preceduti dalla fanfara degli Alpini, accolti dai bimbi del paese che lanciavano fiori entriamo nel villaggio passando sotto un arco di trionfo fatto con ramo d’abete intrecciati e trapunti di fiori. Una bimba vestita di bianco recita il commovente benvenuto a noi cittadini e non riesco a trattenere un moto di commozione per questa ingenua e sincera testimonianza di affetto. In alto la neve biancheggiava in uno scenario grandioso, ma noi avevamo ben altro cui pensare perché la passeggiata da Ardenno a qui ci aveva stimolato l’appetito. Come lupi famelici ci gettammo quindi sull’eccellente colazione preparata sulla piazza, osservati con curiosità dai bimbi che trovavano tutto questo parapiglia un divertente diversivo alla loro vita e si rincorrono gioiosi a piedi scalzi con i capini coperti dai loro cappelli di cencio.

Al termine del pantagruelico banchetto, compagnia dopo compagnia siamo ripartiti affrontando uno stretto vicolo che dopo la chiesa s’è fatto sentiero e ci ha portati nella Valle di Mello. La calura pomeridiana era temperata dalle fresche cascate che ovunque solcano i versanti di quest’italica Arcadia e dietro ogni masso, ogni grande faggio m’aspetto sbucare qualche driade, o ninfa, se non lo stesso Pan.

Dopo Casina Piana è iniziata la dura salita su per lo sconnesso sentiero, per agevolare la marcia noi ragazze alzavamo di tanto in tanto le gonne richiamando inevitabilmente lo sguardo divertito e curioso dei signori uomini. La mamma me l’aveva detto: “E’ consentito sollevare la sottana, ma mi raccomando, quel tanto che basta, quindi non molto sopra la caviglia. Hai compreso?” I precetti di mamma vanno rispettati ma quando mi trovo di tanto in tanto con il mio Giannino malizia vuole che inavvertitamente le gonne salgano un po’ di più. La lunga colonna si snoda allegra lungo il sentiero come un nero serpente puntinato di tanto in tanto dal rosso degli ombrelli aperti a difesa del sole. Giunti all’Alpe Zocca ecco il nostro meraviglioso attendamento dove alpini e organizzatori già si stavan dando daffare per preparare la cena. Abbiamo trovato posto in una delle tende più confortevoli e rapite dal silenzio d dalla purezza dell’aria osserviamo le prime stelle brillare in cielo. Fra poco mi vedrò con Giannino…

Chiavenna 5 di Giugno

Ho riposato bene, ma troppo poco; a mezzanotte in punto è suonata la sveglia e dopo una frugale colazione, la colonna dei gitanti riprende la marcia ancora intorpidita dal sonno. Il sentiero resta disagevole ma tutti siamo spinti dall’ardente passione della montagna e dall’orgoglio di partecipare ad un evento storico. Un’interminabile scia di fiammelle disegna il percorso, taglia dossi erbosi, si nascone, riappare più in alto: mi commuovo. Questa grande escursione popolare voluta dal CAI Milano e sponsorizzata da Corriere della Sera che qui ha mandato un suo giornalista è certamente uno dei migliori modi per celebrare i cinquant’anni dell’Italia unita e per rinsaldare l’amor patrio.

Presso il piccolo rifugio Allievi le compagnie affrontano il primo controllo; qualcuno vuol dare forfait, qualcuno viene guarito dal mal di montagna o da qualche cibo indigesto dai bravi medici che ci assistono. Compagnia dopo compagnia ci rimettiamo in marcia, noi siamo nell’ultima e abbiamo modo di ammirare il grandioso spettacolo della lunga colonna sinuosa che lentamente ascende i nevai toccando il Passo di Zocca. Questa vista resterà per sempre impressa fra i miei ricordi più cari.

Finalmente, seguendo la pista battuta che taglia l’immacolato manto sfavillante di mille cristalli, anche noi raggiungiamo il passo, il sole non è appena giunto e la fanfara degli alpini ci saluta suonando le ultime note che annunciano Vittoria. Forse con tutti gli altri penso con orgoglio che se un giorno un pericolo minacciasse la Patria nostra, non seicento, ma tutta la gioventù d’Italia, anche noi ragazze, saprebbe riunirsi ai valichi alpini facendo muro contro il nemico.

Dal valico scorgiamo alcuni fra i più preparati e forti che stanno dando la scalata alla Cima di Castello; anche la nostra audace Amelia vorrebbe seguirli e portarci con lei, ma l’ora è tarda e ci dicono che sia impossibile. A malincuore scivoliamo allora sulle nevi svizzere dell’Albigna e, dopo il secondo controllo, le compagnie, sentendo di aver superato la parte più difficile, si sciolgono e si disperdono sul vasto e pianeggiante ghiacciaio.

Visto l’allentarsi della disciplina io e Margherita rincorriamo la compagnia guidata da Giannino; lo avviciniamo, lo avvicino, e insieme, gioiosi e felici, proseguiamo verso valle. Di tanto in tanto procediamo mano nella mano lanciando attorno qualche occhiata furtiva, ma il babbo e la mamma sono lontani; e in questa sublime vastità…

Il sole italiano illumina generoso anche queste vette straniere inondandole di calore e fugando ogni ombra. Presso la piccola capanna alpina di Albigna ecco i fratelli del Club Alpino Svizzero renderci un’accoglienza di prim’ordine e proferire fervidi auguri a noi e alla Patria nostra. E poi giù, allontanandoci dalle nevi per imbocca il selvaggio vallone di boschi pensili e roccie incombenti che alla fine ci ha portato tutti a Vicosoprano in Val Bregaglia.