Convegno studi preistorici di Sondrio

Ultimo aggiornamento il: 03/05/2018 08:45:26



Facciamo parte di un piccolo gruppo di appassionati ricercatori dilettanti che hanno in comune l'interesse per la montagna e per la valorizzazione delle testimonianze umane presenti sul territorio provinciale. Lasciando la ricerca archeologica di scavo a chi ne è competente non abbiamo però voluto rinunciare al nostro moto di passione e ci siamo ritagliati un piccolo spazio di ricerca e studio in cui credevamo e crediamo di poter essere sufficientemente efficaci. Unendo la nostra attitudine al movimento e la passione per la ricerca abbiamo trovato nella verifica di antiche vie di percorrenza transalpina una nostra nicchia operativa. Tale campo di ricerca è stato ristretto puntando l'attenzione sul periodo storico precedente l'epoca d'arrivo dei romani allorché venne consolidata una viabilità in gran parte oggi già nota. Del resto il territorio della Provincia di Sondrio si prestava particolarmente alla ricerca in quanto fino a pochi anni or sono esplorato solo sporadicamente e quasi sempre in località di facile accesso. Ci sembrava però che per la sua posizione centrale nella cerchia alpina questa vasta area dovesse aver avuto una maggior importanza di quanta fino a poco tempo fa gli veniva riconosciuta da archeologi e storici. La Valtellina era una sorta di macchia bianca nella cartografia della ricerca ma, giustamente come rilevato da studiosi e archeologi, non tanto perché priva di testimonianze quanto perché  non erano mai state fatte o quasi ricerche organiche. Per ovvie ragioni di "economia di ricerca" abbiamo concentrato la nostra azione sul settore alpino della Provincia di Sondrio, Alpi Orobie comprese, partendo precipuamente da fasce altitudinali medio-alte. Le zone d'alta quota proprio per una minore suscettibilità a subire cambiamenti sia naturali che dovuti all'azione umana ci sono sembrate quelle più adatte; nello stesso tempo ci consentono di verificare il modello storico su cui ci basiamo per l' indagine e cioè quello di una progressiva colonizzazione del territorio a partire dall'alto. Tale modello vede in alcuni crinali principali le prime vie di penetrazione e attraversamento del territorio. La successiva e progressiva occupazione dello territorio deve essere avvenuta attorno alle linee di viabilità principale una volta stabilitane con certezza l'utilità. Scanditi lungo il percorso, in posizioni riparate sotto crinale si sono sviluppati i primi nuclei permanenti con funzione anche di punti tappa. Generalmente tali nuclei hanno trovato collocazione nelle parti superiori dei crinali secondari che a loro volta hanno costituito la via di accesso all'espansione locale sul territorio. Con il consolidarsi di tali nuclei si è creata una seconda linea di viabilità che li collegava fra loro a mezza costa. Il percorso originario è stato via via abbandonato e man mano, salvo casi particolari la viabilità si è abbassata verso il fondovalle. La maggior influenza antropica che il territorio ha subito alle basse quote rende assai difficile l'individuazione di percorsi del tipo descritto. Molto meno aleatoria è la ricerca e l'individuazione alle quote più elevate, diciamo al di sopra dei 1500 m. Per portare avanti questo lavoro abbiamo contemporaneamente arricchito le nostre conoscenze con studi necessari per acquisire delle competenze utili ad una ricerca di questo tipo. Ma per prima cosa abbiamo dovuto compiere l'operazione non sempre facile di pensare allo spostamento come poteva essere concepito 2-3000 anni or sono. Non senza qualche resistenza, dovuta più all'inquinamento mentale datoci dalla moderna viabilità che da una convinzione razionale, abbiamo dovuto prendere atto che per lo spostamento a piedi o anche con animali da soma, la linea retta è la migliore. Ciò soprattutto in montagna dove spesso l'aggiramento di un ostacolo orografico da fondovalle comporta uno sviluppo chilometrico non indifferente e soprattutto esponeva a una serie maggiore di rischi oggettivi umani e naturali. Questo tipo di viabilità dovette essere via via perfezionato per consentire una maggiore sicurezza nel percorso; fu dunque pensato, o forse si sviluppò naturalmente, un sistema di "navigazione" attraverso il mare orografico delle Alpi. E' probabile che i primi cardini del sistema siano stati forniti da particolari caratteristiche morfologiche del territorio visibili a grande distanza come montagne, cime dalle forme curiose, valichi, laghi; si creò dunque un primo livello di orientamento a lungo raggio. A questo se ne aggiunse poi un secondo a "corto raggio" basato su particolarità minori presentate dall' ambiente attraversato (emergenze rocciose, monoliti, terrazze e punti panoramici etc.). Tali particolarità dovevano essere collegabili visivamente fra loro in allineamenti di punti di riferimento che ne comprendessero come minimo due. Un'ulteriore segnalazione si poteva ottenere con la costruzione di opere artificiali (ometti o segnali in legno) e con l'incisione delle rocce nei pressi di punti particolarmente importanti (bivi, punti di sosta etc.). Altri elementi di notevole importanza erano i luoghi di culto ove popolazioni di un medesimo ceppo si trovavano a scadenze stabilite per ricordare le comuni origini. E' verosimile che tali luoghi siti in posizione di contatto fra due realtà orografiche diverse si trovassero sul percorso seguito dalla popolazione originaria durante la fase di penetrazione e occupazione del territorio. Oggi molti di questi luoghi vedono la presenza di edifici sacri dovuti alla sovrapposizione del cristianesimo sull' antica tradizione che tuttavia viene mantenuta. La presenza di nuclei abitativi scanditi secondo un ritmo abbastanza regolare lungo una certa direttrice può essere un altro parametro di valutazione e di conferma, come è da tenere in considerazione l'esistenza sul percorso di toponimi uguali o con la stessa radice. Ultima ma non l'ultima è la necessaria conoscenza di fonti letterarie e fatti storicamente documentati (passaggi di truppe o viaggiatori, presenza di cave o particolari attività), la presenza di castellieri, opere fortificate, punti di segnalazione, di ritrovamenti archeologici (incisioni, insediamenti etc,), di leggende o tradizioni legate ad un certo luogo. L'analisi e la successiva applicazione di tutti questi elementi ad un'ipotesi di viabilità scelta si va ad aggiungere all'altro importantissimo elemento della nostra ricerca e cioè la valutazione diretta sul campo di tutto il percorso e di eventuali sue varianti. Per questa seconda fase oltre che ad un buon allenamento bisogna far ricorso ad una certa sensibilità di lettura del territorio e delle sue caratteristiche anche in funzione di diverse situazioni stagionali e climatiche (esposizione, pendenza, valangosità , panoramicità etc.). In questa stessa fase è possibile studiare e controllare la presenza e l'eventuale sovrapposizione di differenti stili costruttivi di edifici e nuclei abitati che può essere importante spia di valutazione. Come pure è importante il colloquio diretto con gli abitanti locali e la conoscenza di come fossero suddivisi i territori per la monticazione e per lo sfruttamento delle risorse. Tutte queste necessarie cognizioni a cui si sono poi aggiunte quella degli andamenti climatici globali e quella dell' interpretazione dei simboli ci hanno portato a buon punto nella definizione di un primo schema di base. Il lavoro primario non è tuttavia ancora terminato; una volta concluso ci auguriamo che si potrà definire con ancora maggior precisione una mappa di tracciati principali e secondari che potrebbe rivestire una certa utilità nel quadro complessivo della ricerca archeologica in Valtellina e che volentieri mettiamo a disposizione degli esperti. La ricerca fin'ora effettuata ha portato anche ad alcuni rinvenimenti di diretto significato storico o preistorico fra i quali vorremmo citare solo i più importanti. Ci teniamo a precisare che a parte qualche caso particolare non possiamo essere certi di essere i primi sia a dare le seguenti segnalazioni sia ad aver compiuto la "scoperta".

1) Incisioni a "palissoires" con raffigurazioni complesse su un dosso nei pressi dell'Alpe Musella, in uscita sull'alta Val Lanterna.

2) Incisioni con prevalenza di coppelle (sparse, unite in canaletti, in disposizione geometrica, con coppelline concentriche di contorno, con canalino di scolo) distribuite in un tratto della sinistra orografica della Val San Giacomo (da Bondeno a Dalò) e in Val Bodengo (Alpe del Notaro).

3) Incisioni coppelliformi e fori di allineamento presso il Lago Verde di Torena e quindi a monte del sito già noto. Incisione circolare con foro centrale presso Caprinali 890 m circa di fonte a Teglio sul versante orobico.

4) Strutture megalitiche a 2000 m circa presso la cima del Pizzo dei Tre Signori (Castel Reino?) in allineamento col M. Foppabona dove esistono ruderi di strutture di avvistamento.

5) Materiali incisi utilizzati con modalità di reimpiego sistematicamente uguali (Val Torreggio e bassa Val Malenco). Strutture murarie sicuramente molto antiche presso il valico fra Alpe Lago e Val Torreggio.

6) Masso con coppelle minori organizzate attorno ad una di maggiori dimensioni nel centro di Dagua 1224 m (è curioso notare che massi coppellati analogamente disposti si son trovati a Cristini e Cà Bianchi).

7) Coppella sull'emergenza rocciosa che delimita a NO il Passo della Motta 1480 m (comunicazione fra il terrazzo orografico che da Campagneda giunge a Piazzo Cavalli e Dagua)

9) Tumuli di pietre a secco con tracce di vetrificazione sul crinale del versante sinistro orografico della Val di Togno, crinale SO del Dosso della Foppa a 1700 m circa (su segnalazione del sig. Gerosa Biagio).

10) Punta di freccia in selce presso la località il Pianone di Val Porcellizzo a 1900 m circa. Inoltre, in questi lunghi anni di ricerca e di studio abbiamo avuto la soddisfazione di constatare come le teorie su cui si basa il nostro lavoro abbiano un fondamento concreto. Numerose volte abbiamo avuto notizia di ritrovamenti effettuati da altri ricercatori più professionali lungo direttrici da noi prese in considerazione. Forse l'esempio più appariscente è legato alla direttrice sud-ovest nord-est (Valsassina, Val Gerola, Val Lanterna, Val di Campo Val Viola bormina etc). Or bene, sarà anche stato un caso, ma pochi mesi dopo che ne constatammo la forte probabilità , lungo l'allineamento furono scoperte le strutture megalitiche e le coppelle della Val di Togno e, sul prolungamento della linea che raggiunge Innsbruk, la ormai celebre mummia del Similaun.

Prof. Flavio Sala / Giuseppe Miotti / Pierfranco Colnago / Sergio Ronchi