Passeggiate - A piedi ed in auto nella Bassa Engadina

Ultimo aggiornamento il: 31/05/2018 17:18:24


Passeggiate - A piedi ed in auto nella Bassa Engadina


Zona: Engadina
Tipo:Passeggiata
Sigla:A32
Periodo consigliato:giugno-ottobre
Punto di partenza:Guarda 1653 m. Accesso: in auto da Chiavenna per il Passo del Maloja fino a St. Moritz (49 km da Chiavenna) e poi lungo la strada per Samedan-Zernez ed il confine austriaco fino a Giarsun (45 km da St. Moritz); da qui si prende a sinistra la strada che, con breve salita, raggiunge Guarda.In alternativa si percorre la SS 38 fino a Tirano (155 km da Milano).Da qui si volge a sinistra e, imboccando la strada del Passo del Bernina, si giunge a Samedan (55 km circa) dove ci si congiunge all'itinerario precedente.
Tempo di percorrenza:variabile a seconda della Vostra curiosità
Dislivello:il tracciato parte da Guarda 1653 m e giunge a Scuol seguendo una strada di mezza costa che unisce alcuni fra i più bei paesi della bassa Engadina. Il percorso può essere effettuato in auto o a piedi affrontando un dislivello massimo di 200 metri.
Difficoltà:T (Turistica)
Bibliografia:Merisio L. "Engadina - escursioni-arte e cultura" - Lyasis Edizioni, Sondrio 2005
Cartografia:Carta Nazionale della Svizzera 1:50.000 n. 249 «Tarasp»
Informazioni locali:Informazioni turistiche Scuol; Svizzera Turismo


Percorso
Il villaggio di Guarda sorge su un panoramico dosso al margine inferiore dei boschi che rivestono l'ingresso della Val Tuoi, una delle principali porte d'accesso al Gruppo del Silvretta.
Ogni casa del villaggio merita di essere ammirata per la bellezza delle decorazioni, per le sue caratteristiche architettoniche, per l'abile restauro che ha subito. Il recupero del patrimonio architettonico della Bassa Engadina, iniziato negli anni '40, ha consentito di conservare un vero tesoro di arte ed architettura rurale i cui esempi più antichi risalgono al XVI e al XVII secolo. In questo periodo il paese fu interamente ricostruito poiché era stato raso al suolo dagli austriaci nel 1499.
La strada esce dalla periferia orientale del borgo ed entra in una vallecola; poco sotto si scorge la conca dove sorgeva il paese di Auasagna distrutto pure dagli austriaci nel 1621 e mai più ricostruito. Uscita dalla valletta la carrozzabile raggiunge il minuscolo, ma suggestivo paese di Bos-cha (bosco in lingua romancia). Una breve sosta per ammirare la curiosa architettura "ondulata" della facciata di una casa nota come la "villetta": poi possiamo proseguire.
Abbiamo due alternative, usare ancora l'auto oppure imboccare un largo sentiero che, tenendosi a monte della strada, raggiunge Ardez (un'ora circa di marcia). Il villaggio è un autentico gioiello e da anni e sotto la tutela dell'Ente Svizzero delle Belle Arti. Per visitare il borgo è necessaria circa un'ora, ma sarà tempo ben speso. Particolarmente belle sono le case affrescate della via principale, fra queste una la cui facciata è quasi interamente ricoperta da una rappresentazione del Paradiso Terrestre con Adamo ed Eva. Bellissimi i curiosi terrazzi coperti, detti erker, le cui finestre sono sempre ornate da fiori dai colori vivacissimi.
Lasciato Ardez la gita automobilistica prosegue fino al vicino paese di Ftan 1635 m, formato da due graziosi agglomerati di case di cui il più piccolo è detto Ftan Pitchen. Molto interessante è la torre campanaria che si diversifica da quelle degli altri paesi per la sua cuspide, a forma di bulbo, interamente ricoperta di rame.
Ora la strada scende per tornare ad incrociare quella che percorre il fondovalle e giungere a Scuol, il più noto ed importante centro della Bassa Engadina. Oltre a presentare caratteristiche architettoniche simili a quelle di tutti i paesi fin qui visitati, Scuol si presenta come un importante centro di villeggiatura estiva ed invernale. Campi da golf, percorsi di mountain bike, discese in canoa e rafting, escursioni, ascensioni, campi d'equitazione sono le attrattive principali della bella stagione mentre, d'inverno, si parla solo di sci. Qui si trova una delle più belle piste della Svizzera la "Traum-piste" (la pista del sogno): 1550 metri di dislivello per uno sviluppo di 12 km.
Buona parte della fama di questa località è però dovuta alla presenza di numerose fonti minerali dalle svariate proprietà curative. Vi sono sorgenti ad alto contenuto di calcio, cloro, magnesio e solfato, altre sono solo carbonatiche, altre ancora sono ricchissime di solfati oppure hanno elevatissime percentuali di magnesio.
In paese si trovano cinque antiche fontane, alimentate da altrettanti tipi di acqua dai differenti "gusti". Il centro termale è situato presso il grande complesso di Bad Tarasp, sulle sponde dell'Inn, traversato il quale una strada porta alle frazioni di Vulpera e di Sparsel, dominate dall'imponente castello di Tarasp.
Panorama Engadina Bassa
Il periodo migliore per visitare questi luoghi è l'autunno ma, se il tempo fosse buono come spesso accade, si potrebbe addirittura venire in novembre. In questa stagione si smorzano i clamori del turismo estivo e i piccoli paesi tornano ad immergersi in un ovattato silenzio, i colori nelle limpide e frizzanti giornate sono più brillanti e netti, ravvivati dai primi larici gialli mentre le prime spruzzate di neve chiazzano qua e là i prati ancora verdi.
Ogni paese che si visita possiede qualche particolarità, dai bellissimi graffiti che ornano le facciate di molte case, agli affreschi ricchi di colori, alle fontane dalla vasca interamente rivestita di legno.
Tra un villaggio e l'altro l'itinerario passa fra magnifici boschi, si addentra nelle valli che salgono verso il Gruppo del Silvretta. Tutto il panorama che ci circonda sembra molto più simile ad un incredibile plastico che alla realtà. Siamo lontani mille miglia dal mondo "civile" i cui fremiti corrono pochi metri più a valle, siamo lontani dalle super decantate località turistiche. Ricordo che, qualche tempo addietro, dopo aver visitato questi luoghi fiabeschi con un amico, rientrai in Italia passando per Livigno. Giunti nel paese, un tempo caratteristico per le sue case di legno che fiancheggiavano la lunga strada del fondovalle, entrambi fummo colpiti da una strana sensazione. Nessuno di noi due riusciva però ad afferrarne l'intima essenza. Quand'ecco che Carlo, l'amico, condensò in poche parole le nostre impressioni. "La chiamano Livigno - Piccolo Tibet - ma a me sembra molto più simile a Hong Kong". Luci, gente, clamore, viavai incessante, alberghi, pensioni, negozi stracolmi di merce. Visioni che si sovrapponevano sgradevolmente, ricordandoci i silenzi, i fiori dai colori vivissimi, l'incredibile ordine dei meravigliosi paesi appena lasciati e il sorriso vero della loro gente, cordiale e tranquilla.
La casa engadinese
La tipica casa dell'Engadina si diversifica profondamente dalle altre tipologie di abitazione alpina tipiche del versante Sud alpino: elementare e sobria nella struttura esterna, fornisce nel contempo un'idea di solidità e di "concentrazione". Le ragioni che hanno portato i Ladini ad optare per questo genere di dimora sono collegate principalmente al metodo di sfruttamento della montagna, diverso da quello praticato in moltissime altre zone alpine. II sistema Engadinese di gestione dell'attività agricola viene definito centralizzato o "trasportante". Le attività produttive si compiono esclusivamente nella casa-azienda del paese: bestiame, fieno e letame vengono spostati da qui alle varie zone di sfruttamento mediante una efficace rete di sentieri e mulattiere. A parte la presenza dei villaggi, la montagna appare perciò relativamente sgombra da altri edifici.
Pur nella sua semplicità ed uniformità architettonica, ogni casa è stata "personalizzata" con elementi decorativi accessori spesso assai elaborati: dalle tipiche decorazioni a graffito, agli affreschi, dalle graziosissime verandine a sbalzo note come "erker", alle finestre strambate in modo da fare entrare più luce possibile e spesso decorate con inferriate in ferro battuto.
Tali arricchimenti all'abitazione oggi comunemente associati all'idea di casa engadinese o tirolese, un tempo erano assai diffusi e comuni su tutto l'arco alpino. La decorazione era un modo per personalizzare la dimora, per tentare di "allentare" le tensioni di una vita dura e precaria e di dare un senso all'esistere. E non è un caso, forse, che i motivi stilistici e figurativi delle decorazioni si ritrovino quasi immutati su abitazioni distanti centinaia di chilometri, quasi a suggerirci una sorta di unità sottile ed ancestrale che lega le popolazioni delle Alpi.
La moda di abbellire le facciate con graffiti, affreschi o collarini vien fatta risalire al periodo successivo al XV secolo. Non ci sono prove sul fatto che quest'uso fosse adottato sulle abitazioni più antiche, se si eccettua la presenza di qualche affresco a tema religioso. Pertanto non si sa se e come fossero decorate la case durante il periodo di maggior fioritura socio-culturale delle popolazioni alpine, fra il 1100 ed il 1400.
Breve storia dei luoghi
Scavi archeologici testimoniano che la zona fu certamente abitata almeno dal 400 a. C.. Verso il V secolo, in seguito alla romanizzazione, giunse fra queste valli anche la religione cristiana e successivamente, verso l' XI secolo, il luogo divenne feudo della famiglia Traspini, trasferitasi qui da Milano. Nel 1090 Eberardo Traspini (Eberhard von Tarasp) vi fondò pure un monastero che, nel 1146, fu trasferito a Vintschgau. Per tutto il successivo periodo la Bassa Engadina cadde sotto il dominio tirolese dal quale si liberò solo nel 1652, a seguito delle guerre fra l'Austria e le Tre Leghe. Nonostante queste complicate vicende la signoria di Tarasp, che governava sul territorio, mantenne un vero piccolo Stato indipendente fino al 1803, anno in cui Napoleone lo passò definitivamente sotto il dominio dei Grigioni.
Scuol fu anche un importante centro culturale: basti ricordare che qui, nel 1560, fu iniziata la prima traduzione della Bibbia in lingua romancia, la più antica testimonianza scritta in questo idioma. L'opera fu completata nel 1679. Nell'impresa, che vide anche la necessità di creare una stamperia e una cartiera, fu coinvolta, non solo spiritualmente ma anche materialmente, la popolazione locale, per anni costretta a pagare gli altissimi costi dell'opera.
Il locale Museo regionale della Bassa Engadina è ospitato in un'antica casa engadinese del Settecento. Vi sono custodite le edizioni della Bibbia in romancio del 1679 e del 1743. Inoltre nelle sue sale si possono ammirare numerosi oggetti di uso comune fra le popolazioni locali (il museo è aperto da luglio a settembre, da martedì a venerdì, dalle ore 10 alle 11,30 e dalle 15 alle 17; tel. 0041 81 8641036).
Il castello di Tarasp e la sua leggenda
Poco prima di Scuol lo stretto fondovalle engadinese trova un attimo di respiro e si allarga in corrispondenza dello sbocco della Val Plauna e della Val Zuort che scendono da destra (Sud). Si apre qui una sorta di terrazzo verdeggiante di prati e boschi, sovrastato da una piccola altura sulla quale sorge, in bella vista, il castello di Tarasp.
Il maniero domina possente la vasta piana a Sud-ovest di Scuol e le sottostanti casette della frazione di Sparsel. Solo parte della cappella mantiene la struttura originaria, che ha subito nel tempo numerosi rimaneggiamenti e ampliamenti. Passato nelle mani di diversi potenti proprietari, il castello porta ancora sulla soglia la scritta "Hie Esterreich" (qui è Austria), a testimonianza dell'antico dominio tirolese.
Perduta la funzione amministrativa, l'edificio fu successivamente acquistato da un privato, restaurato e arredato con mobilio originale grigionese e tirolese. Il castello può essere visitato d'estate, nel pomeriggio.
Sotto il castello si trova il piccolo specchio d'acqua del lago Nero (Lej Nair), al quale è legata una leggenda locale. "Un boscaiolo vide una volta posarsi sull'acqua un gruppo di fate: per giorni le giovani si bagnarono nelle acque del lago e il ragazzo, non certo insensibile alla loro bellezza, si innamorò di una di loro. Con un sotterfugio riuscì a rubarle le ali e, dopo averla fatta prigioniera, la portò a casa affidando la custodia delle ali alla propria madre; una disattenzione della vecchia permise però alla fata di riprenderle e di fuggire. Il boscaiolo, pazzo d'amore, non si dava pace per la perdita: alla fine gli fu consigliato di rivolgersi alla Luna, al Sole e al Vento, che abitavano sulle alte vette. A prezzo di fatiche e rischi inimmaginabili, egli riuscì a scalare la ghiacciata parete dei Cuolmen Verdere, la Montagna di Vetro, raggiungendo il castello dove si trovava la fata, con le sorelle e la madre. Le giovani furono lusingate e liete della bella impresa del boscaiolo, ma la madre lo volle sottoporre ad altre prove per accertare il suo reale amore verso la figlia. Quest'ultima fu sempre accanto a lui durante i momenti cruciali del cimento, aiutandolo a superare ogni difficoltà. Terminate felicemente tutte le prove, i due giovani poterono al fine riunirsi e uscire dal castello. Tuttavia, forse per un ripensamento, la madre li inseguì, ma la fatina se ne liberò definitivamente gettando a terra tre pidocchi (anche le fate erano soggette a tali umani parassiti) che, trasformatisi in montagne, bloccarono la via alla genitrice, impedendole di raggiungerli".