Antichi percorsi di comunicazione nelle Alpi della Provincia di Sondrio

Ultimo aggiornamento il: 03/05/2018 10:30:04


Antichi percorsi di comunicazione nelle Alpi della Provincia di Sondrio

Nella vita certi sentieri si imboccano quasi senza accorgersi; un segno, un piccolo fatto che ci colpisce ed eccoci immersi in una dimensione nuova, forse neppure immaginata prima. La nostra ricerca è cominciata più o meno allo stesso modo, per colpa di una minuscola punta di freccia in selce ritrovata a circa 2000 metri presso il Pianone della Val Porcellizzo. Quel giorno, in Val Masino, ci siamo accorti di quanto poco sapevamo sulla storia antica delle Alpi. Decidemmo allora di affacciarci su questo mondo sconosciuto dedicandoci in particolare a capire come avvenissero i collegamenti e gli spostamenti dei popoli alpini.

I primi studi sui libri ci confermarono un sospetto: in generale le ricerche archeologiche si erano concentrate in zone di facile accesso e gli studi sulle comunicazioni iniziavano prevalentemente con la romanizzazione. Ma la viabilità romana e medioevale era abbastanza riconoscibile e nota poiché numerose sono le testimonianze inerenti. Assai più complessa e incerta era ed è la definizione di quei percorsi che certamente dovettero attraversare le Alpi in lungo e in largo in epoche anteriori e che solo parzialmente vennero usati e ampliati dai conquistatori. Si trattava di una viabilità adatta al passaggio pedonale o tutt'al più someggiato; in parte erano grandi itinerari a carattere internazionale come le vie dell'ambra e del sale, in altri casi erano percorsi più legati ad un' economia intervalliva fra genti dello stesso ceppo o fra tribù diverse.

Lo studio di tali percorsi si basa su alcuni capisaldi che si sono sviluppati attorno alla teoria che vede la colonizzazione delle Alpi iniziata a partire dalle quote più elevate per poi occupare sempre maggiori spazi verso i fondovalle. Secondo tali studi la penetrazione nel territorio è avvenuta attraverso i crinali dei monti usati come direttrici principali di esplorazione. E del resto chi abbia un minimo di esperienza escursionistica dopo un primo momento di stupore non potrà che trovarsi d'accordo con questa chiave interpretativa. E' un dato di fatto che i crinali hanno caratteristiche che li rendono adattissimi allo spostamento. Per prima cosa è impossibile perdersi in quanto, anche nel bosco è facilissimo accorgersi quando ci si allontana dalla linea spartiacque; in secondo luogo offrono numerosi punti di avvistamento, cosa da non sottovalutare specie in luoghi ignoti o potenzialmente ostili; infine sono facilmente percorribili anche sotto il limite della vegetazione e spesso collegabili fra loro. La successiva e progressiva occupazione dello territorio deve essere avvenuta attorno a queste linee primarie una volta stabilitane con certezza l' utilità. Scanditi lungo il percorso, in posizioni riparate sotto crinale si sono sviluppati i primi nuclei permanenti aventi anche funzione di punti tappa. Generalmente tali nuclei hanno trovato collocazione nelle parti superiori dei crinali secondari che a loro volta hanno costituito la via di accesso all'espansione locale sul territorio. Con il consolidarsi dei principali di questi nuclei si è creata una seconda linea di viabilità che li collegava a mezza costa. Il percorso originario è stato via via abbandonato e man mano, salvo casi particolari, la viabilità si è abbassata verso il fondovalle. La maggior influenza antropica che il territorio ha subito alle basse quote rende oggi assai difficile l' individuazione di percorsi del tipo descritto. Molto meno aleatoria è la ricerca e l'individuazione alle quote più elevate, diciamo al di sopra dei 1500 m; questo è più o meno il limite altitudinale inferiore a cui facciamo riferimento anche se con molte eccezioni. Chi voglia addentrarsi in questo tipo di ricerche deve per prima cosa compiere un' operazione solo apparentemente semplicissima: cercare di pensare allo spostamento come poteva essere concepito 2-3000 anni or sono. Non senza qualche resistenza, dovuta alla deformazione dataci dalla moderna concezione di viabilità si dovrà convenire che per lo spostamento a piedi o anche con animali da soma, la linea retta è la migliore. Ciò vale soprattutto in montagna dove spesso l'aggiramento di un ostacolo orografico con passaggio lungo il fondovalle comportava uno sviluppo chilometrico non indifferente ed esponeva a una serie maggiore di rischi.

Ma quali erano i sistemi di riferimento viari in un tempo ove mancavano carte topografiche, guide scritte, telefoni, radio? Probabilmente questo tipo primordiale di viabilità dovette essere via via perfezionato a partire da uno schema originario piuttosto semplice che si poi è arricchito di dati originando un sistema di "navigazione a vista" attraverso lo sconvolto mare dell' orografia alpina. E' probabile che per una percorrenza di crinale i primi cardini del sistema furono dati delle particolari caratteristiche morfologiche del territorio, visibili a grande distanza come montagne, cime dalle forme curiose, valichi, laghi. Si creò dunque un primo schema di orientamento a lungo raggio. A questo primo livello se ne aggiunse un secondo a "corto raggio" basato su particolarità minori: emergenze rocciose, monoliti, terrazze e punti panoramici etc. Tali particolarità dovevano essere collegabili visivamente fra loro in allineamenti di punti che ne comprendessero come minimo due. Ulteriori segnalazioni potevano essere ottenute con la costruzione di opere artificiali, ometti e segnali in legno o con l'incisione delle rocce nei pressi di punti particolarmente importanti (bivi, punti di sosta).



Spesso un buon indizio per il ricercatore è quello fornito dalle feste tradizionali, ce ne sono parecchie nelle Alpi, durante le quali popolazioni di un medesimo ceppo si riuniscono a scadenze stabilite. Si svolgono in punti di contatto fra due realtà orografiche diverse; probabilmente sul percorso seguito dalla popolazione originaria durante la fase di penetrazione e occupazione del territorio e un tempo dovevano fungere da momento di ritrovo per sancire e ricordare comini origini. In molti di questi luoghi sorgono oggi edifici sacri dovuti alla successiva sovrapposizione del cristianesimo sull' antica tradizione. Anche la presenza di nuclei abitativi scanditi regolarmente lungo una certa direttrice può essere un parametro di valutazione e di conferma, come è da tenere in considerazione l'esistenza sul percorso di toponimi uguali o aventi la stessa radice. Ulteriori notizie si possono desumere dalla storiografia (passaggi di truppe o viaggiatori, presenza di cave o particolari attività), dalla presenza di opere fortificate, punti di segnalazione, di ritrovamenti archeologici (incisioni, insediamenti etc,), di leggende o tradizioni. Di notevolissima importanza è poi la conoscenza degli andamenti climatici alpini che ci dicono ad esempio che il clima di 3000 anni or sono era assai più mite di quello odierno e i ghiacciai quasi inesistenti. L' analisi e la successiva sovrapposizione di tutti questi elementi si va ad aggiungere all'altro importantissimo elemento forse il più importante: la valutazione diretta di tutto il percorso e di eventuali sue varianti. Per questa seconda fase oltre che ad un buon allenamento bisogna far ricorso ad una certa sensibilità di lettura del territorio e delle sue caratteristiche anche in funzione di diverse situazioni stagionali e climatiche (esposizione, pendenza, valangosità panoramicità etc.). In questa stessa fase è possibile studiare e controllare la presenza e l'eventuale sovrapposizione di differenti stili costruttivi di edifici e nuclei abitati; come pure è importante il colloquio diretto con gli abitanti locali e la conoscenza di come fossero suddivisi i territori per la monticazione e per lo sfruttamento delle risorse.

Per concludere questa esposizione mi pare utile portare alcuni semplici esempi prendendo in esame superficialmente alcune delle aree più interessanti da noi studiate.

Una delle prime aree che abbiamo considerato è stata la studiatissima zona del Passo dello Spluga. Qui lo spartiacque principale alpino è interrotto nel giro di pochi chilometri da quattro importanti valichi. Da Ovest: il San Bernardino che permette la comunicazione fra bacino del Reno e Mesolcina; i passi Spluga, Niemet e Lei che mettono in comunicazione il bacino del Reno con la Valchiavenna e il Lario. Diverse teorie sono state prodotte per cercare di comprendere le modificazioni della viabilità in questa zona nel corso dei millenni e ai dati già acquisiti si sono aggiunti i recenti ritrovamenti archeologici al Piano dei Cavalli sul versante Sud della Val Febbraro che tramite il Passo Baldiscio permette una facile comunicazione fra San Bernardino e alta Val San Giacomo. Ecco dunque che, in base a quanto sopra sostenuto e in riferimento all' epoca presa in esame, già in questa zona apparentemente senza segreti è possibile avanzare ipotesi interessanti e credibili che vedono lo Spluga relegato ad una posizione di secondaria importanza rispetto agli altri valichi, Niemet e Lei. Anche la stessa via del Cardinello doveva inizialmente avere un percorso parzialmente diverso da quello oggi accreditato. Del resto già lo studioso Tumasch Planta dava per quell'itinerario interpretazioni diverse a seconda delle epoche storiche sebbene non completamente coincidenti a quella che sembrerebbe la percorrenza più logica. Notevoli evidenze indicano un percorso che teneva tutta la sponda sinistra idrografica della Val San Giacomo giungendo a Dalò sopra Chiavenna; e forse un secondo percorso più o meno alla stessa altitudine si svolgeva anche sull'opposto versante.

Altrettanto interessante e forse ancor più innovativa è la considerazione che nelle comunicazioni fra Engadina e media Valtellina vede interessati i Passi Tremoggia e Sella (quest'ultimo si propone con molta cautela). Il Passo del Muretto sarebbe un valico secondario che ha assunto l'importanza nota solo con il raffreddamento del clima che ha generato le vedrette che hanno reso problematico l'accesso agli altri due valichi altrimenti assai più diretti.

Sicuramente di notevole importanza doveva essere una percorrenza diagonale che nella nostra provincia aveva il suo fulcro attorno al Pizzo Scalino. Partendo dalla Pianura Padana la linea interessa la Valsassina, la Val Gerola, parte della Val Torreggio, il terrazzo orografico che corre ai piedi del versante Nord della costiera M. Palino-Pizzo Scalino, la Val di Campo, la Val Viola Bormina e così via fino ad Innsbruk. E' curioso notare che sulla linea si possono trovare numerosi di quei capisaldi su cui si basa la ricerca e sono inoltre stati scoperti numerosi reperti fra i quali, sarà un caso, la ormai celebre mummia del Similaun. Queste e molte altre sono le sorprese avute in questi anni fatti di studi ma anche si scarpinate interminabili perché la verifica migliore e quella che fa la differenza è sempre quella eseguita direttamente sul territorio.

Con questo articolo introduttivo inizia dunque la proposta di una serie di possibili itinerari preistorici lungo le nostre montagne, le Retiche e le Orobie. Una proposta basata su seri presupposti di studio ma, me ne rendo conto, a volte di difficile dimostrabilità; in ogni caso un occasione per vedere il nostro territorio sotto una luce nuova e diversa.