Lettera dopo le ie dmissioni da guida alpina

Per Gognablog

Ultimo aggiornamento il: 31/05/2018 07:17:06


Lettera dopo le ie dmissioni da guida alpina

Ho visto che su alcuni blog, dai velivoli siamo passati agli spit e mi è venuto in mente che, a rischio di perdere qualche ammiratore, è corretto da parte mia dare maggior contezza del mio agire.

Ovviamente l'eliski è un'attività che non condivido e, tranne forse che per qualcuno, è fonte marginale di reddito. Per quanto leggerete, mi sembra stupido che le Guide la sostengano. Inoltre trovo bizzarra e un po' paradossale la potenziale situazione che si potrebbe creare con il velivolo (ed il collega) che scorrazza invadente su e giù, mentre tu sali, con pelli e fatica, assieme a clienti ai quali hai promesso infiniti spazi e sconfinati silenzi.

Ho sempre visto nella figura della Guida il "genius loci" dell'Alpe, suo custode, difensore e valorizzatore sotto ogni aspetto. Coraggioso detentore di un Etica che la potesse porre a guardia delle vette, facendone anche un referente imprescindibile per ogni scelta politica fatta sul territorio e non passivo spettatore. Pertanto non condivido la pur comprensibile deriva verso la spettacolarizzazione, la mercificazione estrema, l'accondiscendenza verso pratiche snob e che trovo svilenti la nobiltà della figura professionale.

Ricordiamoci ad esempio di una Guida come Giacomo Fiorelli che minacciò di slegare e abbandonare i clienti sulla normale del Dente del Gigante allorché provarono ad afferrarsi alle corde fisse. Era il 1905! Che ne dite ad esempio di un Tita Piaz il cui impegno civile fu per lo meno pari a quello messo sulle vette? O di Confortola, sindaco e maestro in Valfurva? In un paese di montagna la Guida era considerata al pari del parroco, del medico condotto o del primo cittadino.

La cultura cittadina è stata fonte di tanti cambiamenti fra le montagne e le loro genti. Molti sono stati positivi, altri sicuramente no. Un po' succubi e convinti di una loro inferiorità, gli abitanti delle località montane, specialmente quelle più "deboli" per storia e cultura, hanno facilmente ceduto alle lusinghe del progresso senza pensiero, del guadagno facile e hanno così "(S)venduto" l'anima al diavolo. Credo che questo sia un po' capitato anche nel mondo delle Guide alpine dove, a partire dalla fine degli anni '70, si è imposta una tendenza che, senza voler fare di ogni erba un fascio, vive forse con disagio incolmabili carenze di lignaggio, mascherandole con il tecnicismo estremo e un professionismo da manager rampante.

Non è sufficiente una noiosa lezione di storia dell'alpinismo, forse inserita più per convenienza politica che per convinzione nei corsi Guida, se manca la cultura di fondo, se ci si affida alla professione facendone una delle tante per campare. Bisogna riappropriarsi del Significato Mitico della parola Guida alpina, distinguendosi dalla massa per staccarsi dagli stili di un consumismo peraltro in grande crisi.

Non mi ritengo un ecologista radicale e non sono fra coloro che vogliono le Alpi e la loro gente in "formato Heidi". Per fermarmi ad un solo esempio, ci sono strade che, ben studiate e gestite hanno consentito il recupero di molti alpeggi, ma ve ne sono molte costruite in maniera quasi selvaggia per servire captazioni idroelettriche private, cave e altre speculazioni.

L'elicottero è diventato mezzo essenziale per trasportare rifornimenti, per il soccorso alpino, per particolari esigenze (vedi il filmato che le Guide lombarde stanno preparando); in questi casi non vedo come si lo si possa criticare. Anche a me è capitato di salire a bordo, quando facevo l'elisoccorso, per altri lavori in quota come, ad esempio, quando è servito per riportare a valle i rifiuti sparsi sui ghiaioni della Marmolada. E non vorrei certamente tornare al tempo in cui, in un paio di occasioni mi trovai a guidare il mulo alla capanna Gianetti.

Diversamente che per l'eliski, in questi casi il velivolo arriva e poi se ne va dopo poco; e comunque non è usato a scopi ludici, ma di utilità, foss'anche quella di promuovere un'immagine come quella della Guida.

Dicasi lo stesso per le vie attrezzate o meno, argomento sul quale sono giunto a dire che o le si schiodano integralmente, imponendo che restino tali, oppure, dove è impossibile usare una protezione mobile è meglio mettere un fix; questo perché non trovo giusto affidare la mia vita ad un chiodo messo anni prima che, se allora poteva essere eccellente, col passare degli anni potrebbe essere quasi inutile al suo scopo.

Comprenderei una chiodatura "giudiziosa"delle vie con un "restauro conservativo" (punti di sosta, magari neanche tutti, e punti dove è impossibile mettere protezioni mobili) per farle rivivere, proteggendole, fra l'atro, dalla voracità di molti apritori d'assalto che nel migliore dei casi le intersecano con edonistiche vie a spit e a volte le "calpestano" sovrapponendosi a molti tratti. Per l'intelligenza e la capacità di leggere la montagna con cui furono aperti, questi itinerari meritano di essere ancora ripetuti e sono un insegnamento da non dimenticare. Io le considero opere d'arte.

Il paragone è forse un po' estremo, ma pensate alle migliaia di capolavori che avremmo perso se lasciati in balia del tempo e dell'incuria: trovo fantastico potere ammirare la Vergine delle Rocce grazie ad una pulizia e ad un fissaggio dei colori con detergenti e resine che la rendono più "forte" e smagliante. I puristi si opponevano agli interventi nella Cappella Sistina, ma fu presto chiaro che quello che si vedeva prima del restauro non era il Giudizio Universale come lo dipinse Michelangelo e come lo poterono ammirare per i primi decenni successivi.

Per concludere volevo ringraziare tutti coloro che hanno partecipato al dibattito perché hanno contribuito a dare ancor più senso ad una decisione "estrema". Ho constatato che il mio gesto ha smosso numerose coscienze, molte delle quali hanno testimoniato solidarietà in privato per comprensibili motivi, confermando il senso profondo della frase che Platone fa dire a Socrate nel Fedro:  "E ciò che è bene, Fedro e ciò che non è bene - dobbiamo chiedere ad altri di dirci queste cose?"