Dal Mottolino di Livigno ai Terrazzamenti Retici

Bocciati dall'UNESCO

Ultimo aggiornamento il: 25/05/2018 10:15:48


Dal Mottolino di Livigno ai Terrazzamenti Retici

In queste ultime settimane mi è capitato più volte di leggere, su La Provincia e altri giornali locali, interventi che contenevano rimostranze e rincrescimento nei confronti di alcune iniziative di notevole potenziale turistico che non hanno trovato sbocchi positivi. La prima di queste è stata la proposta di eleggere a patrimonio dell'Umanità il paesaggio dei Terrazzamenti Retici coltivati a vigneto. Per ottenere il prestigioso riconoscimento sono stati compiuti notevoli sforzi diplomatici ed economici, tutti all'insegna delle migliori intenzioni e della convinzione, che è anche la mia, dell'unicità del paesaggio vitato valtellinese. Poi è arrivata la bocciatura il cui sapore è stato ancora più amaro perché il riconoscimento è andato ad un altro ambiente coltivato a vigneto e per di più italiano: le Langhe. Anche a me è ovviamente dispiaciuto, ma come dare torto alla "giuria"? Chiunque non abbia le fette di salame sugli occhi si rende presto conto del gap di bellezza fra le due realtà e per rinfrescare le idee suggerisco una semplice ricerca per immagini su Google. Tuttavia l'aspetto che mi stupisce ancor più è il coro di lamentazioni giunto da molti rappresentanti del ceto politico e industriale, cioè dalla dirigenza, e non da oggi, di questo territorio; perché a chi se non loro attribuire la causa dell'insuccesso. Chi, se non loro, ha consentito il tremendo e insulso "sviluppo" del fondovalle mediante l'occupazione del suolo con lunghe teorie di capannononi che creano uno stridente e purtroppo sgradevole contrasto con la bellezza dei Terrazzamenti? Adesso si piange sul latte versato o sui buoi figgiti dalla stalla e pare tardi rimediare. Peccato perché, accanto al riconoscimento ottenuto dallo svizzero Trenino Rosso del Bernina, quello ai Terrazzamenti avrebbe prodotto un notevolissimo effetto sinergico.

Più recente è la polemica scoppiata circa la chiusura della costruenda pista atta ad ospitare il “Red Bull Wide Open”, competizione internazionale di free ride bike che si sarebbe dovuta tenere a Livigno. Anche in questo caso si sono sprecate le critiche utilizzando la solita retorica che indica nella burocrazia e nelle troppe regole italiane la causa dello stop all'iniziativa. In linea generale concordo con queste critiche al Sistema Italia, ma nella fattispecie no, perché da quel che ho letto i lavori sono stati interrotti causa difformità dal progetto iniziale approvato. E qui inevitabilmente mi sorge un quesito: ma costava tanto fare le cose per bene, secondo norma? Se è vero che il progetto è stato cambiato in corso d'opera senza permessi, a me pare un messaggio immorale accusare chi lo ha bloccato.

Sicuramente si potevano fare le cose con il minimo impatto ambientale, ma come spesso accade si è provato a scavalcare le regole sperando che poi, a cose fatte…

Viceversa, questa volta il gioco non pare riuscito e allora diventa facile, per non dire comodo, scaricare le proprie responsabilità sull'impersonale mostro della burocrazia e di uno Stato ingessato.

Ancora una volta ci scontriamo quindi con una notevolissima insensibilità di organizzatori, amministratori, manager, impresari etc. nei confronti del nostro paesaggio e del nostro ambiente naturale: finché questo stato di sotto cultura prevarrà, dovremo aspettarci serenamente ancora altre bocciature e sconfitte.