Pensieri sulla Frana di Spriana e sul Bypass del Mallero

Ultimo aggiornamento il: 25/05/2018 09:46:37


Pensieri sulla Frana di Spriana e sul Bypass del Mallero

Ieri un amico geologo, chiacchierando, mi ha detto di essere impegnato nella verifica di un movimento franoso che poteva andare ad intasare un piccolo alveo torrentizio provocando possibili danni. Dopo averlo lasciato ho proseguito i miei quattro passi e l’occhio è caduto sull’imbocco della Val Malenco e sulla bella sagoma del Monte Foppa il cui versante Ovest è in parte occupato dalla sorniona grande “Frana di Spriana”.

Sarà che è appena passato l’anniversario del Vajont, saranno state le parole dell’amico, sarà stata anche la mia fervida fantasia, ma, inevitabilmente, mi son chiesto cosa potrebbe accadere se la frana cadesse nel Mallero. Il pensiero s’è fatto più molesto al ricordo che Alfonso Vinci, nostro conterraneo, alpinista, partigiano, esploratore, filosofo e geologo, nel suo romanzo denuncia “Orogenesi”, sui tragici eventi che nel 1963 devastarono la Valle del Piave, cambiando nomi di persone e luoghi, chiama Mallero il torrente Vajont.

Conoscendo un po’ della storia della Frana di Spriana, so che la mano dell’uomo non è priva di responsabilità nell’originare il dissesto che portò all’abbandono dei paesi di Bedoglio, Cucchi e Piazzo. Anche in questo caso, più o meno similmente al Vajont, si ebbe a che fare con opere inerenti captazioni idroelettriche e a lavori fatti, in ogni senso, un po’ superficialmente. Molta acqua è passata sotto i ponti e nelle tubature, e il problema di quella frana che, cadendo nel vero Mallero, darebbe luogo ad un bacino di notevoli dimensioni che potrebbe abbattere l’ostruzione o tracimare causa la caduta di altro materiale - proprio un po’ come fece il Monte Toc - è stato preso in seria considerazione. Si progettò quindi una galleria tramite la quale, l’acqua del bacino eventualmente formatosi, si sarebbe scaricata a valle dello sbarramento franoso, svuotandolo e alleggerendone la spinta. Pare superfluo fare la storia di quest’opera: chiunque oggi può facilmente approfondire l’argomento. Tralasciando le dicerie circa sprechi di denaro pubblico, favoritismi e tangenti, attorno ad essa ve ne sono altre che accennano a lavori non conclusi, al condotto non rivestito e quindi soggetto a rapido crollo in caso di reale passaggio di acque e detriti sotto pressione, alla sua inutilità in caso la frana abbia dimensioni estreme che porterebbero alla distruzione dell’imbocco posto di fronte a Scilironi, alle non completate opere per favorire il deflusso delle acque a valle e per finire al fatto che la portata della galleria sarebbe forse insufficiente e quindi ne occorrerebbe un’altra. In questi anni sono innumerevoli le personalità che più o meno hanno posto il quesito che mi arrovella e innumerevoli sono stati i tavoli di discussione, i summit e i “vertici”. Qualche anno fa il Deputato Gianpietro Scherini si occupò del problema anche in qualità di Vice Presidente della Provincia e di recente il Comune di Sondrio nella persona del Sindaco Alcide Molteni ha più volte sollecitato spiegazioni e garanzie presso la ditta costruttrice, fatto che testimonia la sensibilità verso un problema serio e ancora aperto. Sarà pur vero che esiste un Piano di Evacuazione, ma non lo ritengo sufficiente e quindi, da cittadino sondriese, mi aggiungo alle preoccupazioni istituzionali perché mi piacerebbe sapere qualcosa di più preciso circa la vicenda del bypass. Mi spiego: qui non si tratta del tipico, italico, viadotto che finisce nel nulla o dello stadio incompiuto, ma di un’opera potenzialmente essenziale per la sopravvivenza della stessa città; e non sarebbero solo le piogge intense o le alluvioni ad innescare il fenomeno, forse basterebbe anche una “piccola” scossa di terremoto. Il cantiere è fermo da anni, come ferma sembra essere la Frana di Spriana: non mi piace l’idea restare in attesa di vedere chi arriva primo.