MELLOBLOCCO

Per Meridiani Montagne

Ultimo aggiornamento il: 25/05/2018 09:38:37


MELLOBLOCCO

MELLOBLOCCO – RADUNO INTERNAZIONALE DI SASSISTI
Val di Mello - 8 e 9 maggio 2004
 
Sabato e domenica 8 e 9 maggio 320 partecipanti hanno colorato i prati della Val di Mello con le magliette arancioni del Melloblocco.
Insieme a loro centinaia di spettatori e arrampicatori non iscritti al raduno che giravano tra i sassi sparsi.
Questi numeri hanno reso la prima edizione del Melloblocco probabilmente il più grande e spettacolare meeting europeo di arrampicatori mai realizzato.
Tra i partecipanti, provenienti da ogni parte del mondo, erano presenti tutti i maggiori esponenti della disciplina.
Tra i tanti Chris Sharma e Dave Graham (USA), Tony Lamiche e Liv Sansoz (FRA), i campioni del mondo Mauro Calibani e Cristian Core (ITA).
Il segreto del successo è stata la formula non agonistica e la possibilità per tutti di arrampicare accanto ai campioni mondiali della disciplina.
Durante la premiazione è stata annunciata la seconda edizione del Melloblocco, il 7/8 maggio 2005.
Con questo evento le Guide Alpine della Lombardia hanno voluto dialogare con il mondo giovane degli appassionati del bouldering per continuare a trasmettere la passione per l’ambiente naturale e l’arrampicata in tutte le sue forme.
Melloblocco 2004, ovvero “Il ritorno del Sassista”
 
Da qualche tempo erano tornati, prima timidamente, poi sempre più numerosi, ma discreti. Abbigliamento casuale, e attrezzatura di pochi elementi: morosa, cane, pedule, magnesite, spazzolino da denti e una grande materasso pieghevole che portavano in spalla. Si muovevano in gruppetti silenziosi e spesso li vedevi attorno ad un masso, come medici a consulto su un malato grave: lo scrutavano, ne palpavano le rughe, si scambiavano qualche parere, segnavano con punti di magnesite gli appigli più infimi. Una nuova razza di arrampicatori era entrata in “Valle” e stava riprendendo il vuoto lungamente lasciato dagli ultimi Sassisti. Non erano free-climbers, non erano alpinisti e li abbiamo visti subito con simpatia: erano un po’ come noi tanti anni fa, diversi. Ma erano anche la conferma che la nostra antica passione controcorrente, per la quale negli anni ’70 fummo sprezzantemente definiti “sassisti”, scalatori capaci solo di salire sassi, era rinata.
Quanto alla funzione delle attrezzature restava qualche dubbio solo sul cane e sul materasso, che secondo i più audaci pensatori della vecchia guardia doveva avere una funzione polivalente viste le graziose ragazze che accompagnavano gli invasori. Scoprimmo presto che il suo uso principale era riservato alla protezione dello scalatore in caso di caduta perché loro non salivano come noi e cioè partendo eretti, magari guadagnando qualcosa salendo su un sasso: troppo facile. Erano talmente bravi e forti che per trovar “sapore” sui vecchi passaggi dovevano partire da seduti o allungare il percorso ficcandosi fin sotto il blocco. Lo spazzolino ci era invece noto perché già una trentina di anni lo usavamo per pulire le prese dall’accumularsi della magnesite migliorarndo il “grip”. Eh già perché se il materasso è il crash-pad, e il Sassismo è il bouldering, c’è anche il “grip” che vuol dire aderenza della pelle sulla presa. E assieme al “grip” c’è la parata, l’hightball, l’hard grip, tutte parole strane che una volta erano il “stai sotto a prendermi”, il “sasso alto e pericoloso”, la “difficile sgommata”.
Ma se dopo la nostra “estinzione” molto è cambiato, al Melloblocco ci siamo accorti che, nello spirito, questi giovani campioni erano in parte ancora come noi. Non c’era competizione e ai piedi dei passaggi più difficili si affollavano in tanti, passandosi informazioni e trucchetti su come tenere quella presa, su come posizionare il piede. Tutto scorreva come allora, nella tranquilla atmosfera della Valle, senza urla e schiamazzi, ma con tanta allegria e voglia di fare.
Fra i massi s’aggiravano circospette e ammirate le vecchie “pantegane” della Valle, i capi storici del Sassismo. Io prendevo foto commuovendomi ritrovando passaggi scomparsi da anni nell’oblio vegetale e riportati alla luce dal certosino lavoro di Simone Pedeferri, Paolo “Pilly Masa, di nero vestito e con ombrello, sembrava un massaro siculo venuto a controllare la sua roba e Jacopo si divertiva un mondo in qualità di giudice sul blocco delle ragazze che si era fatto appositamente assegnare. Lascio a lui il proseguo del racconto.
Materassi
8 maggio, Sabato mattina. Il vento gelido da nord sta spazzando le ultime nubi che tengono avvolte le cime di Val Masino da una settimana, l’aria è limpida, fresca  le cime bianche contrastano col verde chiaro di una vegetazione in pieno sviluppo: la Val di Mello urla di una bellezza che è impossibile non notare.
Sono alla base del mio “blocco” che fa da spalla a due baite indipendenti: un piccolo cartello di legno lo segnala con la sigla M – donne. Ho un modulo in mano e il compito di scrivere il nome delle arrampicatrici che riusciranno a  superare la liscia placca, si tratta parte dell’ultima generazione di passaggi aperti sui blocchi della Val di Mello è “solo” un 7c, per cui il montepremi è riservato solo al gentil sesso. Sono trent’anni che non ho più smesso di arrampicare, ma il blocco M riservato alle donne e troppo facile per i maschi, per me è impossibile. Non riesco a capire in quale categoria sessuale dovrei riconoscermi; forse vecchi eunuchi?
Ore 10 arrivano i “francesi”, una squadra molto forte e compatta composta di una decina tra ragazze e ragazzi. Stendono un mare di crash-pad studiano il passaggio e poi una biondina tirata allo spasimo riesce a passare al primo tentativo: brava. Le chiedo il nome e mi risponde con un’occhiata schifata; no, non l’ho riconosciuta.
Ore 11 è la volta delle italiane. Sono brave, belle, simpatiche ma il maledetto blocco non pare sensibile a tali doti e le respinge tutte.
E’ stato il fortissimo Simone Pedeferri che, su incarico del Collegio Regionale delle Guide Alpine Lombardia, ha scovato tra queste antiche sculture lasciate dal ghiacciaio, i nuovi passaggi, bellissimi, logici e impressionanti.
Ore 13, arriva notizia che tra i sassi sopra il mio c’è l’americano Sharma il più forte arrampicatore del mondo. Lascio incustodita la mia postazione e corro con la macchina fotografica, ma trovo solo una simpatica coppia che amoreggia.  Dove sarà andato?
Torno al mio blocco e poco dopo passa la giovane coppia: “è lui Chris Sharma”, mi indica un trentino che prova da un’ora senza risultato il passaggio M – donne. Sharma rappresenta perfettamente il leader dei propri sogni. Bello, modesto, riservato passeggia con la sua bionda ed esile ragazza, dal viso quasi angelico.  Portano a tracolla un piccolo crash-pad, una sacchetta di tela per le scarpe e il magnesio. Il blocco M è occupato o semplicemente non piace e passano oltre verso pietre più facili, lasciandosi dietro un’aura di leggenda, si dice infatti che Sharma abbia superato quasi tutti i passaggi più tremendi con una noncuranza, un’eleganza e un’allegria nel gesto che ha lasciato il vuoto dietro di lui.
Mi ritrovo innamorato di questa Valle e del Sassismo; di questa arrampicata spontanea, divertente e di gruppo: di questi ragazzi così lontani dalla competizione, dalle gare, dalle folle di chi solo guarda. Ore 15, ecco Togni, presidente del Collegio Regionale Guide Alpine, sponsor e organizzatore con Michele Comi e  Nicolò Berzi di questo meeting di Sassismo. Mi guarda torvo: sui giornali  Melloblocco è stato affiancato alla grande protesta contro la captazione per fini idroelettrici della cascata del Ferro e lui ritiene che io ne sia la causa. La notizia della captazione della cascata più imponente della Val di Mello è esplosa qualche giorno prima, quando Pedeferri sorprese una squadra di operai intenti ai rilievi topografici.
“Cosa state facendo?” intimò agli ignari ed ingenui cartografi. “Stiamo progettando la captazione del  Ferro perché?”. “Vedremo, vedremo se riuscirete a farlo!” minacciò Pedeferri, sicuramente scambiato per uno strano giullare. E poi, come una marea di piena, è montata la protesta generale: quotidiani, televisioni, petizioni, striscioni. Perfino il parroco è intervenuto contro questo tentativo di bassa speculazione. Si, forse si poteva separare i due eventi, ma che volete farci: il Sassismo è sempre stato movimentista. E se la Val di Mello mantiene ancora il suo fascino è grazie a 30 anni di battaglie sostenute anche dai Sassisti sempre più vecchi, pelati, rincoglioniti, ma cocciutamente sognatori, idealisti e pazzamente innamorati della loro culla.
 
Giuseppe “Popi” Miotti e Jacopo Merizzi