Schizzofreina sentieristica. Un'esperienza in Val Vicima

Ultimo aggiornamento il: 25/05/2018 09:09:28


Schizzofreina sentieristica. Un'esperienza in Val Vicima

Ho iniziato a interessarmi alla montagna in modo diverso e più "esteso" grazie a un articolo di Ivan Fassin sulla Val Codera, comparso all'inizio degli anni 70 sulla rivista Rassega Alpina. Devo un po' anche a lui se ho sviluppato quella sensibilità che ogni tanto mi fa scrivere qualche contributo sui giornali e quindi vorrei onorarne a modo mio la memoria con queste righe. Domenica sono stato all'Alpe Vicima (laterale di Val Fontana), luogo negletto e solitario, ma di pregio per chi cerca angoli di montagna ancora selvaggi e che incutono rispetto. Alla partenza c'è un bel cartello escursionistico che ti dice dove partire poi, poco dopo, a Selva, non è segnato il bivio Vicima/Alpe Mortirolo (almeno, io non l'ho visto). Sapendo dove andare, ho proseguito lungo il prato sovrastante seguendo un incerto calpestio nell'erba. Nessun segnale a indicare, almeno alla lontana, una direzione, per cui, un po' a tentoni, sono arrivato al ponte sul Vicima proprio mentre una gamba si infilava in un buco fra due massi nascosti e taglienti. Al ponte nessun segnale, ma la prosecuzione mi pareva evidente. Dopo il ponte stessa cosa, anche se qui, nel bosco, la traccia era più evidente e in breve ha condotto a Basalone. Poco sopra si esce su un pendio prativo e la situazione si ripresenta: traccia a malapena visibile, buche celate fra l'erba, nessun segnale a parte qualche ometto eretto forse di fretta da qualche samaritano. Purtroppo, anche costruire un ometto è arte, e perché siano efficienti bisognerebbe che fossero visibili sia dall'alto che dal basso, richiedendo quindi di provare la loro collocazione prima di farli. Si prosegue dunque un po' a tentoni, senza, dico senza!!!!!! un segnale, sebbene se ne sarebbero potuti mettere, soprattutto sui massi più in vista. Anche la cura con cui sono disposti gli ometti è un po' sommaria e stranamente sono stati evitati i punti che sarebbero stati i più logici e visibili (forse il costruttore oltre che poco esperto era anche da solo e quindi è comprensibile). Sempre un po' alla "speraindio" ho proseguito la salita che in tali condizioni è faticosa non solo per la ripidezza e la quasi assenza di traccia, ma anche perché obbliga all'attenzione quasi ad ogni passo. Traversato il torrente, mi porto sui ripidi prati della sinistra orografica sui quali affiorano ogni tanto dei minuscoli ometti e qualche rozzo bastone infisso nel suolo; sebbene possibile apporla, non v'è traccia di segnaletica decente, ma nemmeno indecente. Il tracciato, già molto ripido di per sé, impegna ancor più data la sua condizione e anche qui, i punti migliori ove sistemare un ometto sono stati ignorati (ho trovato però, udite, udite, due bolli gialli messi chissà quanti anni or sono). Sempre un po' tentoni ho passato la bella fontana ricavata da un tronco di larice che precede l'alpeggio di Vicima e finalmente sono giunto alla meta. In discesa la situazione non è ovviamente mutata, ho fatto fatica a trovare il percorso, per tre o quattro volte ho infilato la gamba fra i sassi coperti dall'erba e, dopo aver strappato persino un pantalone, mi sono messo nei panni di chi meno esperto, allenato e forse con un po' di nebbia o maltempo si fosse trovato su questo "sentiero". Solitamente sono comprensivo e gentile ma in questo caso una denuncia questi signori se la dovrebbero aspettare!!!! Dobbiamo metterci d'accordo. Personalmente non ho nulla da eccepire nel lavoro volontario, ma le pur zelanti associazioni che prendono in carico la segnaletica, dovrebbero essere supportate da una sorta di supervisione fornita da esperti e in questo settore neppure tutte le Guide alpine sono all'altezza, perché qui non occorre sapere fare il settimo grado o il ghiaccio verticale, ma occorre sensibilità nei confronti di un potenziale frequentatore proveniente da altre località. Finiamola di sprecare centinaia di migliaia dei nostri soldi in vane, e vanesie, promozioni turistiche: una oculata distribuzione di risorse, (ne bastano poche per ogni intervento) per rendere il territorio fruibile sarebbe più che mai auspicabile. Ma se questo è il nostro modo di fare turismo... In simili condizioni sarebbe meglio togliere il cartello alla partenza. Ma chi diavolo si cura dei sentieri della Val Fontana (e non solo di quelli)?