Sentiero Roma e sentieri in Val Masino

Ultimo aggiornamento il: 24/05/2018 09:19:54


Sentiero Roma e sentieri in Val Masino

Mi è capitato quest’estate di percorrere il primo tratto del Sentiero Roma, la celebre “alta via” dei monti del Masino, senza dubbio una delle più belle delle Alpi. Era con me mia figlia, Silvia, di 12 anni. Non ci eravamo prefissati alcun obiettivo se non quello di valicare almeno i passi del Barbacan e del Camerozzo, quest’ultimo il più impegnativo del sentiero.
Durante le due tappe che ci hanno impegnato ho avuto modo di constatare l’ottimo stato della segnaletica e dell’attrezzatura dei punti difficili. Del resto un trekking tanto famoso nel mondo non poteva rimanere nello stato di qualche decina di anni or sono, anche se una parte di me lo preferirebbe libero da tutte le catene e gli ancoraggi che oggi lo imprigionano.
“Avventurarsi” su un simile percorso richiede sempre la massima attenzione, sia quando si è con amici che con dei clienti e, a maggior ragione, quando vi si conduce un ragazzino. Pertanto ho gradito molto le belle e sicure catene che guidano le discese del Barbacan e del Camerozzo. Altrettanto piacevole è stata la visita al nuovo bivacco Molteni-Valsecchi in Val del Ferro. La presenza del bivacco in una valle che offre ben poche attrattive alpinistiche è giustificata dal fatto che esso può essere un valido punto di appoggio durante la lunga traversata fra i rifugi Gianetti e Allievi-Bonacossa. Sono molti, infatti, i “trekkers” che hanno sostato al Molteni-Valsecchi, chi per una semplice pausa di riposo, chi perché sorpreso dal maltempo.
Una volta al bivacco ho deciso di scendere dalla Valle del Ferro. Conoscevo bene il percorso per averlo fatto almeno una decina di volte ed ero tranquillo. Dal bivacco, alcuni ometti sostituiscono le segnaletiche ormai stinte e guidano fra i pascoli, per poi scomparire. Sapevo che tenendo il centro della valle saremmo prima o poi giunti ad un sentiero che permette di aggirare a sinistra i primi grandi salti rocciosi. Ma l’assenza di qualsiasi tipo di segnaletica e, non lo nascondo, anche una certa fiducia nella mia memoria, ci ha fatto imboccare una traccia che, pur portando a sinistra, era almeno 100 metri sopra quella esatta. Constatato l’errore eravamo ormai troppo avanti per tornare sui nostri passi e così, su un ripidissimo pendio di rododendri ed erbe alte che celavano buche fra i sassi, abbiamo perso quota fino a raggiungere il sentiero che, in questo punto è ben marcato. Poco sotto, un altro bivio non segnalato mi ha fatto perdere qualche minuto per controllare l’esattezza del percorso, operazione che ho nuovamente eseguito poche decine di metri più a valle. Una volta imboccata definitivamente la retta via ho osato rassicurare Silvia che il più era fatto, ma avevo parlato troppo presto. Per svariate centinaia di metri il sentiero corre ormai coperto da frasche ed erbe alte che celano le asperità del terreno rendendo il procedere abbastanza faticoso oltre che pericoloso. Poi le cose sono migliorate, ma nel contempo, più scendevamo, più montava la mia rabbia per chi dovrebbe occuparsi della sentieristica in Val Masino, specie di quella che si collega al Sentiero Roma.
Mi mettevo nei panni di un escursionista normale che, per qualsiasi motivo, maltempo, stanchezza, o altro, fosse costretto a scendere lungo la Valle del Ferro. Chi è esperto di montagna sa che la non conoscenza del territorio unita magari ad un po’ di nebbia o a condizioni fisiche non perfette, rendono la soluzione di problemi abbastanza semplici, come quelli che abbiamo avuto noi, delle imprese rischiose che si possono concludere malamente.
E la situazione della Val del Ferro non è isolata perché in condizioni altrettanto deprecabili versano i sentieri della Val Qualido, della Val Torrone, della Val Cameraccio e dell’alta Val di Mello.
A questo punto verrebbe logico pensare di fare una denuncia e sollecitare l’intervento dell’ente preposto alla manutenzione dei sentieri. Ma chi è?!
Se chiedi al Comune ti rimandano alla Comunità Montana e qui è probabile che, tergiversando, ti rispediscano al Comune o, magari, alla Provincia. Risposte certe non se ne ottengono mai in un piramidale gioco dello scarica barile. Però tutti si “fan belli” col Sentiero Roma senza prendere in minima considerazione l’importanza dei sentieri di arroccamento che percorrono le valli non servite dai rifugi. Tutte le attenzioni sono rivolte alla traversata e, come spesso accade, si tralasciano le pur importantissime vie di fuga. Forse lo sventurato turista che dovesse avvalersi di questi insidiosi percorsi riuscirà sempre a cavarsela, ma che ricordo avrà dei servizi turistici offerti dalla Val Masino? Perché fra questi rientra anche una sentieristica curata e sicura.
In qualità di Guida Alpina non posso far altro che denunciare la potenziale pericolosità di questa situazione che, peraltro, potrebbe essere sanata senza un grande dispendio di mezzi e denari.
Nello stesso tempo, come più volte ho sostenuto, ribadisco la necessità di avere sul nostro territorio un organismo unico con competenze e poteri decisionali in merito alla sentieristica, alla armonizzazione della segnaletica e alla manutenzione dei percorsi. Invece, mi sia concessa la provocazione, molto spesso chi deve decidere come e quando intervenire a mala pena conosce i luoghi dove abita.