Quadro turistico 2002

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Ultimo aggiornamento il: 24/05/2018 09:03:01


Quadro turistico 2002

Prendendo spunto da quanto scritto nell'articolo comparso sul precedente numero de Lo Scarpone mi sento di fornire qualche considerazione aggiuntiva magari un po' fuori dal coro.

Penso di poter dare il mio contributo perché non avendo mai smesso di proporre iniziative di valorizzazione turistica soft e di lavorare ad esse mi sono fatto una certa idea di come vengono gestite le cose dagli enti preposti al loro patrocinio e finanziamento.

Il territorio che vivo è da decenni in bilico fra il più sfrontato sfruttamento ambientale e l'illusione periodicamente rilanciata di una prospettiva turistica. Per anni i nostri politici hanno cercato di non scontentare nessuno tenendo un sostanziale equilibrio fra appetiti industriali ed esigente di rispetto ambientale. Da qualche tempo le cose sono cambiate: un nuovo piano cave ha permesso ad esempio la riapertura delle cave dismesse riaprendo antiche ferite, la concessione agevolata dello sfruttamento dei piccoli salti ha fatto proliferare centraline sotto ogni corso d'acqua rapinabile allo scopo. Resistono stoicamente aree in cui la popolazione locale, avendo saputo mantenere un profondo e radicato rapporto con la sua terra vede come la peste questi assalti che spesso hanno anche il placet di associazioni ambientaliste. Vedi il caso della centralina che dovrebbe sfruttare il salto della cascata della Pirla in Val Grosina, la cui valutazione d'impatto ambientale è stata benedetta niente meno che da Lega Ambiente. Ma i Grosini, amano la loro valle e come hanno vinto la battaglia con la ditta Fabi che voleva aprire una cava di feldspato, quasi sicuramente vinceranno anche quella contro la temuta centralina.

Il panorama dell'incentivazione al turismo valtellinese appare oggi sconfortante. Come al solito tutti gli sforzi di valorizzazione puntano sull'alta valle lasciano le briciole al resto del territorio che, viceversa, a parte qualche scintilla qua e là è facile preda di uno sfruttamento ben poco eco compatibile. Sembra quasi che qualcuno si sia messo d'accordo: turismo in alta valle, sfruttamento altrove. Come spiegare altrimenti il grave danno ambientale che in pochi anni si è riusciti a perpetrare ad esempio in Val Malenco? E non si stupiscano i "malenchi" e i vari amministratori locali se i turisti diminuiscono e diminuiranno.

Comprensibilmente gli amministratori sono più propensi a finanziare grandi opere o appuntamenti eclatanti principalmente per ché così possono mettersi in luce. Succede quindi che in Val Masino prima si sia pensato a fare un Centro per la Montagna e non ancora si sia dato avvia ad iniziative di recupero e valorizzazione del territorio ai fini turistici. Finanziare il recupero dei sentieri, ripulire l'area del Sasso Remenno riportando in auge tutti i massi satelliti, provvedere ad attrezzarli con ancoraggi che consentano lo svolgimento di corsi e una giornata di arrampicata serena e rilassata, cerare percorsi per il turismo familiare anche attorno ai paesi. Queste ed altre cose forse poiché poco visibili sfuggono all'attenzione degli amministratori che si concentrano invece sull'inaugurazione di un utilissimo campeggio che però…. ha il ponte d'accesso che non consente il transito dei camper.

La bella manifestazione del Trofeo Kima stesso non è esente da qualche pecca. Non si può propagandare l'escursionismo soft e l'amore della montagna mentre per due giorni il fondovalle è assordato dal frastuono degli elicotteri che scorrazzano pigroni e curiosi. Non si può concentrare tutta l'attenzione sul tracciato principale lasciando ben poco segnalati i sentieri di arroccamento, e di fuga.

Da trent'anni assisto al ripetersi delle solite cose e dei soliti discorsi arricchiti dalle solite promesse e mentre altre località simili hanno conosciuto un reale progresso turistico, qui si sono fatti passi da nano senza gambe. Se la Val Masino s'è in parte salvata lo si deve alla sua orografia che in primo luogo non ha consentito l'arrivo dello sci in seguito, fortunatamente, e nonostante tutto, un certo aumento di turisti attratti dall'arrampicata, dalle bellezze della Val di Mello e oggi dal bouldering, ha consentito il nascere di alcune iniziative turistiche come gli agriturismi della Val di Mello. La popolazione locale ha avuto così modo di toccare con mano che valeva più la pena di far polente e salsicce piuttosto che prendere la silicosi per quattro lire cavando blocchi. Così anche l'attività estrattiva di valle ha subito un notevole e speriamo continuo ridimensionamento. Ma cosa hanno fatto i politici per giunger a questo punto: nulla. Le cose sono venute a caso. Non c'è stato un progetto comunale o provinciale che puntando seriamente sul turismo avesse pensato di finanziare le prime iniziative turistiche portando al progressivo abbandono di attività come l'estrazione lapidea.

Ovviamente questo tipo di progetti hanno una ricaduta di lungo termine e quindi facendo leva sulla disinformazione e sulla natura umana sempre più propensa all'uovo oggi che alla gallina domani è sempre stato facile convincere tutti che "il turismo qui non funziona". E allora, se il turismo non funziona via di cave e centraline, via di improbabili e strombazzate attività industriali che durano lo spazio di un sospiro.

Sulle Orobie, un Parco che meriterebbe un'attenzione molto particolare fatica a sopravvivere e stenta a partire creando ancor più malcontento fra le popolazioni locali perché non funziona (non per colpa sua) e al tempo stesso crea impedimento alle loro iniziative.

In Val Malenco tutta la zona centrale è ormai un cantiere fra cave centraline e quant'altro. L'escavazione poco controllata ha già provocato due importanti crolli, il primo, anno or sono ai Ciudeé di Franscia dove collassò un cupolone di serpentino, l'altra più recentemente di fronte a Lanzada. La parte alta della valle resiste, assediata dalle centraline che ormai sono a Senevedo. Ma pare che qualche concessione sia stata chiesta anche per il Vazzeda. In Val Lanterna le cave hanno ripreso a funzionare alla grande ed i camion che inevitabilmente occorrono a trasportare il materiale rendono spesso disagevole il transito dei turisti.

La parte bassa della valle, ricca di inestimabili testimonianze storiche ed etnografiche è stata invece completamente abbandonata a se stessa e fra pochi anni questo tesoro farà una ben misera fine fra rovi e macerie.

Qui, anni fa chiedemmo la collaborazione di un comune per valorizzare i sentieri locali, le falesie locali e i massi. Dopo un lungo iter, la pratica si arenò, però qualche tempo dopo trovò parte del prato dei sassi occupato da un bel campo da tennis che secondo qualcuno avrebbe dovuto attrarre turisti. Il risultato è che il campo fu ben presto reso inagibile da una franetta ed il resto del territorio giace nelle stesse condizioni di quindi anni or sono.

Una volta il manager di una grande azienda mi spiegò come, nel corso degli anni, aziende apparentemente incrollabili possono fallire. "Prendi un dirigente, capace ma geloso della sua posizione di prestigio - mi disse.- Una persona così tendenzialmente farà in modo di far crescere attorno a sé collaboratori servili e meno capaci per poter essere sempre certo di affermare la sua leadership. Quando uno di questi collaboratori male allevati dovesse prendere il potere tenderà a comportarsi a sua volta come il predecessore e così farà chi verrà dopo con l'inevitabile risultato".

A me sembra che quanto appena sostenuto possa essere rigirato anche nel panorama delle nostre amministrazioni dove salvo rari esempi di governo illuminato, assistiamo ad un disarmante degrado dove anche chi avesse voglia e capacità è costretto ad inchinarsi.

Sono ben pochi gli amministratori che conoscono i luoghi dove vivono e la loro storia. Meglio Roma o Milano. Ho parlato con sindaci che neppure sapevano che dietro il comune partiva una mulattiera storica di grande valore turistico o che non riuscivano a veder le bellezze che li circondavano mentre preferivano sognare di "grandi insediamenti industriali e artigianali", di "poli d'attrazione imprenditoriale" e così via.

Ma non ci sono solo gli amministratori; ci si mettono a volte le stesse associazioni ambientaliste composte da gente che con le Alpi ha ben poco a che fare. Forse c'è andata in montagna e ci fa le ferie, ma che ne sa delle esigenze e della vita dei locali? Ad esempio non si scandalizzerebbe quando tagliano quattro piante se sapesse che solo al tempo dei suoi nonni le nostre cime erano quasi prive di copertura vegetale. Altri si agitano che "stiamo facendo scomparire i ghiacciai", ma forse non sanno che al tempo dei romani le Alpi ne erano quasi prive. Altri ancora fanno opposizione di principio a tutto quanto si cerca di fare su un territorio senza degnarsi di avanzare la benché minima proposta intelligente e alternativa. Non plaudirebbe alle normative CEE su igiene e sicurezza che impongono all'alpigiano assurde ristrutturazioni edilizie alle baite di monte con piastrelle, bagno e antibagno, lavello con acquea fredda e calda e quant'altro.

Raramente ho visto uno di questi signori chinarsi per rifare un muretto a secco, ripulire un sentiero, costruire un ometto. A meno che non ci fosse dietro la solita strombazzata manifestazione dove, come i politici che tanto critica, poteva mettersi in luce.

Ancor prima di Ötzi, la mummia, le Alpi avevano prodotto una civiltà perfettamente adattata al territorio e alle sue difficoltà, quindi assai evoluta e raffinata anche se assolutamente pratica e "priva di fronzoli". Le Alpi possono essere state riscoperte da Russeou o da Ghöte, ma erano già una "civiltà" che sebbene divisa da valli e crinali aveva tratti in comune da La Turbie a Trieste. Molti cervelli sono stati esportati dalle Alpi e pochi ne sono entrati, per lo più traendone ispirazione per le loro opere. E il più delle volte non sono stati gli alpigiani a rovinare il tessuto naturale storico e culturale delle loro valli. Essi al più sono stati complici di tali scellerate imprese iniziate già negli anni trenta e che videro un apice di "appassionato accanimento" negli anni '60. Oggi cos'è cambiato? Poco o niente

Di fronte ad una simile situazione viene voglia di abbassare la guardia