LA STORIA DELL'ALPINISMO

Ultimo aggiornamento il: 23/05/2018 15:03:01


LA STORIA DELL'ALPINISMO

Generalmente il grande pubblico e la cultura ufficiale italiani hanno sempre tenuto in poca considerazione quel fenomeno sociale e culturale che da oltre duecento anni segue l'evoluzione della nostra civiltà e cioè l'Alpinismo. Relegate nel ristretto ambito degli iniziati le opere letterarie a carattere alpinistico, sia di narrativa che di saggistica, hanno avuto sempre un'enorme difficoltà a valicare i confini del ghetto. Tutto ciò per due diverse ragioni entrambe viziate da un erroneo e stupido presupposto di superiorità all'alpinista sembra importare poco che "altri" condividano il suo mondo, agli "altri" importa poco di comprendere il suo. In effetti pensando a questa difficoltà di comunicazione ci si rende conto che sono rare le opere leggibili e appetibili al grande pubblico. Poche sono le teste di ponte che hanno tentato un aggancio fra i due mondi, ma fra queste metterei anche quella "Storia dell'Alpinismo" scritta da Gian Piero Motti e pubblicata nel 1978 in appendice alla Enciclopedia della Montagna di De Agostini, cinque anni prima della prematura scomparsa dell'autore. Facendo parte di un più vasto progetto editoriale e avendo una veste ad esso consona, il contributo di Motti è rimasto per anni quasi sconosciuto. Oggi con perfetta scelta di tempo ci ha pensato la  casa editrice Arciere-Vivalda a ridare respiro all'opera che nella nuova e pratica edizione è stata curata e aggiornata a partire dal 1978 da Enrico Camanni direttore della rivista Alp.

Chi abbia in mente quanto noiosi possano essere i testi storici, spesso troppo didascalici e quindi poco coinvolgenti, si tranqiullizzi. Con acuta opera di studio degli scritti e delle imprese dei vari grandi alpinisti, quasi sempre interfacciata dalla considerazione del periodo storico e sociale sul cui sfondo operarono, Motti ci ha dato una Storia dell'Alpinismo secondo me a tutt' oggi insuperata, ma soprattutto utile. Per la prima volta l'impresa, il dato tecnico, il freddo elenco di scalate e scalatori vengono messi in secondo piano per tentare di dare umanità ai protagonisti e di analizzarne le gesta. In questo modo ecco che anche le più grandi e pazzesche imprese alpinistiche, altrimenti giudicabili mera ed inutile follia, assumono ai nostri occhi altri significati. Ecco una chiave di lettura per comprendere perché di ciònecessita l'alpinismo, visto dai più solo come futile gioco mortale. E come dar torto a tale interpretazione se non si esplorano e analizzano lo spirito, le motivazioni, quelle contingenti e quelle psicologiche più profonde, che hanno mosso certi uomini a sfidare rischi e disagi elevatissimi per una conquista inutile? In quest' ottica la Storia dell'Alpinismo di Motti tenta con garbo di spingersi oltre le normali definizioni per suggerire dei significati più profondi a questo grande gioco. Eccola dunque aprirci insospettati scenari e squarci di quello che probabilmente è il vero mondo degli alpinisti, quello abilmente e gelosamente celato.

Lo stile è rapido ed efficace, in certi momenti estremamente avvincente; ogni capitolo può essere una piacevole lettura a sé, ma è nello stesso tempo abilmente collegato a tutti gli altri in una "sciolta" continuità che non vincola il lettore. L' autore ci permette di viaggiare liberamente su e giù nella scala temporale, di avvicinarci facilmente ai personaggi, anche quelli più mitici ed
intoccabili, con minor timore reverenziale perché resi umani e
deboli come lo può essere un uomo qualunque. In generale il lavoro appare ben equilibrato in tutte le sue parti, anche in quella
ovviamente più delicata e di difficile interpretazione riguardante i fenomeni d'avanguardia degli anni '70. Fenomeni che, assieme alle filosofie più generali su cui si basavano, avevano notevolmente influenzato una mente aperta e assetata di novità e confronto come quella di Motti. In misura più o meno accentuata la presenza dell'autore è sempre evidente; con essa egli cerca, si può dire deliberatamente, di aiutarci nell'interpretazione degli avvenimenti e forse anche di provocare una reazione critica.

Ci troviamo quindi di fronte ad un' opera che sfugge dai canoni ufficiali del lavoro storiografico puro avvicinandosi forse di più alla saggistica. Ma in fin dei conti questo tipo di analisi è forse il migliore poiché al di là di ogni pretesa di completezza tabellare ci fornisce delle chiavi di lettura diverse, ci coinvolge e ci stimola ad interpretare. Con tali presupposti il lettore diventa una sorta di amico al quale si va confidando una propria visione di come siano andate le cose in una sorta di muto dialogo. Se questi erano i reali intendimenti di Gian Piero direi che il risultato sia stato raggiunto, pur mantenendo allo stesso tempo il rigore storiografico necessario: in fondo credo che per questo lavoro non gli sarebbe spiaciuto il titolo di "Una Storia dell'Alpinismo" (la sua), piuttosto che quello di "Storia dell'Alpinismo".

A partire dal 1977 si innesta nell'opera il doveroso e utilissimo aggiornamento di Enrico Camanni. Purtroppo questi 17 anni di storia sono stati tra i più fervidi d'azione e tra i più confusi; l'alpinismo è divenuto fenomeno di richiamo, preda di sponsor e media. Con molta bravura Camanni si destreggia in un vero e proprio intrico di date e luoghi che non riguardano più solo le Alpi, ma l'intero globo. Nelle poche pagine che si riserva riesce a dare un quadro più che esatto di quanto è successo in questi ultimi anni traghettandoci nell'odierno. La poca disponibilità di spazio e anche la lecita esigenza di non essere mero imitatore dello stile di Motti fa mancare a questa parte certe dimensioni di scavo tipiche del corpus originale. Ma in ciò sta anche la grande sensibilità dell'autore nel non voler confondere le acque. Del resto egli stesso potrebbe domani riservarci la gradita sorpresa di una "sua storia dell'alpinismo" che, ne sono certo, potrà esser un altro colpo di luce su quello che definirei uno dei più interessanti esperimenti di una nuova umanità.