La via Totò Riina

Una reazione esagerata

Ultimo aggiornamento il: 22/05/2018 14:56:11


La via Totò Riina

PREMESSA

Qualche anno fa alcuni giovani scalatori valtellinesi aprirono una nuova via sulla parete Sud-ovest del Pizzo Badile intitolandola all'allora appena catturato Totò Riina. La cosa suscitò scandalo, andò persino sui giornali nazionali e scagliarono i loro anatemi personaggi illustri fra cui Mario Rigoni Stern. Conoscendo lo spirito con cui la via era stata dedicata non riuscii a star zitto considerando ipocriti ed esagerati molti degli interventi. Scrissi pertanto il pezzo che si legge di seguito che trovò spazio sul giornale "La Provincia di Sondrio" al tempo in cui un direttore audace ed aperto, compatibilmente ai propri interessi e a quelli del giornale, cercava di dar spazio alle voci dissonanti.

Di fronte all'esagerata enfasi con cui i media locali e nazionali hanno dato spazio alla notizia dell'apertura della via Totò Riina sulla parete sud-ovest del Pizzo Badile vengono immediate due reazioni opposte. Da un lato si è tentati di farci sopra una risata anche perché la via, a differenza di quanto riportato, è stata aperta più di un anno fa, nel gennaio ‘93. D'altra parte già questo dato induce ad una riflessione che ben presto si tramuta in sconforto se si pensa che anche notizie molto più importanti potrebbero essere trattate allo stesso modo. Ma a parte questo, dalla lettura dei vari "pezzi" traspare pure una grande ignoranza della materia, ancor più preoccupante quando la stessa è manifestata da uno scrittore del calibro di Rigoni Stern che forse saprà tutto di Altopiano di Asiago e Ortigara, ma poco e nulla circa l'evoluzione. dell'alpinismo inteso anche come fenomeno ed esperimento sociale. Appare per altro evidente come la gente, comune sia rimasta legata ad un concetto di montagna un po' da libro Cuore. Parte della responsabilità di ciò va addebitata anche all'intellighenzia alpinistica: la voce dell'alpinismo, spesso ricchissima di significati all'avanguardia, che potrebbero essere utile chiave di lettura sociologica, è relegata nel limitato spazio delle pubblicazioni per adepti e quindi di difficile accesso. Dunque è comprensibile come certo giornalismo tratti la faccenda esaltandone quelli che sono I toni più spettacolari e semplici: sangue, morte, sacrificio, eroismi fatali. E purtroppo in questi resoconti il povero alpinista appare spesso come un disadattato, asociale e ribelle: altra cosa è il pilota di Formula L Forse il suo stile di vita e la sua morte si giustificano coi miliardi che ruotano attorno a quel mondo? Ma torniamo a Totò Riina. È evidente che i primi salitori, sensibili come tutti alla presenza nel nostro paese di uno Stato (negativo) nello Stato, hanno accolto con sollievo la cattura di "o' Curtu". Un incubo era finito e, come tutti gli incubi che si risolvono, aveva perso ogni importanza: finalmente se ne poteva parlare e ci si poteva scherzare sopra esorcizzandolo. È questo il significato di una via che è stata aperta anche con rischio e pericolo e che, indipendentemente dal fatto di essere più o meno importante, è il frutto di bravura tecnica e di creatività artistica, una delle cose, quest'ultima, che pongono l'alpinismo al di sopra di un semplice sport. Lasciamo quindi da parte la facile indignazione di bassa lega e un po' strumentale e, se possibile si rivedano certe interpretazioni dell'alpinismo. E si pensi magari a quei personaggi ai quali, a seconda dei momenti storici, l'uomo ha dedicato strade e piazze per non dire monumenti; personaggi che poi, a conti fatti, non si sono rivelati migliori del criminale siculo.