Ue-tsi

Lettera a Marco Vitale

Ultimo aggiornamento il: 31/05/2018 14:16:09


Ue-tsi


UE TSI - Prima del compimento.
Riuscita. Ma se la piccola volpe,
Quando ha quasi compiuto il trapasso,
Finisce con la coda nell’acqua
Allora non vi è nulla che sia propizio.
(I-Ching, il Libro dei Mutamenti)




Caro Professore

 

ho ricevuto la sua lettera ed il Cd di Benedetti Michelangeli (che sto sentendo mentre scrivo) e la ringrazio del pensiero.

Leggermente infortunato e anche influenzato, ho passato le feste in casa e, fra le cose che la forzata inattività mi ha permesso di fare, ho anche messo sulla carta una serie di pensieri suscitati dalla sua lettera. Gli spunti che il suo scritto suggerisce sono tantissimi e, come sempre in questi casi, mi sono completamente lasciato andare fidando nelle emozioni più che nella razionalità.

Dopo aver scritto, mi è venuto in mente che, per quanto disorganizzate, queste “quattro idee” potevano magari esserle utili per avere un tassello in più, per ricevere notizie da una sfera sicuramente un po’ diversa da quelle con cui forse è maggiormente in contatto.

Essendo pigro, da anni ho scelto di essere un po' ignorante e alla fine ho scoperto che piccole dosi di questo “difetto” non sono un male, anzi, ti permettono di approcciare i problemi partendo da posizioni fuori dagli schemi e di trovare, a volte, soluzioni inaspettate proprio perché liberi dalle inevitabili influenze che derivano dalla sterile conoscenza erudita. Oltre che frettolosa e superficiale, quella che segue è dunque un’analisi “ignorante”; spero non la trovi anche presuntuosa.

 

Nell'esordio della sua lettera lei invita a cogliere i “segni impercettibili”, sensibilità che è abbastanza connaturata in me. Pensi che nel 1991, al ritorno dal Pakistan, dicevo ai miei amici di spedizione che quel paese era una enorme polveriera pronta ad esplodere. Una volta a casa, comperai il libro "Scontro di civiltà" (che non arrivai a finire) perché per me era lampante che, prima o poi, proprio da quelle parti sarebbero sorti i problemi che oggi abbiamo sotto gli occhi. Poi leggo il Corriere e trovo gli ennesimi allarmi su Alitalia e  Malpensa, un areoporto che ha sempre suscitato i miei dubbi; c‘è la Spagna che supera l’Italia e la Grecia che si appresta a farlo; si riapre l’incredibile vergogna dei rifiuti in Campania… Però da quelle stesse pagine ricevo messaggi, anche fotografici che, non mi chieda come, mi fanno sperare. La società è come una persona, se stai attento ne cogli l’umore e la condizione. Basta camminare per strada e percepirne le vibrazioni, guadare come la gente si muove, scrutarne i volti; basta vedere come reagisce ad imprevisti o incidenti meglio se banali; basta respirare e tuffarsi nel generale, perdendo di vista il particolare, vedere il moltplice come un’unità; basta leggere i giornali senza concentrarsi troppo sui singoli fatti e guardare la TV allo stesso modo… Quando sono nelle grandi città non posso fare a meno di usare questa specie di sensibilità e purtroppo quello che avverto è ancora un clima pesante di incertezza.

 

Però il suo scritto apre la porta alla speranza e non sa quante volte io mi chiedo se abbia ancora un senso sperare; a scuola e a casa mi hanno insegnato ad amare questo Paese, ma si fa sempre più fatica ad essere orgogliosi di appartenervi.

Il fatto è che vedo molti, troppi, di quelli che potrebbero dare tanto all'Italia un po' prigionieri di una visione "machistica"  o, peggio, utilitaristica dell'agone politico. Nessuno che ammetta un proprio errore, una propria sconfitta, e di fronte al Paese, che intanto è maturato più di loro, appaiono sommamente grotteschi, fuori dal tempo e non se ne rendono conto. È un teatrino dove la gente comune fa da spettatrice senza nemmeno riuscire a divertirsi troppo.

Nessuno sembra comprendere che per vincere bisogna essere anche disposti a perdere; nella scalata, come nel Tai Chi, un "passo indietro" o di lato sono funzionali e, a volte, necessari per il successo. L’importante è non perdere di vista la meta, se ne abbiamo una.

Ogni processo ha un punto di massima espressione cui segue un percorso discendente. 

Se gestito consciamente, tale processo naturale è benefico e per renderlo maggiormente efficace occorre generare e vivificare il moto; esattamente l'opposto di quanto avviene da noi, dove una preoccupante predisposizione al conservatorismo e la paura, ostacolano il fluire delle energie, portando a pericolose stagnazioni. Mi si dirà che un politico ha una vita sola, ma mi pare che proprio grazie ai vantaggi, anche economici,  di cui dispone, gli venga data ampia possibilità di osare, di gettasi con passione in quel che crede, se ci crede veramente.

 

Quando è cominciato il declino? Forse negli anni ‘60 del secolo scorso, con il progressivo cancellamento di quel po' che rimaneva di senso patrio, con la scelta di seguire modelli di sviluppo che non ci appartenevano e che difficilmente si sarebbero potuti adattare alla nostra società senza ridurla in brandelii. In queste scelte il ruolo giocato dalla mafia e dalle sue collusioni con la politica è stato immenso, e fra l'altro ha consentito l'esportazione del "modello Palermo" in tutt'Italia. È stato schiacciato ogni senso civico, addirttura in certi momenti è sembrato che  il bene ed il lecito stessero dalla parte dei farabutti, che ogni senso morale fosse capovolto, con risultati poco edificanti a livello sociale e  ricadute credo pesanti sui modelli educativi.

Sempre di più il governante si è perso dietro vaghi progetti, spesso faraonici, dimenticando che è dal basso che si costruisce, che è dando valore alle piccole cose che si possono poi gestire quelle grandi. Le nostre strade d'accesso (e non solo) alle grandi città sono un immondezzaio a cielo aperto, ma sono anche un biglietto da visita per chi le percorre, turisti e uomini d'affari stranieri compresi. Se è vero che anche l'occhio vuole la sua parte, l’immagine che offriamo non predispone certo a giudizi favorevoli. Se la nostra casa è sporca cosa può pensare di noi il nostro ospite?

La gestione della giustizia, l'assenza di certezza nella pena, la carenza di servizi efficienti... quante cose vanno poco bene.

 

Francamente non sento di vivere in una nazione democratica e moderna, in un paese dove lo Stato ha come primo interesse il benessere dei cittadini e dove, quindi, la prima attenzione sia rivolta a loro ed ai loro diritti. Lo scrivevo già molti anni or sono, quando mi accorsi che in tutte le nazioni le autostrade avevano le barriere anti rumore e da noi no; mi sembrava un evidente segno di spregio verso i cittadini. 

Se lo Stato o i suoi apparati sbagliano si fa quasi finta di nulla; a loro tutto è concesso. 

Non ci provi invece il cittadino che in tutti i sensi deve esser pronto a pagare (in tempo, in danaro etc.) senza tante discussioni. Non parliamo poi dei privilegi di cui godono politici e apparati statali i quali invece, secondo me, dovrebbero essere "umilmente"  disposti a dare per primi prova di senso civico.

Per fare un piccolo esempio: perché Polizia e Carabinieri sono esentati dal mettere le cinture di sicurezza? Ovviamente è giusto che non le portino in situazioni particolari, ma durante il normale svolgimento delle proprie mansioni sarebbe bello che fossero loro i primi a dare l'esempio alla comunità. E questo è solo uno dei piani dove si potrebbe provare a riavvicinare Stato e cittadini, per non entrare nel discorso fiscale... 

A volte, neanche tanto per scherzo, mi dico che piuttosto che una democrazia, l'Italia è una burocrazia.

Lo Stato ai suoi massimi vertici non vive la strada, non fa le code agli sportelli, non deve scontrarsi con i 1000 ostacoli da lui stesso opposti attraverso leggi e norme spesso bizantine, non ha i rifiuti sotto casa. Lo Stato non vede o non vuole vedere e tende sempre a minimizzare la gravità degli eventi, delle situazioni.

Come mini imprenditore in un settore marginale come quello della montagna e del territorio (credo sia la categoria meno protetta e considerata d’Italia) devo confessare che la tentazione di mollare tutto mi è venuta più volte. Se non l’ho fatto è perché ho sempre creduto molto nella mia scelta, ma anche perché potevo contare su una serie di ammortizzatori che, per quanto minima, mi ha consentito di sopravvivere in alcune fasi dure. La sfida giornaliera di inventare e reinventare il mio lavoro mi esalta, ho “voluto la bicicletta” e non mi lamento di pedalare, però quando qualcuno ti mette anche la zavorra…

 

La fine della Guerra fredda e il nostro ingresso in Europa hanno per fortuna contribuito a far scoprire i giochi e avviato l'Italia verso un'inevitabile, e salutare, cambio di direzione, ma non sarà facile recuperare, perché il danno fatto sulla società ancor prima che sul paesaggio è stato gravissimo. 

Sembro pessimista, ma, come tutti gli scalatori, conservo sempre un ultimo barlume di resistenza e di speranza a dispetto di tutto.

A volte per vivificarlo basta poco, una lettera di Marco Vitale o la e-mail che ho appena ricevuto in cui una coppia di govanissimi sposi-alpinisti mi chiede di Bonatti, augurandosi che il vecchio alpinista non lasci la ribalta perché: "la gente ha bisogno di sentirsi vicina a persone grandi come lui che con tanta forza, passione e intelligenza ha fatto grande un’Italia che a volte non ha meritato tanto onore".

I germi del cambiamento ci sono e lei li segnala tutti anche se resto ancora stupito nel vedere un’Italia che non sembra avere un serio piano per rendersi indipendente o quasi sul piano energetico. Così come mi stupisce, si fa per dire, che il famoso conflitto d’interessi, tanto evocato ed usato quando il “Cavaliere era a cavallo”, oggi sembra dimenticato.

 

Ieri ho visto con mia figlia, Silvia, il film di Muccino "La ricerca della felicità"; un buon filmetto che ricorda quelli del nostro neorealismo, ma come pallida sembianza. Nella pur vera e commovente storia manca, infatti, la crudezza espressa dagli ambienti e dai personaggi di un De Sica. Tutto è patinato (all'americana) ed, in più, poiché il protagonista è il celebre e stramiliardario Will Smith al posto di un anonimo attore, la gente riceve un messaggio assai meno impattante. Il film l'ha fatto un italiano che a nostro parere ha dimenticato (o sacrificato al botteghino) una delle più importanti nostre qualità: la capacità di fare cose (anche nell’arte) con ingredienti poveri. Capacità che,  forse, è una delle maggiori caratteristiche del nostro DNA e di cui dovremmo andare fierissimi. L’italiano sa trarre risorse dove altri non vedrebbero che fare, dà il meglio di sé proprio nelle difficoltà estreme, sa ben difendersi per poi magari anche “contrattaccare”.

La società e lo Stato che abbiamo costruito hanno dimenticato, hanno voluto dimenticare (sono stati costretti a farlo?), questo a mio parere grande valore che oggi viene tirato in ballo a volte solo per scopi demagogici.

Oggi abbiamo forse toccato il fondo (i più pessimisti direbbero che una volta in fondo si può sempre continuare scavando) e in questo momento, per forza, deve iniziare la risalita che però andrebbe governata con saggezza, lungimiranza e sempre maggiore attenzione verso la gente e quel po’ che resta del “Bel Paese”.

Per questo io sogno, ma anche un po’ temo, la rinascita dell’Italia.

 

Cordialmente


KI TSI - Dopo il compimento.
Riuscita nel piccolo.
Propizia è perseveranza.
In principio salute, alla fine scompiglio.
commentoLe linee forti stanno sui posti forti,  le deboli su quelli deboli.
È un aspetto molto favorevole, ma fa pensare.
Proprio quando è raggiunto l’equilibrio, ogni movimento sconsiderato può riportare al disordine.