Alpi Albanesi, mi presi la briga di tentare una risposta.">

Un'etica "sovralpinistica" è possibile?

Ultimo aggiornamento il: 21/05/2018 08:54:38


 Un'etica "sovralpinistica" è possibile?

All'atto si spedire allo Scarpone  alcune immagini della nostra fortunata esperienza sui monti albanesi mi è capitato di leggere nella rubrica dedicata agli altri notiziari l'intervento di Ezio Elia su ALPIDOC. Ovviamente mi sono sentito un po' parte in causa e, visto che l'argomento può essere senz'altro interessante e degno di approfondimento, ho deciso di intervenire. Per prima cosa bisogna dire francamente che Elia non ha tutti i torti; è vero, noi andiamo in una terra la cui popolazione soffre per la mancanza dei beni primari, ostentando anche senza volerlo ricchezza e, in qualche modo, superiorità.

Io sono perfettamente d'accordo con questa argomentazione ma, a questo punto mi viene spontaneo un moto polemico perché se ciò vale per l'Albania, a maggior ragione deve valere per il terzo mondo in genere. Dovremmo dedicare almeno una pagina se volessimo elencare tutti i luoghi o le regioni della terra dove condizioni di indigenza o di fame hanno per scenografia splendide catene di monti. E con quelle nazioni dove vige un regime totalitario e oppressivo, come la mettiamo?

Dubbi simili a quello suggerito da Elia non sono infrequenti fra coloro che hanno un minimo di sensibilità. Ad esempio: dobbiamo ancora fare guide e libri di montagne "aprendo" zone nuove alla massa? dobbiamo impedire nuove strade in montagna? dobbiamo pubblicare o no quello che facciamo? accettare gli spit o no? accettare le ferrate o no? Mille altri problemi potremmo sollevare, ma fermiamoci qui. Raramente mi capita di sposare posizioni di pensiero estreme, più spesso preferisco cercare una soluzione alternativa. Del resto la funzione degli estremi è proprio quella di stimolare l'uomo a cercare sempre nuovi e più positivi equilibri.

Con questo presupposto ecco che entra in gioco quel fattore assai meno definibile, e già citato, che è la sensibilità dell'individuo e il suo modo di porsi di fronte alle varie realtà e ai loro problemi. Andando in Albania o in altra terra disastrata con un certo tipo di sensibilità si può provare anche ad essere di aiuto, per quel che si può. Ad esempio si può suggerire di cercare di conservare la natura anche a dispetto di facili guadagni immediati. Del resto a volte non è nemmeno difficile, specie se ci si trova di fronte a  popolazioni, come quella albanese, per la  quale, fare riferimento ai disastri prodotti da simile politica in Italia non è come parlare della Luna. Mi creda signor Elia, molto più danno di quattro alpinisti, turisti o escursionisti lo sta facendo la TV, che propina a quella gente un'immagine dell'Italia tutta luci, ricchezze, belle donne e facili. Non parliamo poi della nostra presenza ufficiale laggiù; vada a vedere, nel buio di Tirana, lo spreco di luminarie e sfarzo delle nostre due rappresentanze diplomatiche, bell'esempio  di scarsa sensibilità ed educazione civile (non civica). Vada a vedere le lattine di olio di semi "Dono del Popolo e del Governo Italiano" e vendute nei negozi:  anche in Italia ci sono le caste?

Eppure, pur nella disperazione e nell'indigenza gli albanesi sono pieni di dignità. Li si può condannare se rubano ai turisti? Io non me la sento, anzi in qualche misura li approvo, mentre approvo di meno chi ruba in Italia. Si può condannare il pastore Marc se uccide ancora i lupi che gli hanno mangiato sette pecore? Il lusso di essere animalisti se lo possono permettere quelli che la pecora la comprano dal macellaio o per i quali la fame è comunque un problema superato.

Allora, ribaltando queste considerazioni anche su alcune realtà e problemi del mondo alpinistico e ambientalista, vede, caro Elia, che tutto diventa (ovviamente) relativo. Credo che l'importante sia lo scambio delle idee, l'offerta di alternative e, ove possibile, il loro supporto anche finanziario. Il contadino Luigi potrebbe trovarsi in una situazione analoga a quella di Marc; per continuare a vivere sul monte e fare il formaggio, potrebbe aver bisogno della baita nuova, della strada e dell'elicottero per portare a valle i prodotti (anche gli alpini hanno venduto i loro gloriosi muli). Vogliamo cercare di tenerlo lassù come cent'anni or sono perché è coreografico e fa tanto stampa ottocentesca? In quelle condizioni, e le garantisco che ancora molti fanno quella vitaccia, anche lui soffre e.... non va in montagna.

Questa è una conclusione senza dubbio estremistica, ma non credo fuori luogo perché lei, forse senza saperlo, ha sollevato da un'altro lato il coperchio di un grande problema di coscienza; che non riguarda solo l'uomo che soffre, ma anche la Natura nella sua globalità.

Per finire vorrei dare anche due brevi dati desunti dal nostro viaggio albanese.

1) La maggiore sofferenza si riscontra nelle città più legate ad un’economia industriale. Nelle campagne e in montagna, grazie alla prevalenza di un'economia agricola, si può dire che, benché a volte con difficoltà, la sussistenza sia assicurata.

2) Il paese è al 90% agricolo e le colture "grazie" all'impossibilità di acquistare prodotti chimici come erbicidi, pesticidi e fertilizzanti, gode l'invidiabile possibilità di commerciare prodotti ecologici a prezzi molto contenuti.

3) 45 allucinanti anni di regime  hanno condizionato e ancora condizionano l'iniziativa della gente. La popolazione veniva tenuta buona mediante la propaganda che diffondeva la psicosi dell'invasione (da Ovest, ma anche da Est). Per sostenere fino in fondo la sua tesi Hoxha ha fatto costruire ben 700.000 bunker di ferro e cemento che costellano il territorio. Il costo di un bunker equivale a quello di un piccolo appartamento coi servizi!!! Altri mezzi di controllo e repressione erano i poliziotti, le spie (due ogni tre abitanti; e già all'asilo ai bimbi veniva insegnato che era un onore tradire i genitori qualora avessero detto cose contrarie alla politica nazionale e al presidente) e gli "spatch", prigioni sotterranee dove sapevi solo quando entravi.

4) Gli albanesi sono sempre andati in montagna, tant'è vero che esiste anche la Federazione di Alpinismo della quale siamo stati ospiti. Solo in questi ultimi due anni di crisi grave i migliori giovani hanno dovuto abbandonare l'attività per andare a cercar lavoro all'estero, soprattutto in Grecia