DELUSEMITE VALLEY

Ultimo aggiornamento il: 21/05/2018 08:28:52


DELUSEMITE VALLEY

Dieci anni dopo che era iniziato il sogno finalmente poteva vedere la valle. Il bus viaggiava lungo il lato in ombra e via via sfilavano davanti a lui pareti senza nome. Si chiedeva quali sarebbero state le sue reazioni alla vista del colosso granitico del Cap e con l'occhio andava avanti ad ogni curva per cercarlo. Finalmente eccolo! Grande, dorato dal sole stava di fronte a lui il simbolo del "nuovo mattino". Quanti anni erano passati dal giorno che con Bonzo aveva chiesto di poter trovare lavoro nel parco almeno per essere là dove pochi eroi sfidavano diedri vertiginosi e lucenti muri verticali solcati da fessure perfette.

 

Avevano la stanza tappezzata di foto ricavate dalle prime riviste che parlavano di Yosemite e nella testa l'idea che laggiù ci fosse qualcosa che dalle loro parti mancava.

 

Ora, mentre stava avvicinandosi alla fine del viaggio, era quasi stupito di se stesso. In altri tempi il cuore gli sarebbe balzato in gola e l'emozione l'avrebbe afferrato trascinandolo in sogni impossibili. E invece il Capitan era Il e non diceva nulla: un gigantesco pezzo di roccia muta come sempre dovrebbe essere la roccia. Bello ma assolutamente privo della vita che lo avrebbe animato se Gregorio fosse arrivato nella valle dieci anni prima.

 

Era forse l'abitudine alla roccia fatta, in tutto quel tempo o era il presentimento di un qualcosa non ancora capito che faceva perdere il fascino della parete?

 

Un sasso, un qualsiasi sasso come tutto il resto lì attorno, sassi muti e stranieri. E le pareti della sua valle non avevano nulla da invidiare a quelle famose muraglie dai nomi tanto usati che quasi erano smussati come i loro profili.

 

Qui iniziò il periodo di attesa per la salita e più i giorni passavano, più capiva che ormai lo spirito del "nuovo mattino" era solo un pallido ricordo. Era un prodotto pubblicitario da propinare ai ritardatari che leggevano certe riviste e si bevevano tutto.

 

Eppure il vecchio Hombi glielo aveva detto. Quando lo aveva reincontrato ad Arosa gli aveva spiegato che Yosemite non era più quella di quando lui e Hanspeter, Mouggli e gli altri erano andati a ripetere le vie più difficili.

 

Certo per Gregorio era stato difficile credere a quelle parole e, pur intuendo che erano vere, le seppellì fra le pieghe della mente, anche se ogni tanto venivano ricacciate a galla da forze misteriose. Ed eccole di nuovo a disturbarlo mentre cercava di capire qualcosa di tutto il sistema di Shuttlebus che infestavano la valle, di tutti quei centri popolati da obesi americani che

 

giocano agli esploratori con il gommone lungo il Merced river. Gente ovunque, macchine su e giù, asfalto, cartelli e tutto un gigantesco apparato per vendere il sogno della natura dove tutto deve essere bello; grandioso e appariscente.

 

Avevano messo in vetrina addirittura una vecchia indiana che intrecciava cesti di giunco. Lei era viva, ma pochi metri più in là, quasi si trattasse di fauna estinta, c'erano le statue di un vecchio e di alcuni bimbi nella loro tenda. Che pena!

 

Ma forse il "nuovo mattino" c'era ancora, sperava fra sè Gregorio, forse l'hanno solo costretto a starsene fra le loro pareti più impervie, l'hanno scacciato di poco.

 

Così andò verso la grande parete con i compagni, senza grande convinzione a dire il vero, ma nella segreta speranza di essere preso ancora una volta dalle sirene e vivere pochi giorni di estasi.

 

Quassù qualcuno aveva scritto che si poteva trovare un certo Castaneda e il suo amico Don Juan con le sue meraviglie.

 

Castaneda stava sul Capitan e solo sul Capitan; non c'era modo di incontrarlo in Valle dell'Orco o tanto meno a casa propria. Chi voleva conoscerlo doveva andare lì, come del resto un tempo le belle donne si trovavano solo a Saint Tropez e la buona musica era solo in Inghilterra.

 Il signor Castaneda, però, era probabilmente fuori casa, perché sul Cap non ne trovarono traccia.

 

Niente magie né visioni, ma del resto era logico, pensò Gregorio. Uno così non può stare in mezzo a tutto quel casino; poi con tutto quel bombardamento di taniche e lattine, per non dire di peggio, che scende quotidianamente dal monolito, uno non può certo starsene in pace. E che dire di quel ridicolo trenino da bambini che quasi ogni ora si fermava sotto la parete e sul quale una hostess con megafono. spiegava ai turisti del Capitan e degli scalatori.

 

Non si poteva certo biasimare Castaneda se si era spostato!

 

La salita? Niente di speciale. Le solite cose: molto bella, esposta, anche poco avventurosa, ma quasi sempre senza storia. La cima? Affascinante con quelle sue piante contorte, dai rami scheletrici contro il cielo.

 

L'unico segno proveniente dal "nuovo mattino" forse fu quell'aquila che sulla cima si avvicinò molto a loro, stette quasi ferma e poi volò uscendo dalla valle.

 

Al campo 4 Gregorio si ritrovò solo nella tenda a meditare sulla sua esperienza. Forse pretendeva troppo, forse sarebbe stato meglio non inseguire strani ideali e sogni che, lo sapeva, non si sarebbero realizzati. Il destino lo aveva quasi obbligato ad andare in California perché affrontasse Yosemite e il mito che di lei si era costruito.

 

Durante quell'anno aveva ingaggiato un duello all'ultima energia con il suo passato e i suoi sogni; aveva tolto ragnatele grandi e piccole e il Capitan non era che una delle tante.

 

E pensare, ridacchiava fra sé Gregorio, che hanno persino scritto`che laggiù c'è qualcosa di diverso, che si può pensare rosa e rilassare la mente e comprendere la natura.

 

Invece a volte si ritrovava a pensare alla Sardegna, alla Sicilia, a pareti dove pur nella loro infima altezza rispetto al Cap si respirava un'aria più fresca. Era proprio così! A pochi passi da casa, c'era tutto un territorio di pareti, rocce e scogli che valeva molto di più della Yosemite e solo ora se ne rendeva conto.

 

Nei solitari valloni della Sardegna, sulle altissime pareti della. Val di Mello, in tutta l'Italia meridionale, stava ancora splendendo il "nuovo mattino" e lui era li a beccarsi le briciole di un crepuscolo che non era nemmeno SUO.

 

Uscì dalla valle senza rimpianti pur sapendo che sul Cap sarebbe tornato per fare qualcosa d'altro, ma non certo per cercare.

 

Se ne andò con i compagni a spasso per gli USA alla ricerca del mito e dello stupore.

 

In effetti furono molto stupiti quando scoprirono che l'Eldorado, Spring Canyon, quello di un libro, di molti articoli, di tre guide Psyco e Genesis, altro non era che un insieme di tre paretine tipo Grigna.

 

Fuggirono dal Colorado alla ricerca della famosa Supercrack of desert.

 

Scoprirono che il vero nome della fessura è Luxury liner e in effetti una simile arrampicata non può non arrapare qualsiasi scalatore che la veda.

 

Il luogo gli piacque di più, ma anche sulle Newspaper rocks sentì uno squilibrio fra la realtà e quanto aveva letto. Colpa della sua sfrenata fantasia

 

Eppure c'era qualcosa che non andava, c'era la sensazione che tutto fosse finto, che la tecnologia della Luna potesse da un momento all'altro fare ciò che voleva di quei luoghi.

 

Benché fosse immerso nella natura e avesse attraversato foreste immense, Gregorio intuiva quello che mancava a quei luoghi. Mancava l'Anima.

 

I veri abitatori dell'America erano ormai quasi tutti morti, molti nel corpo e i restanti nello spirito. La loro civiltà era stata sbriciolata e non ne restavano che i prodotti vendibili: souvenirs, cartoline, tappeti o cesti.

 

Un popolo eterogeneo di colonizzatori, neppure più si accorgeva di ciò che aveva fatto e trattava quelle regioni come aree di ricreazione e gioco.

 

La facevano da padroni e cercavano di ridare l'Anima a quelle terre sconfinate, cercavano di averne rispetto, un rispetto esagerato, forse frutto di un rimorso che veniva dal passato.

 

L'Anima se ne era andata, forse più a Nord dove anche un bianco non può che contare su se stesso, forse stava morendo come gli indiani. E allora sulla scaletta dell'aereo le parole del vecchio capo Tenaya ebbero un senso. Quella preghiera fatta al comandante dei soldati di ucciderlo, come aveva ucciso suo figlio, era detta da chi aveva compreso che da allora in poi non ci sarebbe più stato un luogo ove vivere secondo quella meravigliosa armonia che da secoli legava gli indiani e la natura.

 

La valle di Uzumati divenne Yosemite e sulle grandi pareti di granito vennero uomini che certo amavano la natura, che la sentivano e la rispettavano, ma anche il loro non era che un tentativo di trovare quell'Anima scomparsa. Era anche un grande gioco dove provavano ad affrontare ad armi pari la natura cercando di fuggire dalla spietata razionalità tecnologica.

 

Dopo i primi maestri ecco che il sole dei "nuovo mattino" tramontò velocissimo. Forse che invece di un'alba non si sia trattato delle ultime luci del pomeriggio?

 

Con questi pensieri Gregorio volò verso Est.

 

Dopo aver salito la parete della sua valle, che da dieci anni attendeva, dopo aver visto il Cap, che da dieci anni sognava, non aveva più nulla da cercare fra le rocce.

 

Era arrivato da qualche parte, ma ancora non riusciva a capire bene dove.

Già un nuovo tarlo iniziava ad agire in lui; un pensiero molesto che diceva più o meno così: "Tu dici che erano posti senz'Anima, scrivi della tua pena e del tuo smarrimento. Non è forse la tua l’Anima che si è persa?"