Sul caso di Cascina Piana ed oltre

Ultimo aggiornamento il: 20/05/2018 18:48:48


Sul caso di Cascina Piana ed oltre

La risonanza data sul web alla segnalazione che alcuni prati della Val di Mello erano stati "sfregiati" dalle pesanti tracce di cingoli, messe in relazione con un costruendo albergo in località Cascina Piana, mi è parsa più che esagerata. Qualsiasi intervento in un prato, anche solo lo spargere letame, avrebbe portato agli stessi effetti e il contadino sa bene che il manto erboso si rifà presto. Pertanto scandalizzarsi per un fatto del genere e trattarlo come attentato all'ambiente ha avuto sicuramente effetti sgraditi alla popolazione locale che per atavico carattere vede ancora scalatori e turisti come degli estranei (cosa che in effetti è). Questo eccessivo zelo ambientalista viene percepito, non a torto, come uno "spadroneggiamento" del cittadino il quale si mostra, spesso, completamente ignaro della cultura e delle popolazioni locali che considera come un elemento folcloristico, a volte anche fastidioso. A mio avviso, se ci sta a cuore il futuro turistico della montagna, unica via per proteggerla senza farne una impossibile Fortezza della Solitudine, tale atteggiamento è assolutamente da condannare perché favorisce la naturale e comprensibilissima reazione negativa del montanaro. Alla lunga il risultato non sarà che quello di rendere difficili, se non impossibili, interventi di valorizzazione e riqualificazione turistica con il rischio concreto di creare le condizioni per un lento declino di questa risorsa economica in favore di altre come ad esempio l'estrazione lapidea o la realizzazione di centraline sui torrenti e conseguente degrado del territorio. La Val Masino e la Val di Mello sono in primo luogo patrimonio generalmente incompreso di chi ci abita e ne è padrone: dialogo e aiuto discreto sono le uniche direzioni da seguire per evitare potenziali disastri; ma occorrono conoscenza, lavoro, pazienza e pervicacia a cui aggiungere, come sempre, la necessaria dose di equilibrio. Leggo sul quotidiano La Provincia del 3 c. m. un breve pezzo circa la costruzione di un albergo in località Cascina Piana (Val di Mello) con le relative prese di posizione pro e contro. L'articolo non è che una delle tante analisi pubbliche circa la costruenda struttura, analisi che, in maniera un po' scomposta e a volte volgare, compaiono su siti e blog di vario genere. Chi è legato alla Val di Mello non può che intristire di fronte a nuove edificazioni, tuttavia se è vero che la cubatura prevista è di 400 metri, non ci troviamo di fronte a grandi sconvolgimenti, soprattutto se l'edificio si rifà all'architettura locale. Però è da sperare che il volume sia quello complessivo e non trascuri, come a volte un po' furbescamente accade, pertinenze e vani accessori che andrebbero ad aumentare di molto l'impatto della costruzione sul paesaggio. Sicuramente il Comune ha rilasciato la licenza edilizia in seguito all'approvazione definitiva, da parte della Regione, del Piano di Gestione della Riserva, ma nel dubbio sarebbe facile verificare. Sul finire dell'articolo leggo poi alcune affermazioni del Signor Sindaco Ingegner Domenico Jobizzi, il quale sembra farsi merito di aver bloccato il progetto di fitodepurazione delle acque reflue prodotte, praticamente tutte durante il periodo estivo, nella valle. Tale iniziativa era contenuta nel Progetto Emblematico CARIPLO "Vivere la Montagna", promosso da ERSAF in collaborazione con la precedente Giunta di Val Masino e finalizzato ad una serie di opere a basso impatto, con particolare attenzione alla neonata Riserva Naturale della Val di Mello. Avendo qualche reminiscenza derivante dai miei studi di Agraria, la presa di posizione del Sindaco, che definisce la fitodepurazione “sperimentazione (sic) inquinante, incompatibile e antieconomica”, mi pare piuttosto strana. Tale sistema di trattamento delle acque luride è da anni usato e tutt'altro che sperimentale, possedendo caratteristiche opposte a quelle descritte dal Sindaco: costi di costruzione e manutenzione inferiori rispetto agli impianti tradizionali, assenza di odori, totale abbattimento della carica patogena, assenza di manufatti in cemento, possibilità di riutilizzo dell'acqua depurata a scopi irrigui, funzionamento indipendente da fonti di energia. Comprendo che tali azioni di carattere eco sostenibile possono essere contrarie alla filosofia di chi vuole costruire ma, mio parere, una simile opera avrebbe posto la Val Masino all’avanguardia nella gestione ambientale della riserva con ulteriore lustro all’immagine che la valle offre di sé ai turisti di tutto il mondo. Quindi pare lecito chiedere all'Ingegnere, che è uomo di scienza e di cultura, una più dettagliata ragione delle sue motivazioni per ora non conosciute al pubblico; e forse allora sarebbe bello conoscere anche le contro deduzioni di chi ha stilato il progetto di fitodepurazione. Intanto dal finanziamento CARIPLO sono stati decurtati 135.000 Euro, di cui 90.000 per la fitodepurazione, 30.000 per il "miglioramento dell'habitat prioritario a ontano bianco sul greto del torrente Mello" e 15.000 (questi veramente preziosissimi) per la risistemazione della Stalla Ovale del Qualido, testimonianza unica nelle Alpi del lavoro umano sulle Terre Alte. Alle cifre sopra esposte si aggiunge anche qualche altro migliaio di Euro già spesi dal Comune (precedente Giunta) per avviare il progetto. Alcuni sostengono che la bocciatura non sia del tutto disinteressata perché un impianto fognario alternativo alla fitodepurazione, e quindi di tipo normale, richiederebbe la costruzione di una nuova viabilità in Valle e un nuovo appalto a studio ingegneristico. Io non ci voglio credere; forse il Sindaco confonde la fitodepurazione con il lagunaggio, pratica completamente diversa anche se con qualche nesso e per questo ha bloccato l'iniziativa, ma potrebbe ricredersi. Purtroppo, però, il veto posto da Jobizzi a gran parte del Progetto Emblematico non si limita alla Val di Mello perché sembra sia stata bloccata anche l'iniziativa inerente la realizzazione di un percorso pedonale lungo la sinistra del torrente Masino fra il Centro della Montagna e il Sasso Remenno. Un tracciato che i molti turisti estivi sognano da anni per rendere meno "avventurosa" la loro passeggiata serale o "post prandium" che oggi sono costretti a compiere a margine della carrozzabile con inevitabile rischio di incidenti. Con buona probabilità i soldi stanziati non andranno in eventuali opere alternative che si distacchino in modo palese dalla filosofia che ha mosso gli estensori del Progetto Emblematico e sono quindi da considerarsi perduti. In ogni caso come turista mi piacerebbe essere meglio informato perché quella del Sindaco pare un'azione di scarso buon senso. Certo, si tratta di soldi pubblici e quindi da spendere con oculatezza, ma persi questi con che altri fondi si faranno opere alternative se non provenienti dalla stessa fonte? E quindi...? Mentre scrivevo quanto sopra mi è capitata sott'occhio una pagina del Parco Naturale del Marguareis (Alpi Marittime) dove la faccenda della fitodepurazione è stata gestita e viene spiegata in maniera ben diversa.