Giro del Lago di Gera ed i Ghiacciai del Fellaria

Sentiero Glaciologico Luigi Marsen ai ghiacciai di Fellaria

Ultimo aggiornamento il: 21/05/2018 10:37:05


Giro del Lago di Gera ed i Ghiacciai del Fellaria

Itinerario

Lasciata l'auto si sale nei pressi della casa dei guardiani della diga e si imbocca la rampa che, verso destra, conduce in cima al muro.
Si traversa tutto lo sbarramento portandosi sulla sponda opposta del lago, mentre sullo sfondo già appaiono le vette del Gruppo del Bernina e i ghiacciai di Fellaria. Oltre il muraglione inizia il largo e comodo sentiero che, con un lento e costante diagonale, taglia il versante orientale del Sasso Moro fra ripidi tratti erbosi e vallette detritiche sovrastate da incombenti roccioni. Sulla destra si apre il panorama verso la Val Poschiavina e la piccola, ma verdeggiante, Val Gembré che attraverseremo durante il ritorno.
Intanto il largo sentiero passa sotto alcuni roccioni di serpentino e poi, con un paio di tornanti, prende quota per guadagnare il poggio roccioso su cui sorge il già visibile rifugio Roberto Bignami.
Lo spettacolo che si presenta dai prati antistanti l'edificio è imponente e grandioso. Verso Nord-ovest, si inoltra una vallecola, sovrastata a Nord da una sfilata di pareti rossigne. Si tratta della valle che porta alla Bocchetta di Caspoggio, punto di passaggio verso il bacino di Scerscen e il rifugio Marinelli Bombardieri Di fronte ecco i ghiacciai del Fellaria e, in particolare, la grande seraccata che sovrasta la parete rocciosa che dal Sasso Rosso si allunga verso destra. E' un salto glaciale notevole sia per altezza, circa 60 metri, che per lunghezza, in quanto occupa quasi tutto il largo avvallamento fra il Sasso Rosso, a sinistra, e il Pizzo Varuna a destra.
Ristoratici un attimo al rifugio, riprendiamo il cammino andando verso sinistra (Ovest) alle vicine baite dell'Alpe Fellaria, ormai quasi tutte abbandonate. Dopo le costruzioni, si passa un restringimento fra le rocce e si giunge al torrente di fondovalle, che si traversa abbastanza agevolmente portandosi sulla sua sponda opposta. A questo punto si deve prestare un po' di attenzione per imboccare il sentiero che, abbandonando la traccia salente verso la Bocchetta di Caspoggio, si dirama verso destra puntando a Nord, al piede della bastionata di rocce che delimita il versante sinistro idrografico della valle. Il sentiero è ben segnalato con frequenti bolli e triangoli gialli tipici dell'Alta Via della Val Malenco. Ci troviamo qui in coincidenza dell'itinerario A del Sentiero Glaciologico del Fellaria. Traversato il pianeggiante fondovalle si inizia a salire fra erbe e detriti rocciosi guadagnando rapidamente quota. Si aggira così, sulla sinistra, un cospicuo risalto roccioso giungendo su una larga fascia di erbe e sfasciumi che si insinua fra questo e il piede della bastionata predetta. Si aggirano, verso destra, le pareti e con una leggera discesa si mette piede sul filo di una piccola morena laterale del ghiacciaio di Fellaria occidentale. Si percorre il filo della morena entrando man mano nel selvaggio mondo dell'alta montagna; l'erba lascia sempre più spazio alla roccia e al pietrame mentre ci avviciniamo alla lingua terminale del ghiacciaio già ben visibile. Al termine della piccola morena ci troveremo presso le sponde di un piccolo laghetto dove termina virtualmente la nostra salita e dove potremo ammirare, in tutta sicurezza e con calma, l'ambiente che ci circonda. Il laghetto si è formato grazie all'opera di sbarramento della morena che ha arrestato il flusso di acque che scendono da una valletta laterale.
Tornati al rifugio seguendo il sentiero appena percorso possiamo, ancora una volta, ristorarci ammirando le bellezze che ci circondano. Dopo la meritata pausa si può ora iniziare la discesa che prende le mosse alle spalle dell'edificio. Ci si abbassa grazie ad un ripido sentiero che, zizagando, fra radi pascoli e detriti, si abbassa fino a lambire le sponde del lago e poi inizia a costeggiarle verso sinistra. Grazie ad alcuni ponticelli si guadano i corsi d'acqua più importanti che scendono dalla Vedretta di Fellaria occidentale e, in particolare, quello che alimenta la grandiosa cascata che per buona parte del percorso sarà l'elemento dominante del paesaggio. Una volta raggiunta la sponda opposta della valle, il senti'ero risale lentamente fino a portarsi sul magnifico poggio dove si trovano le baite dell'Alpe Gembrè, punto panoramico ottimale per osservare la zona del rifugio Bignami ed il Sasso Moro. Da qui il sentiero, largo e comodo, si abbassa nuovamente per avvicinarsi alle sponde del lago e sfruttando una galleria supera uno sperone roccioso oltre il quale si apre la Val Poschiavina. Una nuova salitina ci porta alla soglia della valle da dove si ridiscende verso il lago per proseguire in alto, lungo le sue sponde, su una stradicciola che oltre un'altra galleria ci riporta al muraglione della diga.

Lungo il Sentiero glaciologicosul filo di un'antica morenala testata di Fellaria

Il Sentiero Glaciologico "Luigi Marsen" del Fellaria

La Vedretta di Fellaria, nell'alta Val Malenco orientale, è un gigante bianco che trae la sua forza e la sua vitalità al di sopra dei 3500 metri, nell'abbacinante deserto ghiacciato dell'Altopiano di Fellaria, dal quale emergono di poco alcune delle più importanti elevazioni del Gruppo del Bernina. L'altopiano, alimenta tre grandi colate che scendono in direzioni diverse. Oltre il Passo Gembrè scende verso la Svizzera e la Val Poschiavo il Vadret da Palù, ben visibile a chi transita con il trenino della Ferrovia Retica da Poschiavo verso S. Moritz. Verso Sud, invece, scendono due grandi masse glaciali separate dall'imponente scoglio roccioso del Sasso Rosso: verso Sud scorre la Vedretta orientale di Fellaria, verso Sud-ovest scivola la Vedretta occidentale di Fellaria. Fino a non moltissimi anni or sono due lingue di ghiaccio tornavano a riunirsi ai piedi del Sasso Rosso, per concludere la loro "vita solida" con un unico fronte che occupava la testata dell'Alpe Gera, alimentando con copiose cascate il torrente Lanterna. La lingua occidentale scende dall'Altopiano con una cascata di seracchi, che si placa sui pianori posti ai piedi dei versanti meridionali del Pizzo Argent e del Pizzo Zupò. Poi piega gradualmente verso Sud e quindi verso Sud-est quasi a voler abbracciare il Sasso Rosso, per terminate con una bella seraccata le cui acque di fusione originano anche un minuscolo laghetto. La colata ha una superficie di circa 5 km quadrati.
La Vedretta orientale di Fellaria che piomba direttamente verso Sud attraverso un passaggio aperto fra il Sasso Rosso e la bastionata rocciosa che sostiene l'Altopiano di Fellaria ed il Passo Gembrè, presenta una lingua larga circa 800 metri e lunga oltre 2 Km con una superficie di oltre 5 chilometri quadrati.
Fino agli anni '20 le due lingue glaciali si riunivano ai piedi del Sasso Rosso e la loro separazione definitiva risale al decennio successivo. Da quel momento, a parte qualche periodo di ripresa, i due ghiacciai hanno condotto vite separate.
In totale, quindi, il ghiacciaio di Fellaria raggiunge e supera i 10 km quadrati di superficie ed è uno dei più estesi delle Alpi italiane.
Il Sentiero Glaciologico di cui è descritta una parte, è dedicato a Luigi Marsen, uno dei pionieri della moderna glaciologia ed eclettico studioso della natura alpina. Professore al Regio Istituto Tecnico di Sondrio e membro della Società Geografica Italiana, Marsen ebbe modo, fra la fine del'800 ed i primi del '900, di compiere sulle montagne valtellinesi ricerche naturalistiche, geomorfologiche e meteorologiche.
A lui sono dovute le prime misurazioni delle fronti di alcuni ghiacciai della Val Malenco e grazie a loro è stato possibile costruire un modello descrittivo dei movimenti glaciali negli ultimi 150 anni.