Al Bernina da Sud

Prposta per una alternativa

Ultimo aggiornamento il: 20/05/2018 08:32:22


Al Bernina da Sud

I recenti eventi accaduti in Val Bondasca sono uno dei tanti segnali del riscaldamento globale che sulle montagne si manifesta con grandi frane innescate dallo scioglimento del permafrost. In questi ultimi anni non ne è stato esente il massiccio del Bernina sulle cui pareti meridionali si sono succeduti alcuni importanti distacchi. A memoria ricordo quello dello sperone sud-est del Monte Scerscen e quello di particolare gravità che ha interessato la parte superiore delle Roccette della Spalla del Bernina, cancellando il vecchio accesso alla Capanna Marco e Rosa-Rocca. L’inventiva e le provate capacità del gestore, di Giancarlo ‘Bianco’ Lenatti permisero tuttavia di attivare rapidamente una soluzione di accesso alternativa mediante una via attrezzata che percorre il margine destro (nord) del Canalone di Cresta Guzza. Realizzata anche grazie all’intervento della ditta ENGECO, specializzata in lavori in esposizione, assieme alla salita diretta lungo il Canalone - consigliabile solo con condizioni eccellenti di innevamento e stabilità dei pendii - questa via è la più rapida per raggiungere la Marco e Rosa dalla Capanna Marinelli-Bombardieri. Purtroppo, però, il ritiro costante dei ghiacci e i lunghi periodi di caldo intenso, non favoriscono troppo questa soluzione che, essendo anche molto lineare, trova gli scalatori sempre esposti a pericoli oggettivi provocati da chi è impegnato più in alto, sia che scenda o che salga. Inoltre, specie a stagione avanzata, la crepaccia terminale si presenta a volte difficilissima da superare e richiede costanti interventi di messa in sicurezza. Oggi, per chi vuole scalare il Quattromila più orientale delle Alpi da sud il problema maggiore è arrivare alla Forcola di Cresta Guzza e alla Spalla del Bernina e la situazione pare in costante peggioramento. Quindi, se non cambieranno le condizioni climatiche, è prevedibile che salire il Bernina partendo dalla Marinelli-Bombardieri sarà soluzione sempre meno praticata. Eppure proprio per questo motivo la capanna fu pensata da Damiano Marinelli già nel 1876 e poi costruita nel 1880 ad opera della Sezione Valtellinese del CAI!

Se percorrere la nuova via attrezzata è cosa abbastanza sicura di prima mattina, la faccenda diventa molto più pericolosa man mano passano le ore, con in più la possibilità di incontrare cordate che già stanno scendendo. In questo senso la vecchia via delle Roccette era migliore perché il suo andamento diagonale limitava l’esposizione alla caduta di pietre staccate da chi era più in alto e aveva buoni punti di scambio fra chi saliva e chi scendeva. Se la situazione attuale penalizza poco la Marco e Rosa-Rocca, accessibile facilmente dal versante elvetico, così non è per la Marinelli-Bombardieri. Il già diminuito afflusso di turisti degli ultimi decenni, si è ancor più accentuato a causa delle difficoltà sopra esposte e per fare il Bernina da sud l’unica soluzione alternativa è solo il lungo “Giro delle Belleviste”.

Con l’intento di proporre qualcosa di utile per la Montagna e chi ci vive, da qualche anno mi sono interessato allo studio di una possibilità alternativa per raggiungere la Marco e Rosa-Rocca dal Ghiacciaio di Scerscen Superiore. Studiando per altri motivi la parete Sud della Cresta Guzza, a un certo punto mi sono reso conto che la Natura stessa stava forse suggerendo una possibilità. Un canale, coperto di neve almeno fino a luglio, separa, infatti, il lato basale sinistro della parete da uno sperone roccioso. Questo si avvolge quasi a chiocciola terminando sullo spigolo ovest-sud-ovest della montagna che forma anche la sponda sinistra orografica del Canalone di Cresta Guzza; dopo un breve tratto di spigolo, si trova infine un sistema di cenge detritiche che, tagliando verso nord-est, porta alla Forcola di Cresta Guzza da dove si va facilmente al rifugio. L’analisi di alcune foto, fra cui le immagini di Google Earth, mi convinceva sempre di più che lì potesse passare un’alternativa sicura e a conforto delle mie supposizioni vennero anche alcuni dati storici. Scoprii, infatti, che lo sperone fu scelto da alcuni dei primi esploratori del Bernina da sud fra cui, il 23 giugno del 1866, F. F. Tuckett, F. A. Y. Brown e le Guide Christian Almer e Franz Andermatten. Ecco un breve brano della relazione che riguarda proprio il raggiungimento della Forcola di Cresta Guzza e che non lascia adito a dubbi: «Scesi sul ghiacciaio di Scerscen raggiunsero in mezz’ora il piede dei pendii di neve e roccia sui quali si svolge la via per la Cresta‑Agiuza‑Sattel (sic). Per circa un’ora o più l’avanzata fu soddisfacente, ma la traversata quasi orizzontale dalla cresta che scende sul ghiacciaio di Scerscen dalla Cresta Agiuza verso il valico, causò un certo ritardo per la presenza di ripidi pendii di ghiaccio vivo e insolitamente duro che richiesero il taglio di numerosi gradini, cosicché un’altra ora scivolò via prima di raggiungere il colle. Erano le 9 e 15 e avevano impiegato 7 ore e mezza dalle baite dell’Alpe Foppa (ad un’ora di cammino da Francia n.d.a.) senza contare le soste.» Caduta in disuso prestissimo, questa alternativa è citata anche Alfredo Corti nella Guida Alpi Retiche occidentali del 1911. Scrive il massimo esperto del Bernina: “Via utile quando le condizioni speciali degli altri itinerari (alla Forcola di Cresta Guzza n.d.a.) siano cattive; il pericolo di sassi e molto minore che per la via solita delle rocce (la via delle Roccette n.d.a.).” Inoltre è assai significativo che il tempo segnalato per la salita sia il medesimo di quello indicato per il percorso delle Roccette il cui itinerario divenne frequentatissimo grazie anche alla sua attrezzatura con corde fisse metalliche.

Ovviamente le mie sono solo intuizioni, supposizioni, ma supportate da una certa esperienza oltre che dai dati storici e fotografici è l’itinerario si potrebbe sviluppare in tal modo:

1) Dal Ghiacciaio di Scerscen Superiore, quota 3180 m circa, allo Spigolo ovest-sud-ovest della Cresta Guzza a quota 3550 m circa (dislivello 370 m circa, sviluppo 550 metri circa, pendenza media 25-30%)

2) Spigolo ovest-sud-ovest - inizio cenge orizzontali, quota 3618 m circa, (dislivello 120 m circa, sviluppo 200 m circa, pendenza 60% circa)

3) Inizio cenge - margine sinistro della Forcola di Cresta Guzza (pianeggiante; sviluppo 150 m circa)

4) Forcola di Cresta Guzza - Capanna Marco e Rosa-Rocca (pianeggiante; sviluppo 500 m circa)

Essendo separato dalla parete della Cresta Guzza lo sperone è al riparo da cadute sassi: in più con ottime condizioni di innevamento, specie a stagione iniziata e di buon mattino, si potrebbe risalire ancor più rapidamente il canalone che separa lo sperone dalla parete e con un breve tratto su roccette arrivare poi sullo spigolo ovest-sud-ovest.

Dalle foto si nota come il dorso dello sperone sia raggiungibile anche da altri punti dopo il suo inizio e in particolare tramite un canale sul versante ovest circa 200 m a monte e da un paio di punti accessibili dal canale che lo separa dalla parete della Cresta Guzza.

Le foto mostrano anche chiaramente vaste zone di sfasciumi sul crinale, sicuramente superabili facilmente sia in caso di innevamento, sia durante i periodi in cui siano scoperti da neve.

Con buona probabilità l’ampiezza della via di salita consentirebbe facile scambio fra cordate in salita e in discesa. Senza eliminare la via attrezzata attuale si verrebbe a creare un’alternativa di salita o di discesa evitando il possibile congestionamento delle cordate su un unico tracciato.

Ovviamente non è possibile affermare la certezza di quanto sostengo e, come molte salite in alpinismo, bisognerà andarci a mettere il naso; tuttavia una seria ispezione condotta da guide locali e/o qualche istruttore sezionale potrebbe chiarire ogni dubbio. Credo ne possa valere la pena tanto più se, come penso, l’investimento per un nuovo percorso attrezzato non richiedesse grandi apparati.