Dino Fiorelli Guida alpina

Ricordo comparso su La Provincia

Ultimo aggiornamento il: 19/05/2018 18:55:56


Dino Fiorelli Guida alpina

Con la recente scomparsa di Dino Fiorelli se n’è andato definitivamente un pezzo di storia dell’alpinismo di Val Masino. Figlio della grande Guida Virgilio Fiorelli, Dino, classe 1927, era l’ultimo testimone di un’epoca, il ventennio successivo la fine della Seconda Guerra mondiale, che vide il rifiorire dell’alpinismo su questi monti granitici con le imprese di Buhl, di Bonatti, di Mauri e dei Pell e Oss monzesi. In quegli anni fu assai attivo anche un gruppo di scalatori morbegnesi che ebbe nella Valle dei Bagni e nel rifugio Omio, di cui Dino assunse la gestione subentrando al fratello Attilio, la sua area d’elezione. Dopo Vera Cenini, Giorgio Bertarelli, Giuseppe ‘Chiscio’ Caneva e Felice Bottani è venuto a mancare l’ultimo anello di una catena ideale che legava un po’ tutti noi a quei tempi neppure poi così lontani, ma tanto diversi dai giorni nostri.
Scalatore di prima qualità come il celebre padre, Dino non si limitò all’attività di Guida alpina fine a se stessa, ma con vera passione seppe anche praticare dell’alpinismo a livello dilettantistico cogliendo importanti successi
Con Giulio Fiorelli, Guida anch’egli, dal 14 al 15 marzo 1956, compì la prima salita invernale alla via Molteni-Valsecchi al Badile e il 18 marzo dell’anno successivo, quella della via Bonacossa al Cengalo. I due furono poi protagonisti di un bellissimo filmato in 16 mm, girato sulle due vie ed intitolato “Arrampicate in Val Masino”; sua anche la prima ascensione alla parete Est dell’anticima meridionale del Cengalo.
Assieme a Vera Cenini, Dino è stato una delle colonne del Soccorso alpino di Val Masino in tempi in cui, data l’assenza dell’elicottero, ogni intervento era una lunga e faticosa avventura.
Assunta la gestione del rifugio Omio nel 1973, coadiuvato dalla moglie Virginia, Dino era diventato per tutti, scalatori e non, un punto di riferimento di gentilezza, cordialità e amicizia. Profondo amante delle sue montagne, da quando problemi cardiaci l’avevano pian piano allontanato dal rifugio e dalle altezze, Dino è andato gradualmente perdendo l’entusiasmo che lo aveva sempre sorretto ed animato. Era una persona con un cuore buono e generoso che non si è mai risparmiato e, verrebbe da pensare, proprio per questo si è consumato più velocemente di quello di tanti altri.