Intervista a Gianluca Rampikino Maspes

Per il Notiziario del Cai Valtellinese

Ultimo aggiornamento il: 19/05/2018 18:12:43


Intervista a Gianluca Rampikino Maspes

Luca, perché la montagna?

Semplicemente perché ci vivo, immerso fra questi monti che prima o poi "dovevo" salire. Già  all'età  di dieci anni compivo le mie prime ascensioni sui "tremila" e già  pensavo al dopo, al momento del contatto con il mondo dell'alpinismo estremo, della roccia e del ghiaccio. Sono stato anche fortunato nel trovare dei genitori che non hanno ostacolato la mia scelta per un'attività  certamente non priva di pericoli. Secondo un mio personale punto di vista l'esistenza di ogni persona deve essere caratterizzata da qualcosa di importante; la montagna è il punto fermo della mia vita ed il 90% dei miei interessi ruota attorno ad essa.

Allora quest'esperienza alpinistica ti ha maturato?

Mi ha maturato tantissimo nel rapporto con me stesso, molto meno nel contatto con le persone estranee al mio mondo.

Tu e quelli della tua generazione. Esistono differenze nell'affrontare i problemi di tutti i giorni? Come ti senti rispetto a loro? 

Nel momento in cui tu affronti una parete scattano una serie di problemi che non sono lontanamente paragonabili con quelli della vita comune, esempio il brutto voto a scuola, il mancato appuntamento con una ragazza o le mille altre preoccupazioni dei giovani. In montagna nei casi estremi il problema numero uno riguarda il portare a casa la pelle e questo fatto colloca la vita sociale in secondo piano. Rispetto agli amici della mia generazione mi sento come quello che spesso la domenica mattina si sveglia quando loro escono dalla discoteca!

Perché le solitarie?

Punto dolente per i genitori ma non posso farci niente. E' la pratica alpinistica che produce le emozioni pi ó  indescrivibili; la coordinazione, l'equilibrio mentale, le dita che sorreggono la tua vita. Non sono un matto, anzi, sono abbastanza pauroso; ma quando sono solo in montagna ciò  che a molti appare spaventosa è per me una situazione di assoluto controllo, di piacere.

Vuoi dirci qualcosa sulle componenti psico fisiche della tua attività?

La motivazione che ti spinge sulla roccia o sul ghiaccio assume un ruolo determinante per la riuscita di un grosso progetto. Oltre all'aspetto psicologico è molto importante la preparazione fisica. Anche l'alpinismo ha una componente sportiva che va curata come per qualsiasi altro sport, forse più. Questo la gente non lo capisce e qualifica spesso l'alpinismo come un'attività  solo per coraggiosi o pazzi scatenati.

E per il futuro ?

Il futuro che desidero richiede grossi sforzi! Dalla fine del servizio militare sono dimagrito più  di sei chili, mi alleno quasi tutti i giorni e passo dall'arrampicata sportiva alle cascate di ghiaccio da un giorno all'altro. Ho deciso quest'anno di compiere un ulteriore salto di qualità che mi permetterà forse di affrontare i sogni del 1995, veramente grandi ed impegnativi.

 L'ALPINISMO VALTELLINESE DEGLI ULTIMI DIECI ANNI

Più o meno nel 1974 nasceva in Valtellina il Sassismo, movimento arrampicatorio destinato ad assumere un ruolo di primo piano nel cambio di filosofie e tecniche alpinistiche, anche a livello nazionale. Dieci anni dopo quest'esperienza poteva considerarsi esaurita, almeno per forza di innovazione tecnica e di mentalità. Restavano ancor vivi alcuni punti di riferimento quali un certo rigore etico, una spontanea tendenza all'uderstatement, un clima tutto sommato fraterno e goliardico. Questi importanti valori hanno anche successivamente caratterizzato lo spirito alpinistico valtellinese resistendo all'ondata di "sensazionalismo", edonismo e spesso vuoto estetismo proveniente dalla Francia che, complici i media, ha contagiato anche gli italiani. Alla luce di questa breve e incompleta analisi, quanto è successo in questi ultimi dieci anni mi sembra il frutto importante generato da un buon seme, fertilizzato (in questo le giovani leve si son mostrate assai sagge) anche con quanto di meglio in fatto di idee e tecniche ci veniva proposto da altre nazioni. Ma accanto a ciò  bisogna aggiungere un altro fattore importante: nella nostra Provincia il terreno vergine a disposizione per l'alpinismo di ricerca è probabilmente il più  ampio delle Alpi.

In questo contesto si è sviluppata l'azione dei migliori e più attivi giovani alpinisti che pur mantenendosi nel solco di una scomoda eredità tradizionale hanno saputo procedere oltre creando numerose ascensioni di gran classe e difficoltà .

Il piccolo clan sondriese, composto da Christian Gianatti, Adriano Marini, Gianluca Maspes, Mario Vannuccini ed altri è stato il più  attivo. Accanto a questi nomi va poi aggiunta la presenza di "Capi Storici" come Jacopo Merizzi o Giuseppe Miotti, ancora nella mischia quando in pentola bolle qualcosa di grosso. Uscito dal Masino, Miotti con Selvetti, Scarì e Maspes si dedica all'apertura di diverse vie, alcune di alta quota, nel massiccio del Bernina scoprendolo ancora in gran parte sconosciuto all'alpinismo moderno.  Nel 1991 Maspes e Luca Salini tracciano "Estasi" sulla severa parete Est del Pizzo Badile;poi ancora Maspes (con Perlini, Merizzi e Cucchi) traccerà  altri tre magnifici itinerari sul Pizzo Cengalo. Il Pilastro Nord del Ligoncio (Colzada, Romano 93) e "El Diablo" al Pizzo Torrone (Maspes, Righetti 94) sono i colpi grossi delle scorse stagioni; l'ultima è senza dubbio una fra le più belle ed entusiasmanti arrampicate del Masino. Per certi versi e solo apparentemente anomala appare l'azione di Mario Vannuccini, sciatore estremo e ricercatore di vie nei luoghi meno noti e frequentati dei nostri monti. Una via nuova sulla remota parete sud-est del Disgrazia, due sulla sud della Cima occidentale di Musella, alcune nelle orobie e poi la discesa in sci di molti canaloni fra cui recentissima quella del Canalone Marinelli sul Pizzo Roseg dapprima salito in solitaria. Dall'altro lato del Masino intanto sono in azione i fratelli Libera di Novate Mezzola con le loro superbe realizzazioni.

I FRATELLONI COLORATI

Scudi di placche da salire con il minor numero di spit, poche ma grandiose vie di altissimo livello tecnico e psicologico: la teoria di Rossano e Valentino Libera è semplice e spaventosa, come le loro vie in Val Codera e Val dei Ratti. Il look sottolineato da foulard colorati al posto del casco non tragga in inganno: una determinazione ed uno spirito avventuroso non comuni sono gli ingredienti usati per riuscire in imprese veramente da brivido. Chi non ha mai visto la parete Nord della Sfinge si immagini una lavagna verticale grigia e ombrosa, alta 500 metri. Qui i Libera hanno esordito con la "Leggenda del Liss", una via aperta nell'estate del 90 in tre giorni in compagnia di Teo Colzada, Nonini e Biavaschi. Due anni dopo i nostri ritornano con Biavaschi per tracciare "One", al centro della parete (VIII+). Ma queste realizzazioni possono dirsi solo di preparazione per il colpaccio: la via "Amici miei" sul grandioso Pilastro del Rut, liscio specchio di fine granito che incombe sul selvaggio Vallone di Revelaso, sotto il Sasso Manduino. Oggi è una delle più  grandi vie delle nostre Alpi, lunghissima (840 metri), difficile (VIII+), con una chiodatura non adatta per i deboli di cuore: un'impresa di elevatissimo livello.

ASCENSIONI INVERNALI E SOLITARIE

Da tempo l'attività  invernale ha tre grandi terreni di gioco: le cascate gelate, i couloir e le pareti vere e proprie. Grandi colatoi-cascate di notevole impegno come quello del Monte Combolo (Moroni, Rossi, Sertori), l' "Overcouloir" del Monte Piezza ed il "MEGOFYS couloir" (Barbieri, Maspes e Miotti), sono solo alcune delle ultime realizzazioni. Nel 1987 Fazzini, Miotti e Selvetti riescono nella prima ascensione all'ultima grande parete inviolata della Val Bondasca, la Nord-est del Cengalo. Nell' 88-89 Miotti e Scherini compiono la seconda invernale della solitaria "Cresta Corti" sulla Punta Scais nelle Orobie e Meraldi, Miotti la prima ai 1500 m dell' inviolata parete Nord-ovest dell'Ortles. Sul Badile notevole l' ascensione dei fratelli Lisignoli di Chiavenna con l'invernale alla via "Ringo Star", due giorni di permanenza sulla fredda parete Nord-ovest; i due si ricordano per ï  anche per la prima invernale alla remota parete nord del Pizzo di Prata. Sul solare lato di Val Masino molto attivo anche il gruppetto dei locali, Fiorelli Moreno e Daniele, Morè, Perlini autori di molte salite nell' inverno 1992/93. Nel gruppo del Bernina nel febbraio 1993 viene risolta una delle ultime invernali importanti: la "Cresta Negri" al Pizzo Argent salita da Marini e Maspes in ascensione continua di 19 ore, andata e ritorno.

Tornando nella stagione favorevole non possiamo dimenticare in ultimo le realizzazioni solitarie. Già  Paolo Cucchi qualche anno or sono si era reso protagonista della prima ascensione invernale e solitaria della via "Borghese" sulla parete Nord del Cengalo. Nella stagione passata Cucchi si è dedicato a difficili vie in arrampicata solitaria (principalmente autoassicurato) come la via "Feri Ultra" al Picco Luigi Amedeo, la via "Dalai Lama" al Cengalo e due vie di Vitali sul Monte Qualido. Diverso stile per Maspes negli anni passati, senza corda e senza conoscenza dell'itinerario, su difficoltà  ovviamente meno elevate, ma in una situazione psicologica impegnativa. Fra le sue salite si ricorda "Neverland" sulla parete Nord-est del Badile.

In ultimo una solitaria in velocità  con il lungo concatenamento (Nord-ovest del Cengalo, Punta Sertori, Cassin al Badile) effettuato da Guido Lisignoli in poco meno di otto ore.

I VALTELLINESI FUORI PROVINCIA

ricorda anche le mie prime solitarie (Cuore di Pietra, Punta Cusidore) e prime ripetizioni in Sardegna. Le vie difficili sul Bianco ed in Dolomiti. Le spedizioni in Albania. Le spedizioni all'Histor o nal ed in Perù (Guido Lisignoli) Mustaght Ata (Salini)

1986-1987: Arrampicata sportiva (max 7a), ripetizione di varie vie in Val di Mello.

1988: Prime vie in montagna, solitarie (Mauri alla Punta Torelli e Punta Chiara), vie nuove in Val di Mello e ripetizione delle più  difficili, Bouldering fino all'8a.

1989: Arrampicata sportiva (difficoltà  fino al 7c).

1990: Prime vie nuove in montagna, ripetizione di vie al Monte Bianco (VOYAGE SELON GULLIVER, Grand Capucin).

1991 :Cascate  di ghiaccio  nuove (MEGOFIS, OVERCOULOIR), Via nuova sulla parete Est del Badile, una decina di prime solitarie fra cui NEVERLAND sulla parete Nordest del Badile. Prima salita italiana ELIXIR D'ASTAROTH, Monte Bianco

1992:  Vie nuove in Dolomiti, nel Bernina e nel Masino, senza spit (parete Nord Anticima Medaccio, due vie nuove sul Cengalo, ecc.), solitarie, SPEDIZIONE ALPINISTICO-ESPLORATIVA in ALBANIA.

1993: Invernali  di rilievo (via nuova sul Badile, CRESTA NEGRI al Piz Argent), vie nuove e ripetizioni nel Masino, prima salita del GRAND COULOIR del Monte Lobbia (la più  lunga via di ghiaccio del Masino), prima solitaria via del 3° PILASTRO, Badile.

1994: Servizio Militare, prime salite su ghiaccio in Val d'Aosta, ripetizione di vie in Dolomiti, Monte Bianco, Sardegna  e Masino. Prima ascensione strapiombi Pizzo Torrone, solitarie. Arrampicata sportiva (7b a vista).

1995: prima salita CASCATA DI PLANAVAL, Val d'Aosta (una delle ultime grandi cascate ghiacciate inviolate delle Alpi Occidentali) con Patrick Gabarrou, Marlier e Berzi.