Alpi Albanesi

prime scalate sulle montagne proibite

Ultimo aggiornamento il: 19/05/2018 17:51:41


Alpi Albanesi

Il vecchio camion cinese affronta a tutta velocità le prime curve della strada sterrata che da "Quafa e Terthores" scende nel buio della valle di Theth. E' quasi notte e a bordo dello scassato veicolo, dividendo il poco spazio del cassone con alcuni contadini e relative masserizie, la nostra spedizione si avvicina alla prima agognata meta: Theth. Il superamento del valico è stato per tutti come l'attraversamento delle Colonne d'Ercole; ora nonostante la stanchezza ci sentiamo più sollevati e l'occhio cerca di perforare il buio, accentuato dalla fitta faggeta, cercando invano qualche profilo familiare di monti. Per mesi ci siamo persi nelle letture degli unici libri che parlavano di scalate in Albania, quelli scritti nel 1941 dal grande esploratore italiano Piero Ghiglione che su questi monti aveva aperto numerosi itinerari. Da allora l'oblio era sceso sulle Alpi Albanesi: al termine della seconda guerra mondiale l'Albania era entrata a far parte del blocco comunista e in quella già; chiusa realtà si era isolata via via ancor più tanto che dal 1963 i suoi monti furono interdetti anche agli alpinisti orientali
E' difficile ricordare come sia nata l'idea della nostra  spedizione alpinistica, ma credo che abbia avuto un ruolo fondamentale il fascino che esercitano le cose proibite. L'Albania era una terra così vicina a noi, eppure lontana, ancor più della Patagonia; nulla si sapeva sulle sue regioni interne e le poche notizie avevano il sapore dei resoconti degli antichi viaggiatori. Gli scritti di Ghiglione erano per noi la descrizione di una terra fantastica il cui fascino era accentuato dalla quasi certezza che dopo di lui forse nessun altro alpinista occidentale aveva più accarezzato le rocce di quei monti Dopo qualche anno di preparazione e anche grazie alla apertura delle frontiere, durante l'estate ci è stato finalmente concesso di realizzare il sogno a lungo covato. Sicuro che, almeno negli ultimi 30 anni, anche la ricerca naturalistica fosse stata trascurata avevo invitato tre esperti in materia il cui coordinatore è direttore del Museo di Storia Naturale di Morbegno.
Nasceva così la spedizione "Progetto Alpi Albanesi '93", sotto gli auspici del Comune di Morbegno e con la stretta collaborazione della Federazione Albanese di Alpinismo il cui presidente, il Prof. Cosma Grillo, ci ha accompagnato per tutto il soggiorno Nel frattempo, durante il periodo di organizzazione, altri gruppi di escursionisti e alpinisti occidentali erano riusciti a visitare le Alpi Albanesi concentrando l'attenzione sulle località di maggior "fama", la Valle di Boga, la Valbona e la Valle di Theth.
Purtroppo l'unica spedizione che aveva intenti alpinistici non era riuscita a concludere positivamente alcuna ascensione. Pertanto  ci trovavamo con l'inaspettato e tutto sommato importante compito di essere i primi alpinisti occidentali a tentare di aprire nuove vie su quei monti iniziandone la riscoperta E non nascondo che fa un certo effetto pensare che si è i primi dopo 50 anni. Orgoglio a parte, il nostro pensiero andava quasi di continuo ai resoconti del Ghiglione, in cerca di qualche punto che ci potesse permettere di riagganciare quelle lontane epoche.  Ed è stato con grande stupore che, dopo qualche giorno passato in una casa di contadini ci siamo resi conto che nulla,  ripeto, nulla, era cambiato dal 1941. A Theth si arriva in camion oggi come ieri; nessuna casa nuova è stata edificata e nessuna è stata distrutta. Con qualche ricerca siamo riusciti a trovare persino la casa in cui furono ospitati gli alpinisti italiani del 1941. Grazie all'aiuto dei cordiali montanari riusciamo ad individuare la serie di arditissimi sentieri di capre che portano sopra gli stapiombi basali della Maja Boschit affacciata con imponenti pareti a oriente la valle. Gli insediamenti rurali ricordano certi scorci di vita montanara in Pakistan: terrazzamenti ben coltivati, principalmente a mais e patate, gli stessi tipi di canalizzazione delle acque, uso sapiente delle curve di livello e delle caratteristiche morfologiche delle pendici montuose Nell'unico punto pianeggiante ai piedi del Boschit poniamo uno striminzito campo base, dominato da tre grandi Pini loricati e vicino alla poca acqua dell'ultima neve di fusione che tutte le mattine dividiamo, non senza qualche timore, con una vipera. In due successive giornate freddissime e ventose, ma fortunatamente di tempo buono, riusciamo a scalare sia l'inviolata parete Nord del Boschit che l'altrettanto vergine cresta Nord della vicina Maja Plisit. Con ogni probabilità questa vetta non era neppure mai stata raggiunta, mentre di certo i pastori, ma anche gli alpinisti, avevano già toccato la cima del Boschit che sul versante Sud è facile. Il ritorno a valle è faticosissimo a causa della stanchezza e degli zaini pesanti ma l'amico Cosma, con un’accoglienza degna di alpinisti reduci da un 8000, lo rende anche commovente. In mezzo a tanta festa, sul prato antistante la chiesa un'anziana donna sorride pure lei, filando la lana e mormorando parole a noi incomprensibili Dopo un po' di pioggia e qualche giorno di esplorazioni viene infine la volta della magnifica Maja Harapit che domina la valle verso Nord con una parete meridionale alta 1000 metri. Maja Harapit significa "montagna dell'uomo nero" forse perché incute un gran timore con la sua mole torreggiante. Anche i questo caso, grazie ad alcuni pastori troviamo il sentiero e anche una grande grotta dove passare la notte. L'amico albanese che ci ha indicato il ricovero ci lascia al nostro destino; lui deve salire più in alto e raggiungere le greggi, fra le deserte doline delle Montagne Maledette. Il giorno appresso, seguiamo in parte il percorso fatto dal pastore e per la prima volta ci affacciamo su un nuovo mondo di vette, altopiani carsici e desolazione. Narra la leggenda che questi monti siano stati maledetti da un principe che du­rante il loro attarversamento si vide morire di sete il cavallo.
Noi ci siamo portati dietro una tanica da 5 litri e poi, è tanto il freddo e il vento che neppure ci passa per la mente di bere.
Con queste condizioni durissime si inizia la scalata all'inviolato pilastro Ovest dell'Harapit, 300 metri di rocce compatte e verticali, una prima salita col sapore anche della prima invernale. In cima non possimo che essere soddisfatti, la prima spedizione alpinistico-scientifica italiana in Albania e forse la prima in assoluto dopo 50 anni ha avuto pieno successo; a ciò si aggiunge il fatto, forse non secondario, che siamo i primi scalatori italiani venuti non al seguito di un esercito di conquista.
 
 
SPEDIZIONE "PROGETTO ALPI ALBANESI '93" - Spedizione autofinanziata e col patrocinio del Comune di Morbegno
Componenti: Giuseppe Miotti, Guida Alpina e capo spedizion Mario Vannuccini e Adriano Marini alpinisti del CAI Valtellines Fabio Penati direttore Museo Storia Naturale di Morbegn Paride Dioli, giornalista ed entomologo di fama interazional Angelo Zilio, naturalista specializzato in micromammiferi
Prime ascensioni: Canyon di Gjper Sud Albania, parete sud (VII°grado)
Alpi Albanesi: Maja Boshit parete Nord (500 m, V°+); Maja Plisit cresta Nord (450 m, V°+); Maja Harapit pilastro Ovest (300 m, VII°). Parte Scientifica: Eterottero Reduvide "Ischnonyctes barbarus" mai segnalto nella penisola balcanica. Un Reduvide del genere Empicoris e un Pentatomide del genere Mecidea nuovi per l'Albania. Per i micrommammiferi il pipistrello Rinolofo Minore nuovo per l'Albania. Altri dati ambientali e zoologici sono tutt'ora in fase di studio da parte degli scienziati del Museo di Morbegno.
 
Notizie utili ad un viaggio
 
La situazione socio-politica è tutt'oggi fluida e incerta, meglio quindi accompagnarsi ad organizzazioni locali che, seppure in maniera ancora un po' rudimentale, provvedono ai problemi logistici che vanno dall'alimetazione al carburante per i mezzi.
La nostra spedizione si è appoggiata alla Federazione Albanese di Alpismo contattando il suo Presidente, prof. Cosma Grillo Direttore dell'Istituto di Ricerche Pedagogiche dell'Università di Tirana. Indirizzo: "Naim Frasheri" street 37 Tirana; tel/fax ufficio 00355-42-23860; abit. 00355-42-26110
Il prof. Grillo parla benissimo l'italiano.
Un'altro possibile recapito per organizzare un viaggio sui monti d'Albania è quello dell'agenzia di Ilir Mati.
Indirizzo: Kongrezi Permetit 65 Tirana. Tel/fax 00355-42-23700. Anche Mati parla italiano.
Il costo di una viaggio così organizzato, dove oltre alla normale dotazione occorre portare solo sacco a pelo, e viveri di conforto speciali se si intende stare più giorni in montagna, è quantificabile attorno ai 30 dollari a giornata tutto compreso, trasferimenti, pernottamenti, colazione, pranzo e cena (abbiamo sempre mangiato semplicemente ma benissimo). A questo si deve aggiunger il prezzo del traghetto che si aggira sulle 300.000 andata e ritorno; consigliabile la partenza da Ancona, porto meno congestionato.
In aereo il prezzo è ancora abbastanza proibitivo: Alitalia vola con biglietto andata e ritorno da 830.000 circa e valido solo 1 giorni (dato del 15 luglio 1993) Per ulteriori informazioni segnala l'esistenza di una guida turistica in italiano edita  da
Esiste poi una buona carta generale del paese prodotta in Bulgria e reperibile presso VEL la Libreria del Viaggiatore di Sodrio tel. 0342-21895.
Per i più esigenti si segnala che l'Istituto Geografico Militardi Firenze possiede ancora le carte risalenti all'occupazione italiana in scala 1.25.000 e 1:50.000. Non è impossibile averne copia sempre rivolgendosi a VEL oppure a librerie specializzate
 
BREVI NOTE SULLE ALPI ALBANESI

Le Alpi Albanesi occupano il settore Nord-orientale dell'Albaniaal confine con le regioni iugoslave del Montenegro e del Kossov Si tratta di un massiccio calcareo che ricorda per certi versi i paesaggi carnici: alte pareti, spesso riunite in catene minoriracchiudono altopiani  carsici cosparsi di doline e inghiottitosituati ad una quota media di 2000 m. Evidentissima è l'azione di antichi ghiacciai che ricoprirono le montagne quasi fino alle vette maggiori e che scavarono il corso superiore delle ampie valli che scendono verso la piana di Scutari. La regione montuosa può essere divisa grosso modo in due settori orientale e occidentale, separati fra loro dalla Valle di Theth ove, a 900 m di quota si trova l'omonimo centro abitato. Questa valle, forse la più bella delle Alpi Albanesi, scende con direzione Nord-Sud partendo dal passo di Peja, "Quafa e Pejes", usato ancor oggi dai pastori che traversano il confine per portare le greggi nel Kossovo. A occidente si trovano le "Malesia e Madhe" le Montagne Maledette, estremamente selvagge e prive di acqua; dal grande altopiano interno che le caratterizza nasce anche la grande valle di Boga che ha un andamento da Nord-est a Sud-ovest ed è percorsa dalla strada che, valicato il passo di Quafa e Terthores scende a Thet.
Il settore orientale delle Alpi Albanesi ne comprende anche la maggiore vetta, la "Maja e Jezerce" alta 2693 m che sorge a cavaliere fra la Valle di Theth e la magnifica e lunghissima Valbona che dopo un primo tratto volto a Est piega a Sud, sboccando nel grande lago di Fierze. Le due valli sono unite da una mulattiera che traversa il passo di Valbona o "Quafa e Valbone" e che è una delle gite escursionistiche più consigliabili della regione Theth più che un paese è una località in cui si trovano sparsi alcuni nuclei di case dei quali il maggiore è Okol. Le abitazioni sono completamente in pietra e presentano una caratteristica architettura che le fa assomogliare a piccole fortezze. La casa è il centro vitale della famiglia che, organizzata su basi rigidamente patriarcali, è in genere molto numerosa poiché i figli maschi restano con mogli e figli nell'abitazione paterna. Così le case-fortezza arrivano ad ospitare anche nuclei di 20 o 30 persone; tutti partecipano alla migliore conduzione delle terre appartenenti al clan e in caso di morte del padre, la successione viene decisa dai figli. Al di sopra della famiglia si ha il raggruppamento tribale che in genere estende il suo potere su una ben precisa regione. In caso di gravi controversie, i rapporti sociali si risolvono spesso con la violenza e frequenti sono le vendette di sangue che, sebbene in misura minore, si verificano ancor oggi e sono basate sull'osservanza del "Kanun i Lek Dukagjinit".  Secondo questo antichissimo codice l'assassinio si lava obbligatoriamente solo con analoga punizione del nemico. Per qusto ogni località possiede fra le sue costruzioni anche la "Kulla" o "casa della vendetta", una sorta di fortezza nella quale trova riparo chi vuole sottrarsi alla faida. L'ospite tuttavia è sacro e protetto dalla "besa", fede giurata di ospitalità che viene rigorosamente osservata anche dai nemici. Per una storia dell'alpinismo albanese vedi articolo