Hic sunt munimenta arenata

Alp n° 111

Ultimo aggiornamento il: 19/05/2018 17:55:39


Hic sunt munimenta arenata

In piedi sotto un ombrellino che mi ripara da una tenue pioggerella guardo un po' attonito la grigia banchina del porto di Durazzo circondato da serbatoi rugginosi e da muri scrostati ove si assiepa un'umanità disperata in attesa. Sullo sfondo, a chiudere questa scena devastata, le case della città, anonime, grigie e cadenti, ma costellate di antenne televisive paraboloidi.

«Ecco fatto» pensai «il traghetto Venezia, macchina del tempo galleggiante, in sole dodici ore ci ha sbalzato indietro di cinquant'anni, in qualcosa di simile all'Italia bombardata del dopoguerra».

Accatastato il nostro materiale sulla banchina resto a vigilare mentre gli amici vanno alla ricerca dell'autobus col quale viaggeremo e di Cozma Grillo, Presidente della Federazione Albanese di Alpinismo. Dopo una lunga attesa eccoli tornare con alcuni altri italiani, facenti parte di un gruppo di trekking che condividerà con noi la prima settimana della nostra permanenza albanese. Se quanto mi circondava già mi aveva molto colpito, l'uscita dalle mura del porto e il contatto con la gente è ancora più impressionante. Negli occhi di uomini, donne e bambini si legge disperazione e povertà, il primo istinto sarebbe quello di aiutare chi si aggrappa a te chiedendo qualche lira, ma Cozma ci sconsiglia: «Un simile gesto avrebbe affollato tutti attorno a noi con conseguenze poco prevedibili».

Il pullman dove ci attendono gli altri italiani è quanto di più suggestivo e fatiscente; credo che neppure nel paese più povero del mondo, Albania a parte, si possa trovare qualcosa di simile. Eppure funziona.

Usciamo da Durazzo e come le case lasciano il posto alla campagna, la prima cosa che ci colpisce è l'infinito numero di bunker che costellano prati e colline. Ridacchiando tra me penso che se per indicare quella parte d'Africa sub sahariana e misteriosa gli antichi geografi usarono il termine "Hic sunt leones", qui, tentando un'improbabile latinizzazione della parola bunker, si potrebbe scrivere "Hic sunt munimenta arenata".

In effetti fino a pochi anni or sono, le conoscenze circa questo paese vicinissimo a noi, eppure tanto isolato, erano molto scarse. Dell'Albania potevano forse sapere tutto i servizi segreti, la Cia o il Kgb ai cui satelliti nulla può sfuggire. Ma ai comuni mortali questa nazione restava misteriosa, soprattutto a causa della rigida chiusura dei confini che il regime di Henver Hoxha aveva mantenuto per più di quarant'anni. E mentre questi pensieri viaggiavano, anche la nostra scalcinata corriera "correva" per le strade antiche dell'Albania, fra campi coltivati, bestiame, fiumi gonfi di acque e piccoli agglomerati di misere casupole. Aggregati al simpatico gruppo di escursionisti ci tocca rinviare di una settimana l'incontro con le Alpi albanesi: si va al sud, sulla costa, vicino al confine greco. Siamo un po' preoccupati per quella che al momento ci pare una perdita di tempo anche se dovremo ricrederci. Già durante il viaggio, fra scorci che sembrano uscire da un film neo realista alla De Sica, il buon Angelo, esperto in micro mammiferi ci coinvolge nella cattura di quella che sarà la prima di alcune interessanti scoperte.

La preda viene individuata sotto il manto stradale in un minuscolo tunnel di scolo delle acque: appesa al buio se ne sta tranquilla ad attendere le tenebre, ignara della sorte che l'attende.

Stesa una rete a protezione dell'uscita, Angelo si insinua nel tunnel armato di retino ingaggiando una furibonda battaglia con l'animale che, velocissimo e agile, sfugge ai suoi tentativi di cattura. Solo dopo una decina di minuti deve soccombere, impigliandosi nella rete all'uscita del cunicolo. Si cattura l'essere, un piccolo pipistrello lungo non più di 5 centimetri; Angelo lo pesa, lo misura, lo scruta, lo tratta quasi con amore perché, ci spiega che potrebbe morire di paura. Alla fine dell'operazione il povero animale viene rilasciato col suo e il nostro sollievo; il risultato della prima cattura è incoraggiante, si tratta di un Rinolofo minore, una delle più piccole specie di pipistrello; mai segnalata in Albania. "Lakuric”, si dice in albanese; forse è iniziata da questa cattura l'insana passione di Angelo per una lingua che nulla ha a che vedere con quelle dei paesi limitrofi, andando ad aumentare quel senso di mistero e lontananza che ci ha colto dall'arrivo.

Il sud è magnifico, per ora completamente incontaminato, è rimasto quello che doveva essere la costa italiana meridionale di cinquant'anni or sono. Atmosfere mediterranee ancora veraci, mare pulito e tanta tranquillità mentre all'orizzonte, la sera, un po' minaccia e un po' lusinga di un prossimo futuro, le luci di Corfù sembrano quelle di un festoso transatlantico carico, carico di... Ma per ora non è il caso di preoccuparsi, ci sistemiamo in un luogo tranquillo, un isolato palazzo di marmi bianchi che ci è sembrato di capire sia stata la residenza estiva di Hoxha e della nomenclatura. L'edificio è sorvegliato dai militari per evitare i saccheggi e le ruberie di cui sono stati oggetto tutti i beni statali dopo la caduta del regime. in questo paradiso di isolamento ci scateniamo un po' tutti alla ricerca delle nostre chimere.

Noi percorrendo un sentiero costiero giungiamo al magnifico canyon di Gjiper che sbocca in riva al mare con alte pareti a picco. Sul suo lato destro idrografico scopriamo una bella possibilità di salita e per la gioia di Cozma che ci è stato a controllare per tutta la salita, nasce la prima via di questo nostro viaggio. La chiameremo il sorriso di Clelia, la bella figlia di Cozma che ci accompagna nel viaggio e aiuta il padre nel difficile compito di rendere confortevole il nostro soggiorno albanese.

Dopo ore e ore di incertezze il nostro autobus si muove infine verso Scutari e le montagne. Presso Boga abbandoniamo il nostro ingombrante mezzo, troppo lungo per i tornanti che ci attendono. Sfruttando uno dei tanti camion cinesi che fanno spola fra qui e Theth, ormai ai nostri occhi mitica e irraggiungibile meta, affrontiamo l'ultima parte del tragitto assieme ad agricoltori e pastori. Da Boga la strada sale sterrata ad un impervio valico per poi scendere nella valle nascosta di Theth attraverso una fitta faggeta sovrastata da grandi pareti che occhieggiano nell'oscurità incipiente. Theth non è un villaggio vero e proprio, ma un insieme di grandi case-fortezza retaggio di una società fortemente patriarcale. Poco sopra il fondovalle ci ospita la casa di Marc e sua moglie, ma anche di Sofia, imponente e dolce maestra locale, che permetterà ad Angelo di approfondire la sua sete di conoscenza sull'albanese.

Per alcuni giorni dopo il nostro arrivo ci limitiamo a gite esplorative e a riconoscere monti e luoghi basandoci sulle carte dell'IGM stilate durante l'occupazione italiana e sulle relazioni di Ghiglione. Ci attira fortemente la grande muraglia della Maja Harapit (il Monte dell'Uomo Nero), ma prima di dedicarci a questo problema preferiamo prendere meglio conoscenza dei luoghi. Il primo obiettivo viene dunque scelto sui versanti settentrionali della Maja Boshit e del Plisit, vette già raggiunte da Ghiglione tramite le vie normali sui versanti est. Intanto Paride ha raggiunto l'estasi allorché, ripetutamente punto, Angelo ha scoperto che i letti sono abitati dalle cimici. «Ma vi rendete conto», gioisce l'entomologo, «ufficialmente le cimici dei letti sono scomparse dal continente europeo nel '45! ». Comincia per noi una tortura di due giorni, o meglio di due notti perché il buon Paride prende il vizio di giungere d'improvviso nottetempo per controllare i nostri letti e catturare quanti più esemplari può.

Angelo è perseguitato: è stato l'unico ad essere morso più volte e non nasconde qualche preoccupazione in merito a possibili malattie che possono essere trasmesse dalle orripilanti bestioline. Paride invece raggiunge livelli maniacali quando una volta che noi alpinisti si è partiti alla volta del Boshit, per tre notti si sdraia sul letto incriminato cercando di "covare" e quindi stanare altre cimici. Le cacce notturne si concludono con la cattura di sei esemplari, i primi e unici di tutta la nostra permanenza. Noi intanto, accompagnati da Stefan, il fratello di Cozma, attraverso un ripidissimo avvicinamento si è giunti ai piedi della nostra prima meta. Ci accampiamo nell'unico punto pianeggiante di un selvaggio canalone, a fianco di una chiazza di neve e sovrastati da tre imponenti pini loricati. La prima notte passa tranquilla e il giorno appresso superato uno zoccolo di rocce a dir poco friabili, affrontiamo e superiamo la fessura camino che incide i 400 metri della parete nord del Boshit. La sera, al ritorno Stefan si complimenta con noi e ci racconta le sue peripezie nel contendere la poca acqua corrente a una vipera.

Di notte si leva un violentissimo vento di bora che strappa una tenda; non senza fatica si riesce poi a riprendere sonno per riposare in attesa di risolvere il secondo problema posto da questi versanti, la cresta nord del Plisit che noi chiameremo cresta del tridente. Anche in questo caso uno zoccolo a cubetti mobili ci impegna più della salita stessa che si rivela una bella arrampicata di IV e V.

Il ritorno a Theth è quasi glorioso accolti come siamo da Cozma e da Vladimir, rappresentante della Federazione Sportiva; un bagno nelle gelide acque del torrente e un sostanzioso pasto a base dei soliti cibi locali: fagioli, yogurt, formaggio di capra, pomodori, pane nero e the ci rimette in sesto per la conclusione del progetto, la scalata all'Harapit per una via nuova sulla parete sud o sulla sud ovest.

Il giorno della partenza Adriano non ci può seguire, andiamo pertanto Mario e io accompagnati da Fabio che ci assisterà per i due giorni di permanenza sui monti. L’Harapit è veramente bella e impressionante; precipita con una parete di quasi 1000 metri sulla Valle di Theth, fiancheggiata da un ripidissimo canalone roccioso a sinistra e dal Passo di Peja a destra. Grazie ai consigli di un pastore ci sistemiamo per la notte in una grande grotta ai piedi della parete sud, a circa metà altezza del canalone. Durante l'avvicinamento abbiamo avuto modo di decidere per la rinuncia ad una via sulla parete sud in quanto l'unica linea logica era quella salita anni prima dagli albanesi e un'altra restante avrebbe richiesto molti giorni di arrampicata. Ci si orientiamo quindi per il magnifico e compatto pilastro sud ovest che inizia dall'immenso e sterile altopiano delle Malesia e Made, le Montagne Maledette, definite tali da un leggendario principe che durante la loro traversata si vide morire il cavallo per la sete.

In una giornata semi invernale, con un freddo e un vento intensissimi, riusciamo a compiere, questa salita che si rivelerà anche la più bella fra quelle fatte in Albania.

Dalla vetta il panorama è estesissimo e spazia su ambienti montagnosi di tipo carsico; punte calcaree che emergono dagli altopiani a doline, antichi terrazzamenti glaciali, catene montuose evanescenti e, poco più in là, il confine col Kossovo e il Montenegro, oltre il Passo di Peja, antichissimo transito dei pastori in transumanza con le loro greggi. A est, fra Valle di Theth e Valbona, ecco la massiccia mole dello Jezerces che coi suoi 2693 metri è la più alta vetta delle Alpi albanesi.

E un ambiente grandioso e selvaggio eppure un po' triste e desolato, una sorta di isola a parte in un paese già di per sé tagliato fuori dal mondo.

Due giorni dopo lasciamo la Valle di Theth e l'Albania con un misto di sollievo e rammarico. Abbiamo lasciato molti amici che speriamo di incontrare ancora perché nonostante le cimici e i disagi siamo rimasti un po' tutti stregati da queste terre così vicine eppure così lontane. Anche per noi ci sarà comunque un'estenuante attesa per il traghetto; ci consoliamo rievocando i molti episodi di questo viaggio, così tanti che ci vorrebbe un libro per raccontarli tutti.

Logistica e informazioni varie

Le Alpi albanesi si trovano al confine con le regioni dei Montenegro e dei Kossovo, e costituiscono un massiccio calcareo dalla complessa orografia. Lunghe e ampie vallate circondate da montagne spesso riunite in catene minori, e altipiani carsici situati ad una quota media di 2000 m. Su questi altipiani e nel tratto superiore delle valli principali è riconoscibile l'azione di antichi ghiacciai che ricoprirono le montagne quasi fino alle vette maggiori.

Doline, ampi canyon e grossi massi grigi, costituiscono uno scenario ruvido e selvaggio, lontano dagli uomini. il massiccio principale è diviso in due settori, orientale e occidentale, dalla Valle di Theth ove, a 900 m di quota, si trova l'omonimo abitato. La valle, forse la più bella delle Alpi albanesi, ha un andamento nord sud e inizia dal Passo di Peja, Quafa e Pejes. A ovest ci sono le Malesia e Madhe, le Montagne Maledette, estremamente selvagge, desolate e aride; dal loro grande altopiano interno ha origine anche la Valle di Boga che scende verso sud ovest sul Lago di Scutari.

Il settore montuoso orientale comprende la vetta più elevata, la Maja e Jezerce (2693 m), posta fra la Valle di Theth e la Valbona. Questa lunghissima e ampia vallata sbocca a sud, nel grande Lago di Fierze. Attraverso il Passo di Valbona, Quafa e Valbone passa il sentiero che collega le due valli.

Theth è costituita da sparsi nuclei di case dei quali il maggiore è Okol. Le abitazioni, in pietra con tetto in scandole, presentano una caratteristica architettura che le fa assomigliare a piccole fortezze. Attorno ad essa ruota la vita della famiglia, in genere assai numerosa, poiché i figli maschi restano con mogli e figli nell'abitazione paterna. Si determinano quindi nuclei molto numerosi e rigidamente retti dalle leggi dei patriarcato; in caso di morte dei padre, la successione viene decisa dai figli. L'unione di più nuclei familiari dà origine a una tribù che detiene il controllo su una ben precisa regione. i contrasti sociali si risolvono spesso con la violenza, con faide di sangue che si verificano ancor oggi e sono regolamentate dal Kanun i Lek Dukagjiffit, antichissimo codice secondo il quale un omicidio richiede analoga punizione per il nemico. Per questo ogni grosso nucleo possiede fra le sue costruzioni anche la Ku11a (casa della vendetta) vera e propria piccola fortezza nella quale chi vuole scampare all'ira dei nemici può trovare riparo finché i bollori non sono svaniti. L'ospitalità è sacra e sancita dalla besa, sorta di giuramento di protezione assoluta.

L'economia locale è legata all'agricoltura e alla pastorizia. Nei campi - oggi di nuovo recintati a difesa della proprietà privata - si coltivano cereali (mais e segale), patate e altri tipi di ortaggi tipici delle zone montuose. Abbastanza diffusi anche gli alberi da frutta semi-selvatici, che producono frutti piccoli ma gustosi; mele, pere, susine e ciliegie sono i principali prodotti.

Il bestiame è principalmente costituito da ovini e caprini anche se si allevano pure bovini da latte.

La popolazione conduce quindi una vita legata per la maggior parte,ai prodotti che essa stessa riesce a trarre dalla cura del territorio e delle greggi. Le foreste di faggio che ammantano buona parte delle, vallate recano il segno di una continua cura forestale legata ad un antico e razionale taglio dei bosco. Per simili nuclei umani, spesso isolati dal resto dei mondo, è essenziale infatti mantenere il più possibile intatte le risorse naturali, bosco compreso. Pertanto il taglio viene eseguito lasciando la ceppaia alta (60 cm) dalla quale vengono ricacciati nuovi polloni che possono essere a loro volta recisi a età diverse con la creazione di un ceduo disetaneo.

Gli albanesi o Schipetari costituiscono un ceppo etnico completamente originale, non latino e neppure slavo. Essi discendono dagli illiri, antichissima popolazione di origine indo-germanica. Con la conquista ottomana fu introdotta la religione musulmana per cui oggi la popolazione è divisa in tre gruppi di fede diversa: al sud predominano i greco ortodossi, nell'Albania centrale i musulmani e nel nord est i cattolici.

L'accesso

Il mezzo più comodo per raggiungere l'Albania è sicuramente il traghetto, con un costo che si aggira sulle 300.000 andata e ritorno; consigliabile la partenza da Ancona, porto meno congestionato. In aereo il prezzo è ancora abbastanza proibitivo: Alitalia vola con biglietto andata e ritorno da 830.000 circa e valido solo 12 giorni (quote al luglio 1993).

Le notizie utili

La situazione socio-politica è tutt'oggi fluida e incerta. Meglio quindi appoggiarsi ad organizzazioni locali che, seppure in maniera ancora po' rudimentale, provvedono ai problemi logistici che vanno dall'alimentazione al carburante per i mezzi. La spedizione si è appoggiata alla Federazione Albanese di alpinismo, contattando il suo Presidente, prof. Cozma Grillo, Direttore dell'istituto di Ricerche Pedagogiche dell'Università di Tirana, che parla perfettamente l'italiano. Può essere contattato a questo indirizzo: Cozma Grillo, Naim Frash street 37, Tirana; ufficio, fax e telefono 00355-42-23860; abitazione telefono 00355-42-26110.

Le carte e le guide

Esiste una buona carta generale dell'Albania, scala 1:500'000 dotta in Bulgaria e facilmente reperibile presso Vel - la Libreria Viaggiatore, Via Bonfandini 23100 Sondrio, telefono 0342218952, e presso la Libreria Montagna, via Sacchi 28 bis; Torino - telefono e fax 0115620024. Per i più esigenti si segnala che l'istituto Geografico Militare di Firenze possiede ancora le carte risalenti all'occupazione italiana in scala 1:25.000 e 1:50.000. Non è impossibile averne copia sempre rivolgendosi a Vel.

In lingua italiana esistono due guide turistiche di A. Messina Albania, Club guide, Milano 1992, e di C. Ctuli, Albania-guida turistica, Calderini edizioni, Bologna.

Per informazioni sulle montagne albanesi, si possono consultare - in biblioteche ben fornite - questi testi: P. Ghiglione, “Le mie scalate nei cinque continenti” ed. Hoepli, Milano 1942; P. Ghigiione, “Montagne d'Albania” Tirana 1941; F. Markgraf, “In Albaniens; Bergen” Stutgard 1930; Rivista Mensile dei CAI, numeri vari degli anni '30 fino al 1943; E. Cozzi, “Credenze e superstizioni nelle montagne dell'Albania” bibl. internazionale di etnologia e linguistica Anthropos, Vienna 1994; B. Costiglioni, “Osservazioni sul giacialismo quatemario dell'Albania settentrionale” Memorie dell'lst. Geografico dell'Università di Padova, Voi. XVI, Padova 1949.

Gli alpinisti occidentali in Albania

Dopo le spedizioni alpinistiche condotte da Piero Ghiglione all'inizio degli anni '40 e dopo la fine della il guerra mondiale, la storia dell'esplorazione alpinistica dei monti albanesi rimane un fatto sporadico legato per lo più a visite di scambio con alpinisti dei blocco orientale. Per questo aspetto si può fare riferimento all'intervista a Cozma Grillo pubblicata nell'articolo.

Ben poche furono le visite di alpinisti occidentali, per lo più limitate ad alpinismo di routine con la classica salita allo Jezerces, e sotto lo stretto controllo delle autorità. Fra queste si ricorda una spedizione alpinistica svizzera del 1966, che visitò le montagne del centro Albania con discreti successi.

Solo dopo la caduta del regime alcuni sparuti gruppi di turisti occidentali hanno iniziato a visitare più regolarmente l'Albania compiendo anche alcune salite alpinistiche. Fra questi alcuni rappresentanti dei CAI di Napoli, una spedizione di canoisti, una di speleologi e una prima spedizione a carattere alpinistico capeggiata dalla guida alpina Jacopo Merizzi nel 1992. in questo stesso anno si ricorda anche l'esperienza del belga Bernard de Backer, culminata con una salita allo Jezerces.

Per una storia dell'alpinismo albanese vedi articolo

Il progetto Alpi albanesi '93 Spedizione autofinanziata, col patrocinio del Comune di Morbegno.

Componenti: Giuseppe Miotti, guida alpina e capo spedizione, Mario Vannuccini e Adriano Marini, alpinisti dei CAI Valtellinese, Fabio Penati, direttore dei Museo di Storia Naturale di Morbegno, Paride Dioli, giornalista ed entomologo di fama internazionale, Angelo Zilio, naturalista specializzato in micro mammiferi.

Prime ascensioni: Canyon di Gjiper Sud Albania, parete sud (V°-VI°). Alpi albanesi: Maja Boshit parete nord (500 m, V°+); Maja Plisit cresta nord (450 m, V°+); Maja Harapit pilastro Ovest (300 m, Vi 10).

Ricerche scientifiche: Eterottero Reduvide 1schnonyctes barbarus" mai segnalato nella penisola balcanica. Un Reduvide del genere Empicoris e un Pentatomide dei genere Mecidea nuovi per l'Albania.

Per i micro mammiferi il pipistrello Rinolofo minore, nuovo per l'Albania. Altri dati ambientali e zoologici sono tutt'ora in fase di studio da parte degli scienziati del Museo di Morbegno.