Celso Ortelli

Pioniere del Soccorso alpino

Ultimo aggiornamento il: 19/05/2018 08:42:33


Celso Ortelli

A quasi un anno dalla scomparsa vogliamo ricordare oggi la figura di Celso Ortelli, antesignano del Soccorso Alpino non solo fra queste montagne, ma sulle Alpi.

Alpinista attivo a cavallo degli anni 50 e 60 del '900, proprio in seguito alle sue esperienze, Celso si era reso conto che sulle cime valtellinesi, dal Cevedale al Badile, dal Bernina alle Alpi Orobie, il crescente numero di frequentatori portava anche ad un incremento degli incidenti alpinistici.

Con altruismo e grandissimo spirito di servizio, Ortelli si dedicò quindi a rafforzare e migliorare il Soccorso alpino locale allora agli esordi. Mostrando notevoli doti organizzative Celso puntò tutto nel formare un gruppo di uomini preparati anche sulle alte difficoltà alpinistiche e nel migliorare tecniche e attrezzature in modo da renderli un efficace strumento di soccorso anche sulle più difficili pareti.

Parte di questa sua ferma volontà era maturata durante i pionieristici soccorsi compiuti con i suoi uomini sulla remota parete Nord del Pizzo di Prata, 600 metri di granito in uno dei luoghi più selvaggi della Val Chiavenna.

Durante questi interventi, resi estremamente faticosi dalla lunghezza dell'avvicinamento e dall'assenza di elicotteri, Celso aveva perfezionato le tecniche di calate e recupero con verricello e aveva studiato soluzioni nuove per render le operazioni più rapide ed efficaci.

Questa esperienza gli fu assai utile durante il grande e complesso intervento di soccorso che la sua squadra affrontò sul Pizzo Badile, calandosi lungo la famosa parete Nord-est del Badile per centinaia di metri proprio grazie all'uso del verricello.

Con i suoi collaboratori più attivi, Celso mise a punto anche diverse attrezzature fra cui una avveniristica barella smontabile e dotata di ruota anteriore per facilitare il trasporto degli infortunati lungo i sentieri.

Esperienze e lungimiranza gli avevano anche fatto comprendere come la formazione tecnica fosse essenziale per chi andava in montagna. Prevenire invece di curare, cioè dare agli alpinisti i mezzi per essere superiori alle eventuali insidie della scalata. Così Celso profuse enormi energie e passione anche nel perfezionare la Scuola di Alpinismo del CAI Sondrio, portandola in breve ad essere una delle migliori in Italia.

Oltre alle tecniche di scalata su ogni terreno, particolare attenzione era messa nell'insegnamento delle operazioni di sicurezza durante la progressione della cordata, dell'uso corretto dei nodi, delle tecniche di autosoccorso.

Ai nostri giorni, con l'avvento dell'elicottero, il Soccorso alpino è profondamente mutato nelle strategie e nelle tattiche di intervento. Sicuramente è migliorato  per il bene di tutti, ma buona parte di quello che è ancor oggi lo deve a persone come Ortelli e alla loro smisurata passione.

Quel bagaglio di esperienze, quegli strumenti e quelle tecniche, oggi magari guardati con sufficienza come reperti del passato conservano ancora tutta la loro efficacia e ci auguriamo quindi siano conosciuti e tramandati anche alle nuove generazioni di soccorritori.

Uomo semplice, carattere da burbero con il cuore d'oro, forse, Celso avrebbe potuto raccontare la sua vita e le sue imprese di alpinista, istruttore e soccorritore in un libro, ma uomini come lui sono anche fin troppo modesti e quindi le sue idee e le sue gesta restano, purtroppo, solo nei ricordi sempre più appannati di chi lo conobbe.

Da sempre legata ai temi del Soccorso Alpino, in altre occasioni l'associazione KIMA ha commemorato personaggi come Vera Cenini e Giorgio Bertarelli, già amici e collaboratori di Ortelli, un pioniere che non poteva dunque essere scordato da noi.