Abbracci a Finale

Ultimo aggiornamento il: 15/05/2018 19:21:50


Abbracci a Finale

Tutto è rimasto come lo ricordavo. La pietra ha tempi lunghi e, se scampa a speculatori e cavatori, ci mostra implacabile la sua resistenza al passare degli anni.

 

Ogni tanto avevo pensato a Finale, a tornarci per rampicare nelle mezze stagioni; ma a riportarmi fra queste gentili falesie non è stata l'astinenza da roccia mediterranea, bensì la "lucrosa" proposta professionale per un corso di formazione aziendale outdoor.

 

Esco dal casello e imbocco strade note che non percorro da decenni, avendo come meta il grumo di case dove il Bandito e Raffaella stanno costruendo il loro faticoso sogno.

 

Bello, decisamente bello questo Villaggio Caviglia, arroccato in cima alla valle di Final Borgo. Sono arrivato ai piedi delle case con l’impressione di aver già fatto questa strada in tempi lontani. Forse, allora, ero stato qui, ma il motivo mi sfugge: non vedo rocce attorno.

 

Nell'agriturismo del “Bandito e la Principessa” trovo subito atmosfera rilassante e familiare: amici. Quante volte avevo pensato di fuggire qualche giorno dal Bandito senza mai decidermi a farlo, senza mai riuscirci.

 

Dopo Raffa, ecco il Bandito. Un abbraccio. E' un bel po' che non ci si vede, ma col Bandito ho sempre avuto feeling pur senza aver mai condiviso avventure o scalate: umane consonanze che non hanno bisogno di parole.

 

C'è anche Ale "Balu", qui a fare da giardiniere per il Bandito, ma anche per altri proprietari della zona; è lui che mi dice che proprio sotto l'agriturismo si trova la casa di Sandro Grillo, pioniere delle scalate nel Finalese, che non vedo da oltre trent'anni.

 

Ecco perché quella sensazione dejà vu! Ero stato qui con Jacopo, a provare la tenuta delle mescole su una placca di roccia a fianco della casa di Grillo; avevamo provato anche su delle lastre di Pietra del Finale…

Il ricordo si perde in una nebbia fittissima e oscura.

 

Oltre che instancabile esploratore e valorizzatore delle falesie finalesi, Sandro è stato uno dei primi ad interessarsi allo studio di nuove e più specifiche mescole per le suole delle scarpette d'arrampicata e fu lui il “padre” delle pedule San Marco gialle e nere: un must per i top climbers di quegli anni.

 

Ora non c’è tempo: dobbiamo andare a fare il sopralluogo per il corso alla Grotta dell’edera. Dall’auto osservo le pareti e l’occhio cerca subito il Monte Cucco. I primi sassisti ad arrivarci furono Jacopo e Pilly, attratti da chissà quale tam tam. Allora ogni zona nuova d’arrampicata sembrava l’Eldorado…

 

Tornati a casa avevano parlato entusiasti di falesie bellissime e di come le incredibili e vastissime aree di placche erose che separavano fessure e diedri fossero ancora praticamente inviolate: un campo giochi sterminato.

 

Placca era sinonimo di Sassista, ancor più se la scalata comportava audacia e incosciente slancio verso l’ignoto, e i due avevano subito dato un saggio della loro capacità sul muro traforato a sinistra di Corpus Domini.

 

Zone pelviche, nome tipicamente “Merizzesco” fu la prima via aperta completamente in arrampicata libera su alte difficoltà. Rompeva gli schemi anche il modo in cui fu realizzata: con preventiva attrezzatura all’alto. Ah! questi Sassisti…

 

Poco tempo dopo, non ricordo come, eccomi letteralmente in croce sul pilastro che delimita a destra Corpus Domini. Mi ero avventurato lassù di buchetto in buchetto e l’uscita mi stava dando qualche problema. Sotto, Jacopo ridacchiava; immagino.

 

Improvvisamente, ecco che dall’alto mi vedo arrivare Sandro Grillo che scatta foto. Sembrava che stessi facendo qualcosa d’importante, ma a dire il vero, mentre passavo dalla punta di un piede all’altra, non mi pareva porprio. Anzi, mi pareva di far la figura dello stupido.

 

Ero fermo da una decina di minuti, ma prima o poi avrei dovuto mollare gli “ormeggi”. Stavo per tentare ancora una volta quando Sandro mi propose di proteggere il passaggio grazie ad una lunga fettuccia collegabile ad un chiodo di Corpus Domini.

 

Per nulla scandalizzato accettai e conclusi Toccata e fuga. A sera, durante la tradizionale cena dei climbers alla Locanda del Rio, un alpinista importante mi fece notare che avevo fatto una cosa notevole, ma che, insomma, avrei dovuto anche dire chiaramente che il passo finale era stato protetto.

 

Caddi dalle nuvole: non vedevo l’exploit, non mi sfiorava l’idea di raccontare balle, non m’interessava il record o la segnalazione negli annali dell’arrampicata. Ieri, come oggi, non prendevo troppo sul serio ciò che si fa sulle rocce… Cominciai però ad intuire che, per alcuni, scalare non era un gioco.

 

Da allora tornammo ripetutamente a Finale; a misurarci con la sua magnifica roccia, a godere delle amicizie e delle pantagrueliche cene alla Locanda, alla Carbuta o in altre mitologiche bettole.

Intanto, altri scalatori, sempre più bravi, motivati e audaci, stavano mostrando quanto effimero fosse stato il nostro passaggio.

 

Fine del Gioco. A noi non restò altro che continuare per qualche tempo a far scompiglio aprendo vie dai nomi provocatori o scrivendo scemenze sulle lamiere del vecchio furgone arrugginito troneggiante nella discarica di rifiuti che si trovava ai piedi del Monte Cucco.

 

Il tempo, il lavoro, la vita, la stessa lontananza fisica, mi hanno separato per anni da questo meraviglioso piccolo mondo anche se, di tanto in tanto, continuavo ad interessarmi a ciò che succedeva sulle sue pareti; e oggi son qui.

 

Al ritorno dalla Grotta dell’edera, Ale “Balù” mi comunica che Sandro Grillo è in casa e che mi vedrebbe volentieri. In quattro passi scendiamo alla sua villa ed entriamo nel cortile. «Ricordo! Ora ricordo!»

Ci vengono incontro due cani affettuosi, Sandro e poi sua moglie. Un abbraccio spontaneo dice più di mille parole.

 

Poi sono i soliti riti: caffè, due chiacchere, vecchie memorie, nomi vivi o scomparsi che riaffiorano nel raccontarci quel che si è fatto, quello che si vorrebbe ancora fare. Perché i progetti fortunatamente non mancano, e Sandro mi pare ancora ben agguerrito. Un altro abbraccio e poi ci salutiamo con l’intenzione di rivederci.

 

L’indomani il corso di formazione sarà un successo sia per noi guide sia per Gianni Paolino, ormai super manager e grande amico che ogni tanto si ricorda di me e mi propone qualche lavoretto piacevole come questo.

 

Saluto Gianni come Sandro; chissà quando ci si rivedrà. Al Villagio Caviglia bacio la Principessa e, promettendo altri improbabili ritorni, abbraccio anche il buon Bandito. Salgo in auto con Elisa e imbocco la discesa. Da una macchia di frasche in via di sfoltimento ci raggiunge il saluto del giardiniere Ale “Balù”.