Le Vie di Cristallo

Ultimo aggiornamento il: 15/05/2018 18:32:47


Le Vie di Cristallo

Fra le varie attività derivate dalla specializzazione di materiali e tecniche usati in alpinismo, in questi ultimi anni si sono particolarmente evolute l'arrampicata su roccia e quel genere di scalata su ghiaccio che ha per terreno di gioco le cascate gelate. Curiosamente le due discipline hanno avuto un'evoluzione totalmente differente: atletica, sportiva e quindi esente da rischi la prima; atletica e, ad alti livelli, sempre più alla ricerca dell'effimero e quindi un po' più rischiosa la seconda.
Non possiamo infatti nascondere che avventurarsi su un flusso gelato sia un gioco che richiede di mettere in conto anche una certa percentuale di rischio. Ma del resto, come Huizinga ci insegna, non è detto che il gioco debba essere sempre e solo distensivo e scherzoso. Il gioco può infatti essere anche molto serio e a volte insaporito da un pizzico di rischio che in questo caso varia in funzione dell'inclinazione della cascata e dello spessore del ghiaccio nel senso che molti itinerari se affrontati con buone condizioni del ghiaccio offrono delle piacevolissime scalate. E' affascinante il pensare di poter procedere su un elemento che deve la sua esistenza solo a delle particolari condizioni climatiche e che, non appena viene il disgelo si trasforma in uno spumeggiante salto d'acqua. A differenza di quanto avviene per una scalata su roccia, la cascata muta si può dire in continuazione e dovessimo tornare su una salita percorsa qualche giorno prima non troveremo neppure più i segni lasciati nel ghiaccio dalle nostre piccozze.
In questo senso tale attività può apparire quanto di più ecologico si possa pensare nell'ambito del mondo delle scalate: a pensarci bene, la via che stiamo scalando, in pratica non esiste e il nostro itinerario diventa una cosa quasi esclusiva, irripetibile, unica. Gli altri che eventualmente dovessero percorrere la medesima cascata troveranno senz'altro condizioni diverse e potranno vivere a loro volto un'esperienza del tutto originale.
Forse i più pigri potranno a volte sfruttare i fori lasciati dalle lame delle piccozze di chi li ha preceduti risparmiando così lo sforzo di infiggere le loro; i più sfortunati troveranno alcuni settori resi più precari e sottili proprio a causa dell'asportazione del ghiaccio dovuta al continuo passaggio di altri. La cascata intanto muta; ora è gonfia e rassicurante, dopo pochi giorni si smagrisce fin quasi a scomparire e poi, quando ormai sembra sul punto di tornare liquida si ricompone irrigidendo le sue strutture per permettere ancora di essere salita. E proprio sapendo cogliere il momento opportuno, le migliori condizioni, gli scalatori di cascate riescono a realizzare desideri che forse sono spesso comuni a quelli di tanti altri amanti della montagna.
Chi non ha mai sognato di andare a vedere da dove giungesse quella splendida cascata che allieta la salita al rifugio? o quel misterioso canalino che incassato fra le rocce si insinua vertiginoso nella montagna per poi scomparire dietro mille quinte arrivando chissà dove? o l'intaglio lontano, sulla cresta, dominato da quel torrione a forma di statua Moai, ma irraggiungibile d'estate? Ebbene la scalata alle cascate di ghiaccio ha aperto agli amanti della montagna uno spicchio di questo meraviglioso universo rimasto inesplorato fino a pochi anni or sono. E considerando quanti siano i flussi d'acqua che scendono dalle montagne è facile immaginare come questo terreno di gioco si ben lungi dall'essere esaurito e offra difficoltà e sensazioni nuove per tutti.
Ma al di là di queste considerazioni resta anche il sottile piacere legato alla nostra precaria situazione durante tali scalate.
Sulle cascate più difficili la salita diventa una vera e propria arte dove forza, tecnica e coraggio devono essere sempre a disposizione. A volte le punte dei ramponi mordono appena una sottile superficie di ghiaccio che ricopre le rocce e le punte delle piccozze entrano a malapena fornendo un ancoraggio precario; altre volte dove la verticalità è massima si deve salire sfruttando fragili stalattiti. In questi casi bisogna saper dosare sapientemente la forza con cui si usano gli attrezzi: colpi troppo violenti ci farebbero raggiungere la roccia sottostante o potrebbero spezzare la fragile impalcatura. Anche i chiodi da ghiaccio, necessari per proteggere una nostra eventuale caduta sono a volte piuttosto precari e comunque in questi casi è sempre preferibile evitare un collaudo diretto. Si deve dunque viaggiare in perfetto equilibrio di forza e tecnica distribuendo il peso sugli arti e prevedendo ogni mossa; molto spesso è necessario mettere a dura prova anche il nostro sistema nervoso assumendo un rigoroso controllo dell'emotività Si è un po' come abbandonati a sé stessi; nessuno ci può aiutare, neppure i compagni eppure da noi dipende il successo della scalata. E' in questi casi che la cascata subisce spesso un'ulteriore trasformazione e il lucido ghiaccio si trasforma in uno specchio che riflette la nostra vera essenza.
Non è più possibile barare e pregi e difetti trovano un momento di confronto e di sublimazione nella siderale atmosfera dell'inverno. E così gelati dal freddo e dalla paura, magari spruzzati fastidiosamente dal continuo stillicidio delle stalattiti dobbiamo essere estremamente seri in una situazione che altrimenti sarebbe molto comica. Ma, l'abbiamo visto, il gioco può essere anche questo e una volta accettatene le regole lo si deve giocare fino in fondo.
Per fortuna in molti casi le cose sono molto meno precarie e pericolose di come può esservi sembrato leggendo queste righe. Per buona pace del nostro sistema nervoso esistono anche cascate ove poter apprezzare con maggior agio le sensazioni della scalata e le bellezze della natura. In particolare, abbandonando le grandi colonne verticali di improbabili stalattiti saldate, i canalini rocciosi percorsi da cascate offrono un terreno fra i più sicuri e affascinanti. Il ghiaccio che si forma rinserrato fra le strette pareti è in genere più spesso e stabile; vi sono quindi maggiori possibilità di piazzare ottimi chiodi da ghiaccio a cui si aggiunge quella di usare solidi chiodi da roccia piantati nelle fessure delle sponde. Questo genere di terreno è anche il più adatto per chi ama gli aspetti di ricerca e di esplorazione che possono essere collegati a questa attività Una verticale cascata è tutta esposta alla nostra vista, non cela quasi nulla di sé non ha potere di suggestione se non nello stuzzicare la nostra ambizione di scalatori: è un grande problema tecnico e poco più
Il lunghissimo e misterioso canalino ghiacciato ci porta in una dimensione diversa e più completa; è un vero e proprio viaggio fatto attraverso la montagna. Le difficoltà tecniche non sono tutte visibili e restano dunque un'incognita da risolvere passo dopo passo, ansa dopo ansa. Si possono percorrere in tal modo interi versanti che altrimenti sarebbe difficile se non impossibile esplorare o visitare. Esemplare di questo genere di scalate è il grande canale centrale della parete NO del Monte Legnone, il più lungo canale di cascate ghiacciate delle Alpi.

CASCATE E CANALI DOVE
Un po' ovunque nelle Alpi e anche negli Appennini durante la stagione invernale e con temperature rigide sono innumerevoli le cascate e i canali che potenzialmente possono ghiacciare e quindi offrire terreno d'azione. Da quando a partire dagli anni '80 si è
affermata questa attività alcune particolari località hanno comunque assunto una posizione preminente a causa della quantità e della bellezza delle cascate che vi si possono trovare.
Nelle Alpi occidentali, in Val d'Aosta è estremamente interessante la Val Nontey laterale della Val di Cogne, ma sono pure impor-tanti le valli d'Ayas e Gressoney.
Nelle Alpi centrali sono celebri la Val Masino e la Val Malenco in Valtellina. Molto particolari le cascate della Val Bondasca per l'imponente scenario di pareti che fanno loro corona.
Le valli orobiche sia del versante bergamasco che di quello valtellinese sono ricchissime di percorsi e sul Monte Legnone, come accennato si trova il più lungo itinerario delle Alpi (1700 m di dislivello).
In Trentino offrono un eccellente terreno d'azione la Val Daone, la Val di Sole.
ATTREZZATURA E SCUOLE
L'attrezzatura base è costituita da due attrezzi, piccozza e martello piccozza che vengono alternativamente infissi nel ghiaccio per ancoraggio e progressione. Ai piedi sono calzati ramponi a dodici punte con due o quattro punte frontali che vengono a loro volta infisse nel ghiaccio per permettere la presa e l'appoggio sugli arti inferiori. Occorrono poi scarponi in plastica con scarpetta interna, imbragatura, corde (due da 50 m e con un diametro di 8 o 9 mm) e chiodi da ghiaccio; i migliori sono quelli tubolari a vite ottenuti in leghe speciali o in titanio. Il costo complessivo di un'attrezzatura base (imbragatura, corda, piccozze, ramponi, chiodi da ghiaccio, scarponi doppi) si aggira sulle 800.000 lire. Bisogna però considerare che tale attrezzatura ha una lunga durata e che può esser usata anche per praticare l'alpinismo normale. In genere l'equipaggiamento è completato da giacca e sovra pantaloni impermeabili o in gore-tex il cui costo varia molto in funzione dei materiali usati.
Le Case delle Guide o le singole guide alpine delle varie località alpine nonché diverse sezione del Club Alpino Italiano organizzano corsi di introduzione e di perfezionamento tecnico alla scalata su cascate.
AGAI (Ass. Guide Alpine Italiane) tel. 0323 - 63409/60683
CAI (Club Alpino Italiano) tel. 02 - 26141378
La tecnica
La tecnica di salita in piolet-traction è estremamente semplice e implica l'uso di due attrezzi a becca ricurva e di un paio di ramponi a dodici punte. L'arrampicatore impugna gli attrezzi nel punto più basso del loro manico e li infigge in alto, nel ghiaccio, ancorandone la becca; una volta ottenuto l'ancoraggio avanza sulla parete coi ramponi giungendo in posizione a braccia piegate. A questo punto, si svincola un primo attrezzo e lo si infigge più in alto e, una volta ancoratolo, si esegue la stessa manovra con il secondo; nuovamente si sale riportandosi in posizione a braccia flesse. In tutta questa serie di movimenti meccanici, bisogna avere l'avvertenza di non superare con le spalle l'altezza delle impugnature in modo da mantenere il più possibile la "trazione" verso il basso. I ramponi vengono infissi frontalmente con le loro due punte anteriori, cercando di tenere il più possibile i talloni bassi per evitare che la punta dello scarpone ne provochi la fuoriuscita facendo leva contro il pendio. Le braccia e le gambe vanno tenute divaricate per ampliare la superficie di appoggio e migliorare la stabilità. Più il pendio diventa verticale e maggiore sarà fa trazione e quindi lo sforzo prodotto sugli arti superiori.
Quanto costa
Un buon paio di attrezzi, martello-piccozza e piccozza costa circa 250.000 lire; i ramponi vanno dalle 100 alle 120 mila lire. Gli scarponi con scafo in plastica e scarpetta termica costano 200.000 lire circa. Corda da 50 metri: 150.000 lire. Imbragatura con pettorale: 80.000 lire circa. Chiodi da ghiaccio35.000 lire circa cadauno. Moschettoni- 6.000 lire circa cadauno.
Abbigliamento In gore-tex o simile (giacca e pantalone): 600.000 lire circa. Guanti: 50.000 lire circa. Casco: 30.000 lire circa. Attrezzatura
Piccozza e martello-piccozza devono avere una lunghezza variabile da 50 a 45 cm. I modelli recenti sono modulari e quindi hanno la possibilità di cambiare le becche. La becca è la parte forse più importante in quanto è tramite essa che si esercita l'ancoraggio e la trazione sul ghiaccio. Esistono due forme principali di becche: quella "classica", molto arcuata e dentellata nella parte inferiore della punta e quella a "banana" curvata in senso opposto alla becca classica. Uno dei due attrezzi deve avere la massa battente di un martello per poter infiggere i chiodi da ghiaccio o da roccia, questi ultimi nelle pareti che rinserrano la cascata di ghiaccio. I ramponi sono quasi tutti di tipo rigido. I chiodi da ghiaccio sono di tipo tubolare e possono essere infissi mediante avvitamento o percussione