STORIA del CASCATISMO in LOMBARDIA

Ultimo aggiornamento il: 15/05/2018 18:22:16


STORIA del CASCATISMO in LOMBARDIA

Ne è passata di acqua sotto i ponti. Molte volte le cascate si sono irrigidite nel gelo e poi nuovamente sciolte da quell'anno, non ricordo di preciso quale, credo il 1979, in cui furono scalate le prime cascate di ghiaccio in Lombardia.
E' difficile anche stabilire quale sia stata la prima, ma credo con sufficiente sicurezza che sede del primo esperimento fu la Val Masino. L' inizio è dei più scontati: a imitazione di quanto si era visto sulle foto delle riviste straniere e di quel matto di Giancarlo Grassi che in Piemonte iniziava quella che certamente è la maggiore opera esplorativa mai fatta sul ghiaccio. Una cosa invece la ricordo bene: era un inverno freddisssssimo, uno dei più rigidi fino ad oggi. Termometro di questa valutazione la cascata del Ferro, esposta a sud e incassata fra calde placche di granito. Quando gela quella vuol dire che per più giorni la temperatura si è tenuta attorno ai -15, -20. Anche la cascata inferiore del Baffo era gelata, cosa abbastanza rara e furono queste due terreni d'azione ad essere i primi banchi di prova per l' inizio di un'avventura che ancor oggi continua.
Sul Ferro andarono il Pilly Masa e lo Jacopo Merizzi portandosi a casa più che il ricordo di gesta estreme, la profonda impressione di essere entrati in un mondo nuovo e per certi versi magico.
Sul Baffo provammo io e Lodovico Mottarella ricavando le stesse impressioni dei due amici, magari un po' più tetre e ombrose visto che la nostra cascatella prende poco sole. Ovviamente, paragonata a quella di oggi, la nostra attrezzatura era come un biplano in confronto ad un moderno jet. Si era un po' copiato quello che di meglio c'era in giro: piccozza Simond "metallique", quella del couloir dei Drus, o Charlet "Gabarrou", ramponi Simond. Compariva il Gore Tex, ma allora come oggi costava, gli scarponi in plastica erano un'idea per non parlare dei chiodi da ghiaccio. Ma fu lo spazio di pochi mesi poiché ad ogni cascata oltre alla tecnica si perfezionava l'attrezzatura con ritmi vertiginosi e spesso con grave danno al portafoglio. In pochi anni ecco comparire i neri e preoccupanti Terrordactyl della Peck, il sistema Hummingbird, mai sufficientemente valorizzato, i ramponi Foot-fangs e nuovi più sicuri chiodi da ghiaccio. In breve nascevano molti altri nuovi "avventurieri" e le cascate ebbero un primo grande periodo di splendore. Nel lecchese furono attivi per primi Roberto Chiappa e Sergio Panzeri, nella bergamasca Alberto Montanelli e Sergio dalla Longa, a Brescia Preti e compagni. Sergio Panzeri divenne subito uno specialista della materia e riuscì a concludere alcuni importanti problemi ancora irrisolti come l'imponente cascata superiore del Baffo che presenta giù un tratto a 90° e poi l'uscita diretta alla Merdarola entrambe in Val Masino. Nel lecchese furono esplorati la bellissima quanto effimera cascata del Troggia nota anche come cascata Norda e le cascate di Introbio in Valsassina; qualche tempo dopo venne scoperta la lunga, affascinante e didattica cascata della Val Boazzo destinata a grande fama. Attorno ai primi cascatisi lecchesi si formò presto un notevole e attivissimo gruppo di ottimi e audaci scalatori.
Negli anni successivi Tono Cassin, Marco dalla Santa, Norberto Riva e Amabile Valsecchi, salirono nuovi flussi gelati un po' ovunque in tutta la Lombardia. Fra le loro montagne risolsero il verticale, difficilissimo e fragile problema della Cascata di Ballabio, un salto di circa 35 metri al cardiopalma. Alberto Montanelli, ingegnoso alpinista si dedica in particolare all'esplorazione delle valli bergamasche e assieme a Panzeri mette a punto alcune semplici ma efficaci modifiche ai ramponi Foot-fang e alle piccozze con becca tubolare.
Intanto, già dagli inizi dell'avventura il mondo delle cascate si era diviso in due grandi terreni d'azione: le cascate altamente tecniche e difficili e i lunghi colatoi. Chi aveva maggiori propensioni alpinistiche si orientò maggiormente verso i couloir, gli altri puntarono alla soluzione di problemi sempre più verticali ed impressionanti. Mentre Montanelli e Dalla Longa risolvevano quasi tutte le cascate della bergamasca, in Valtellina avvengono due fatti importanti: la salita di "Durango" in Val di Mello e, nel 1981 quella del lungo colatoio della parete Nord-ovest del Monte Legnone. L'importanza di Durango consiste forse nel fatto che per la prima volta si riusciva a superare una cascata di notevole difficoltà tecnica (per quel tempo) e lunghezza. Protagonisti dell'ascensione il sottoscritto con Gogna, Pilly Masa e Jacopo Merizzi. Da qualche anno il couloir del Legnone mi guardava mentre passavo col treno diretto all'università e fu così che dopo tale lungo corteggiamento decisi di capire per lo meno come si potesse arrivare all'attacco. Come sempre ci sembrò di entrare in un mondo inesplorato e selvaggio e non senza qualche fatica giungemmo alla partenza del canale che saliva per 1500 metri fino alla cresta sommitale. Tornai poco dopo con Pietro Scherini e in due giorni di fantastico "viaggio" nella montagna risolvemmo il problema. Credo che ancor oggi sia il più lungo couloir a cascate delle Alpi, con due risalti verticali di circa 50 metri e con un lungo tratto di misto finale.
Di analogo stile è la splendida salita dei lecchesi Costa e Agudio lungo il colatoio della parete Sud del Sasso Moro in Val Malenco; siamo qui al confine fra cascatismo e alpinismo: la vetta raggiunge i 3108 m e il couloir ha un dislivello di circa 900 metri con alcuni risalti verticali e un tratto di misto finale con passi di V°.
Nei primi anni '80, dalla Mesolcina all'Adamello, tutte le vallate delle Alpi lombarde furono esplorate alla ricerca di nuovi terreni d'azione e forse della cascata perfetta. Adriano Greco, divenuto celebre come "runner" d'alta quota e dominatore di tante edizioni della Pierra Menta esplora le cascate dell'alta Valtellina riuscendo in alcuni notevoli exploit nelle gole della Valle del Braulio; assieme a lui i fratelli Meraldi e Giordano Senini.
Nel bresciano, gli alpinisti concentrarono i loro interessi sulle vallate attorno all'Adamello trovando infinite possibilità di gioco. Capi storici Gian Antonio Moles, Cominelli, Melotti e i fratelli Ferri. La prima cascata ad essere salita è quella del Sellero (15/12/1980; 170 m; III/2+) ad essa segue la scoperta della mitica Val Paghera, paradiso delle cascate, dove ritroviamo Moles e compagni, Dalla Longa e anche R. Frizza che sale in solitaria Albero di Natale (120 m II/4), per quei tempi un notevole exploit. Una nuova scoperta è poi la Val Saviore dove vengono superati ben dieci nuovi flussi ghiacciati. A partire dal 1985 si affacciano alla ribalta altri e più motivati personaggi: in particolare Battista Bonali, Zeziola, Bertocchi e Piloni.
Essi danno il via ad una nuova campagna di esplorazioni che porta alla ribalta altre zone come la Val Salimmo e la magnifica Val d' Avio vero e proprio concentrato di importanti cascate. Qui nel 1989 il compianto Battista Bonali riuscì nella salita alla Cascata della Madonnina, un pauroso salto di 120 metri valutato III/ 6+, una delle più difficili cascate della regione che conta già un gran numero di ripetizioni. Più bella e classica non si può citare la storica cascata della "Grande Madre", un imponente flusso che con i suoi 160 metri d'altezza domina il paesaggio della vallata. Bonali è stato anche fra i più attivi nella scalata delle impressionanti colate che precipitano nella gola della Val di Scalve. Avevo definito questa valle il Verdon dei cascatisti e sebbene difficilmente le sue colate siano in condizioni questo è certamente uno dei luoghi degni di ospitare l'università di questa disciplina. Sulle Retiche valtellinesi ci pensarono una serie di inverni miti ad asciutti a fermare quello che sembrava un boom: la seconda metà degli anni '80 è abbastanza povera di novità e i cascatisti si limitarono a sopravvivere sulle loro magre e rare cascate come pesci in una pozza in via di prosciugamento. Ma l'importante è sopravvivere, tener duro nella speranza di tempi migliori e tanta costanza è stata infine premiata.
L' inizio di una nuova epoca d'oro può essere fatto coincidere con il 1989 ma è nel 1991 che assistiamo alle prime importanti realizzazioni, preludio di un notevole innalzamento nel grado delle difficoltà superate. La favorevole annata vede attivo il trio Luciano Barbieri, Maspes, Miotti. Viene dapprima superata la
Supermerdarola e poco dopo il grande Overcouloir, quello di destra dei due colatoi del Monte Piezza già in parte salito da Cassin e Mario Conti. In Valchiavenna i tre riescono invece nella soluzione di Megofis, un couloir di cascate alcune delle quali verticali che li impegna per 19 lunghezze di corda.
Le guide Sertori, Rossi e Moroni riescono nella salita al difficilissimo couloir nord del Combolo, 600 metri con un primo salto verticale di due lunghezze. Sertori e Rossi sono poi particolarmente attivi nella ricerca e nel superamento dei numerosi problemi offerti dalle solitarie valli della Alpi Orobie Valtellinesi.
Accanto a Maspes, certo il più attivo in questi anni, giungono in Val Masino Berzi, Biagini, Casellato e Sartorio che risolvono l'Altra faccia della Valle (IV/6) mentre la cordata Selvetti-Gormoldi sale Magic Mushroom (IV/5). Ottima annata anche il 1995 con la definitiva risoluzione del corteggiatissimo Pisarot da parte di Biagini, Casellato e Crottogini (II/5) e di Ladri di Mello (Righetti-Giodani; IV/5+); Avana di Berzi, Maspes e Perlini risulterò essere una delle più difficili (IV/5+). La fama del-la valle è nel frattempo giunta anche a Gabarrou e Marlier che guidati nella ricerca da Maspes compiono due belle salite nel re moto e fantastico circo della Val di Zocca. Non dimentichiamo poi la Val Malenco dove la ricerca di estreme difficoltà tecniche viene sostenuta in particolare da Massimo "Vigneron" Bruseghini eclettico scalatore che passa con disinvoltura impressionante dall'8b ai 90°. Sue alcune realizzazioni importanti fra cui la prima ascensione alla cascata della Fora.