Un altro giorno è andato

Notiziario CAI Valtellinese

Ultimo aggiornamento il: 15/05/2018 09:46:27


 Un altro giorno è andato

Una ascensione solitaria? Da tanto tempo sognavo un simile incontro con la montagna ma, pur sentendomi tecnicamente all'altezza, capivo di non essere pronto psicologicamente. Poi, all'improvviso, ho sentito che era giunto il momento e senza dire niente in casa sono partito per la Val Masino. L'idea era quella di salire la via Bramani alla Punta Rasica; conoscevo bene la salita per averla percorsa d'inverno col Pedroni e mi Interessava ripercorrerla, oltre che per la sua bellezza, anche per vedere la diversità fra una penosa ascensione con scarpe doppie e zaino pesante ed una scalata completamente in libera, leggero e senza grossi pesi.
Lungo il sentiero che porta al rifugio Incontro un contadino con un vecchio mulo; mi fermo un attimo per riposare e scambiare quattro chiacchiere e l'uomo, venuto a sapere che sono solo, mi ammonisce a non andare a fare cose difficili il giorno seguente. Dopo averlo rassicurato riprendo e salire ma per un po' i suoi moniti mi fanno pensare che forse sto facendo uno sbaglio, mi tornano in mente i terribili racconti di ascensioni finite male, di tempeste scatenatesi all'improvviso e per un attimo scompare in me ogni voglia di ascensione solitaria. Ma l'idea che Il giorno dopo sarò su una bellissima via, sotto un caldo sole. scaccia presto i brutti pensieri.
Giungo al rifugio sotto il consueto temporale pomeridiano che quel giorno è particolarmente violento, mi domando se lo Jacopo ed il "Boffi" riusciranno a portare a termine la difficile ascensione al Picco Luigi Amedeo sul quale sono impegnati dal giorno precedente; con questo temporale non staranno certo allegri. Dopo aver bevuto un the caldo Informo Ugo, il custode, dei miei piani ed allora vengo a sapere che la salita solitarla alla Bramani è stata fatta il giorno prima da un mio amico. Da una parte sono contento, ma adesso che fare? Ripetere la stessa via non è una idea che mi attira molto. Il sogno si è Infranto In un modo alquanto brusco.
Osservo le pareti che mi circondano. "Lo spigolo Gervasutti l'ha fatto l'Ermanno Però sarebbe sempre bello ripetere questa via che ti ricorda I primi esperimenti arrampicatorI, ma poi….. pirla che non sei altro. nessuno ha ancora tentato lo spigolo Parravicini ed In fondo, dato che sei qui ti conviene almeno andare a metterci il naso." In breve decido che quella sarà la mia meta per Il giorno dopo; fra nebbie e cascate di grandine lo spigolo s'intravede appena ma conosco bene le sue linee ed il suo slancio verticale. "Certo Però che è un po'secco; almeno un grado più della Bremani! Poi, visto con questo tempo, mette addosso una certa strizza! Dai, dai se domanI hai paura quando arrivi sotto nessuno ti vieta di ridiscendere no? E puoi scendere anche da metà, le corde doppie le hanno Inventate per questo ".
Il giorno dopo è bel tempo ed alle sei parto verso lo spigolo. In breve, seguendo I consigli dell'Ugo sono all'attacco della " via", tolgo gli scarponi e calzo le pedule e suola liscia che chiamo affettuosamente le "prestigiose". Dopo un attimo di riflessione parto per superare la lacchetta iniziale; vedo subito che sono in buona vena, che vado bene, ed allora comincio a gasarmi. Le pedule mi danno grandissima fiducia e tanto mi sento superiore alle difficoltà che inizio a fare una specie di ironica radiocronaca della salita.
"Ecco…. S'innalza…., lo stile è perfetto le sue magnifiche pedule aderiscono meravigliosamente permettendogli una salita tecnicamente unica! Notate come la mano usi l'appiglio di sinistra per fare opposizione! E' ora alla base dei passaggio di quinto superiore ma è talmente in' forma che sembra non notarlo neppure ... ".
Vengo Interrotto da alcuni colpi di fucile; di sicuro l'Ugo che si sta allenando. In Ottobre si apre la caccia ed I camosci non avranno vita facile.
Proseguo sempre bene, con sicurezza "attento che qui è bagnato e si scivola e occhio a che non si Incastri la corda". In breve giungo alla cengia posta a poche lunghezze dalla cima e mi fermo per mangiare qualcosa. Le pedule sono troppo strette, come al solito ho sbagliato misura ed ora i piedi mi fanno un male boia; perdo qualche minuto nella ricerca di un cristallo di acquamarina che ricordavo di aver visto alcuni anni fa e dopo averlo felicemente Individuato riprendo a salIre e riprendo pure la cronaca.
"Ci sembra che ora sia fuori via!". Porca miseria, sono proprio fuori. ecco il chiodo, è a destra. "Ormai ti conviene proseguire di qui e riprendere la via più sopra. Ti sei impastato proprio bene! Da sto passaggio è facile che ne esci solo verso Il basso!". All'ultimo momento, quando non so proprio più cosa fare e la gamba comincia a tremare, riesco a piantare un brutto chiodo e coi suo aiuto mi riporto su terreno più facile.
"Ce l'ha fatta; con un impeto d'orgoglio (o era solo paura?) è riuscIto a superare il diabolico passaggio! Ora niente lo fermerà! Ai lati della " via " la folla incita e lancia secchi d'acqua allo scalatore. I tifosi sventolano bandiere e striscioni, ormai. a pochi attimi dallo scadere del tempo la vittoria è certal ".
Sono Già In vetta. è finito l'incanto dell'arrampicata ed ora non mi resta che osservare i giochi delle nubi e massaggiarmI I piedi doloranti. In basso il rifugio è piccolissimo. Rimetto nel sacco le pedule ed Infilo gli scarponi; so che ora, essendo stanco soprattutto psichicamente, dovrà stare attento più che nemmeno durante la salita. Non devo lasciarmi Ingannare dal terreno facile ed a ogni passo mi richiamo alla prudenza.
Dopo circa tre ore sono al rifugio davanti ad un bel piatto di spaghetti e soprattutto ad un buon mezzotto di rosso; posso finalmente rilassarmi e penso che tutto sommato è stata una bellissima esperienza un nuovo passo verso la conoscenza di me stesso.