Impariamo a scalare i sassi

Ultimo aggiornamento il: 15/05/2018 09:46:49


Impariamo a scalare i sassi

PREMESSA

Nel testo ci sono alcune imprecisioni come quella che definisce il Sasso Remenno come il più grande masso erratico (trasportato e lasciato dalle grandi glaciazioni del Quaternario) d'Europa. Il Remenno è il più grande monolite d'Europa, ma non è un erratico bensì è frutto di una ciclopica frana staccatasi dalla montagna sovrastante in epoche remotissime. 

In Italia il "sassismo" si pratica, per ora, in Val di
Susa e in Val Masino dove si può affrontare il
" Sasso dei Sassi", il più grande masso erratico
d'Europa.


La lingua italiana si arricchisce ogni giorno di nuovi termini, spesso di origine straniera, rivolti ad indicare attività spesso praticate da sempre, cui era stata negata una definizione precisa e puntuale dei suo significato.
Questa volta, dopo aver presentato il sentierismo, che ormai ha raggiunto un vasto pubblico e un significato preciso, vogliamo dedicare un po' di spazio ad una attività di antica origine, essendo praticamente il primo stadio attraverso cui passano buona parte degli scalatori, ma considerata appunto un semplice passaggio o momento, senza essere mai divenuta autonoma e di essere perciò, per così dire, priva di dignità. Si tratta dell'arrampicarsi sui sassi, che noi vorremmo definire sassismo anche se per qualche tempo siamo certi che questo sport verrà confuso con la raccolta dei sassi. là un rischio che si corre spesso e il mondo delle lettere è ricco di amenità in questo campo.
Certo il sassismo farà sorridere e talora storcere il naso a coloro che amano l'arrampicata audace e rischiosa, ma per la folta schiera che prova i brividi alla sola vista delle pareti delle Tre Cime di Lavaredo e sono purtuttavia tentati di mettere le mani sulla roccia, anche questo gioco-sport può significare l'appagamento di desideri tenuti nascosti oppure il momento dei via verso mete più alte e impegnative.
Perdonato dunque il vocabolo e anche quanto significa, vediamo di addentrarci in questo sport che ha un vasto seguito nei paesi anglosassoni e da qualche tempo anche in Francia.
Tutt'oggi il paese guida dei sassismo è l'Inghilterra. Il territorio britannico non ha alte montagne ma è costellato da piccole alture rocciose e massi che gli arrampicatori inglesi presero a scalare inizialmente forse per alienarsi ai cimenti sulle Alpi. Ben presto, da attività secondaria, l'arrampicata sui massi, divenne, soprattutto a partire dagli anni '60, una attività a sé stante con un etica e regole sue proprie e oggi non è difficile incontrare arrampicatori inglesi che non sentono nemmeno più il bisogno di uscire dalla loro zona di azione per visitare aree limitrofe. Altri paesi dove già da tempo l'arrampicata sui massi è praticata costantemente sono la Francia e l'America.
Sul granito.
In Francia esiste, a pochi chilometrici da Parigi, la bellissima foresta di Fontainebleau, disseminata di massi e meta di molti arrampicatori, che passano il fine settimana arrampicando. Negli U.S.A. le zone guida più importanti del "Bouldering" (termine inglese usato per indicare l'arrampicata sui massi) sono l'Eldorado Canyon e le zone limitrofe alla cittadina di Boulder nel Colorado e la Yosemite Valley in California dove, alla base di altissime pareti, gli arrampicatori americani hanno portato l'arrampicata sui massi a livelli tecnici incredibili. In generale si può dire che in tutti i paesi menzionati esistono degli arrampicatori che fanno della scalata una forma di vita e che tutti i giorni si allenano sia in palestra, con pesi, parallele e funi sia scalando massi e pareti in continuazione. Sull'onda delle incredibili notizie che giungono dalle altre nazioni tramite le riviste specializzate o dei racconti dei pochi italiani che hanno visitato quelle zone, anche da noi sta prendendo piede e si va diffondendo sempre più il "sassismo", come sfida a difficoltà tecniche elevatissime che, per ora, solo sui pochi metri di altezza dei macigni possono essere tranquillamente affrontate. Due sono per ora le zone italiane divenute centro di questa attività: la Valle di Susa in Piemonte e la Val Masino in Lombardia. In Valle Susa l'ampio anfiteatro morenico che giunge alle porte di Torino è costellato di bellissimi massi erratici per la maggior parte di serpentino. La roccia di un bel colore rosso è sempre molto ruvida e a volte persino dolorosa per i polpastrelli. I massi erratici della Valle di Susa sono sparsi e isolati su un'ampia superficie e a volte sorgono a contatto delle case della periferia di Torino; più spesso si trovano nel mezzo dei boschi delle colline moreniche. Un gruppo di giovani appassionati di Torino è attivamente impegnato nella sempre nuova ricerca dei massi, nella loro ripulitura da vegetazione infestante e nell'apertura di nuove vie.
Molti sono i giovani della città che si vengono a cimentare su questi massi, le cui vie di salita sono accuratamente segnate al piede da bolli rossi e ben presto apparirà nelle librerie specializzate anche una guida apposita.
La Val Masino ha decisamente un ambiente più montano, è una valle laterale della Valtellina ed è forse una delle zone più belle sia dal punto di vista paesaggistico che alpinistico.
La roccia sovrana è il granito che si presenta in due forme principali: il "Ghiandone" caratterizzato dalla presenza di grossi cristalli bianchi di feldspato e il "Serizzo" a grana più fine, omogenea e di colore più scuro' Tutta la parte alta della vallata è disseminata di massi di ogni dimensione, dalle forme più strane, per lo più erratici che sorgono sui pascoli e che fanno da corona a quello che é il più grande masso erratico d'Europa: il "Sasso Remenno".

Il sasso più grande.

Vale la pena di soffermarsi un momento su quello che é chiamato il "Sasso dei Sassi". Con il suo volume di circa mezzo milione di metri cubi il Sasso Remenno domina tutti i massi circostanti e la parte alta della valle. A forse difficile rendersi conto della reale mole dei grande monolite in quanto inizialmente si è più portati a considerarlo una roccia affiorante che un masso.
Probabilmente durante le ere glaciali il .masso si è staccato con una ciclopica frana da qualche bastionata della Val di Mello o della Valle dei Bagni e il ghiacciaio con incredibile forza lo ha trascinato fino a dove oggi si trova.
I primi "sassisti" salitori del Sasso Remenno ci sono sconosciuti ma certo furono i pastori locali,che scavarono sul suo lato Ovest, H più abbordabile, una serie di gradini per tutti i cinquanta metri della sua altezza, che permettevano loro di salire sul. prato posto in cima al sasso per tagliare foraggio e per portarvi a pascolare le capre. Quando le condizioni di vita dei valligiani migliorarono, il prato in cima al Sasso Remenno fu abbandonato e su di esso è cresciuto un piccolo e bellissimo bosco di betulle. Non rare sono le bellissime genziane, i mughetti, le primule viola che in primavera adornano le fessure erbose ed anche alcune specie di funghi. Anche se l'ascensione lungo la via dei gradini è relativamente facile, si consiglia l'uso della corda e molta prudenza, specialmente quando la roccia è bagnata. Sarà tuttavia una piacevole sorpresa l'arravo in vetta nel boschetto di betulle e la sosta sul prato, fra i fiori.
Ultimamente l’area del Sasso Remenno è divenuta meta di numerosi visitatori e arrampicatori che purtroppo continuano a deturpare la zona disseminandola dei loro rifiuti. Si raccomanda quindi a tutti i visitatori il massimo rispetto per quest'oasi naturale; data la vicinanza della strada non risulterebbe poi così gravoso portare a casa i rifiuti oppure deporli in un luogo un po' più adatto.
Oltre il Sasso Remenno in corrispondenza dell'abitato di S. Martino, la Valle si divide in due convalli: la Valle di Mello ad Est e la Valle dei Bagni ad Ovest.
Delle due convalli la Valle di Mello è senza dubbio la più interessante, sia per il suo ambiente naturale ancora intatto (non è raro nei luoghi meno accessibili rincontro con il camoscio o con l’aquila) sia per la grande quantità di massi che sono disseminati sul fondo valle. Dopo un primo tratto percorso da una strada carrozzabile, la valle s'inoltra pianeggiante per circa tre chilometri fra faggi e larici secolari in un ambiente selvaggio e grandioso sovrastato da immensi lastroni di granito che fanno contrasto con ì verdi pascoli di fondo valle e con le nevi perenni del Monte Disgrazia che chiude l’orizzonte ad Est Dalle valli laterali anch’esse bellissime e poco frequentate scendono magnifiche cascate che confluiscono nel limpido torrente che Percorre tutta la valle.

La tecnica

Veniamo ora ad alcuno nozioni tecniche riguardanti l'arrampicata. In generale l'altezza dei massi arrampicabili varia dai tre ai quindici metri. Per la scalata non occorre il complicato vestiario che in genere si usa in alta montagna.
L'abbigliamento. soprattutto i pantaloni siano i più comodi possibile; motto usata è la tuta da ginnastica, pantaloni corti o comuni jeans larghi Non sono più usati i pesanti scarponi da montagna ma hanno preso il loro posto leggere scarpette di tela con la suola in gomma completamente liscia che offrono la massima sensibilità al piede. A proposito della suola mi sembra opportuno sfatare la credenza comune che per arrampicare si debbano usare le suole in gomma scolpita tipo Vibram: una suola liscia offre infatti una superficie di attrito maggiore in confronto una con numerosi spazi vuoti, migliorando quindi l’aderenza alla roccia; se la suola scolpita è senz'altro preferibile per camminate su sentieri e nevai, la suola liscia è eccellente per la scalata pura.
Per affrontare i passaggi più difficili, molto utile si è pure rivelato l'uso dei gesso o della magnesia in polvere che, cosparsa sulle mani, impedisce la sudorazione delle dita e quindi garantisce una presa più sicura. Con l'uso delle scarpe morbide per arrampicare anche la tecnica ha subito notevoli modifiche: l'arrampicata è più naturale e veloce, il piede, grazie alla suola flessibile, si adatta meglio alla conformazione degli appoggi; in genere esso va poggiato di traverso, sfruttandone la parte anteriore interna e, a volte, ma meno di frequente quella esterna. Sul granito trova terreno ideale l'arrampicata in aderenza. La conformazione dominante delle rocce della Val Masino è quella a grandi placconate quasi mai verticali ma sempre molto lisce. in piccolo anche i massi hanno la medesima conformazione, la scarsa verticalità permette di salire fidando nella aderenza delle suole sul ruvido granito, mentre per le mani si trovano pochi appigli e molto spesso si usano i cristalli sporgenti di feldspato solo per equilibrarsi.

Salire ad incastro.

L'arrampicata in aderenza non richiede grandi doti atletiche; essa è preminentemente una scalata tecnica dove entrano in gioco le doti di equilibrio e di concentrazione di ognuno.
I passaggi caratterizzati da appigli e appoggi sono invece spesso verticali e strapiombanti e richiedono dunque una maggiore preparazione tecnica e atletica. Interessante è pure la cosiddetta tecnica ad incastro, utilissima per salire le fessure; essa insegna ad utilizzare gli arti superiori: dita, mano, pugno, braccia, incastrandoli ad arte nelle strozzature delle fessure, creando così un ottimo, anche se a volte un po' doloroso, punto di sostegno. I piedi calzati di pedule andranno anch'essi, in mancanza di appoggi esterni, incastrati nelle fessure.

L'allenamento.

Ricordiamoci inoltre di non tralasciare mai la sicurezza; a volte quindi se alla base di un masso vi sono dei sassi anziché un morbido prato o se l'altezza è eccessiva, può risultare utile avere appresso una corda (massimo venti metri di lunghezza diametro minino otto millimetri). Lo scalatore sarà assicurato da un compagno e quindi in caso di scivolata, si potranno evitare gravi conseguenze. Esistono, per chi voglia avvicinarsi all'arrampicata con una già discreta preparazione fisica, numerosi esercizi ginnici, ma non esiste una ginnastica specifica per questo tipo di attività come invece esiste per altri sport come ad esempio lo sci ecc.
Un allenamento molto efficace si è dimostrata l'arrampicata sui muri a secco che oltre a migliorare la potenza migliora anche la resistenza muscolare.
Dopo parecchi anni di esperienza si può comunque dire che il migliore modo per allenarsi ad arrampicare è appunto l'arrampicata.
Una costante attività permetterà di raggiungere in breve tempo ottimi livelli. Uno stesso masso offre numerose possibilità di salita che vanno dalle più facili a quelle per la cui risoluzione occorrono più tentativi, a volte addirittura dilazionati in lunghi periodi di tempo, anche in anni. Il passaggio è come una sfida, oltre che alle nostre capacità fisiche, anche alla nostra abilità tecnica, alla nostra concentrazione e, a volte, al nostro coraggio. Ogni muscolo viene sollecitato e nello stesso tempo il suo movimento dev'essere controllato per non compromettere con bruschi movimenti l'equilibrio dei nostro corpo; tutto questo evidentemente porterà coi tempo ad un miglioramento del nostro sistema di controllo psico-fisico.
È un piacere vedere come, dopo costante attività arrampicatoria, molti passaggi che prima ci sembravano impossibili diventano fattibili e altri, prima superati con difficoltà, vengono poi saliti con tutta sicurezza e scioltezza, godendo nello stesso tempo il piacere di arrampicare.
L'attività si svolge sempre all'aria aperta e in ambienti spesso molto belli anche dal punto di vista naturalistico. Essendo i massi distribuiti solitamente su una vasta area si può unire alla arrampicata anche il piacere di una camminata che rende più ameno il tutto.
Inoltre non infrequenti sono gli incontri, soprattutto nelle zone meno affollate, con rari esemplari di flora alpina che soprattutto in primavera abbelliscono con i loro sgargianti colori i massi. Bellissimi i rossi gigli montani; le aquilegie e le piccole viole selvatiche e le comuni ma sempre belle genziane.
Vorrei sottolineare che l'arrampicata sui massi dovrebbe essere considerata uno svago così come lo può essere una bella sciata o una nuotata. Anche coloro che non sono bravissimi o i principianti possono, se veramente sono attratti da questo genere di sport, proseguire con le loro scalate senza vergognarsi se vedono altri più bravi di loro. Del resto anche sulle piste da sci c'è chi fa il corto raggio e chi si regge appena in piedi. L'essenziale è praticare uno sport per divertirsi e per passare delle ore all'aria aperta.