PACE sul K2

Interpretazione per un anniversario

Ultimo aggiornamento il: 31/05/2018 14:29:51


PACE sul K2

Nel momento di accingermi a scrivere queste riflessioni, mi rendo conto che potrebbero essere prese un po' come un'intrusione in fatti che non mi riguardano. Le si potrebbe interpretare come una sorta di predicozzo o di consiglio da "grillo parlante", ma correrò il rischio.
Lo spunto per le considerazioni seguenti è nato pochi giorni fa, a seguito di alcune letture che mi hanno portato a rivisitare la storia della prima salita al K2 e a farmene dei giudizi per certi versi nuovi e che forse un giorno svelerò.
Ma altro ha subito attirato la mia attenzione: l'anno prossimo cadrà l'anniversario della conquista italiana. Si trattò di un momento importante nella storia nazionale: il paese usciva a pezzi dal recente conflitto mondiale e questa spedizione alla seconda vetta del globo, la più difficile, era intrisa in un'aura di riscatto, magari non manifesto, e d'orgoglio patrio.
Andare sul K2 allora era quasi come andare sulla Luna oggi; si entrava in un mondo sconosciuto, dove pochissimi erano arrivati.
Cinquant'anni dopo il panorama è completamente cambiato e di quel mondo resta ben poco, soprattutto è aumentata in tutti noi una coscienza ambientalista che molto ha aiutato a far sì che cime e valli, non solo alpine, diventassero una sorta di santuario della natura, abbastanza rispettato anche al di fuori dei burocratici limiti di un parco nazionale.
Non senza qualche perplessità ho considerato la previsione che mi è balzata subito in mente: con ogni probabilità, nel 2004 attorno alla ricorrenza del K2 si scateneranno una ridda di progetti più o meno alpinistici per "santificare" la festa. Probabilmente il Club Alpino Italiano s'impegnerà a finanziare spedizioni o cose simili per riportarci un po' tutti sulla cima del secondo 8000.
Probabilmente con maggiore o minore buona fede molti tenteranno di gestire l'evento ed il budget previsto per la Festa. Tutte cose lecite e normali: "Chi non ha peccato….".
Non voglio quindi scagliare anatemi contro questi eventuali progetti ed i loro progettisti; viceversa voglio avanzare una proposta alternativa e, spero, provocatoria.
Nell'anniversario della conquista il CAI s'impegni a lasciare in pace il K2.
Eviti di lanciarsi in spedizioni o iniziative simili, che in ogni caso non farebbero altro che disturbare la già tormentata atmosfera di quelle montagne meravigliose. Al limite compri tutti i permessi per la salita e non li usi, per una stagione stenda un velo di oblio sulla "montagna degli italiani".
Se poi si vogliono celebrare le ricorrenze, come è giusto, lo si potrebbe fare tranquillamente in Patria, magari organizzando per tutte le scuole un nutrito giro di conferenze tenute scalatori, allo scopo di far conoscere a tutti la storia della prima salita al K2 (e dell'Alpinismo?). Oltre a questo si potrebbero fare conferenze mirate ad aumentare presso i giovani conoscenza e rispetto verso il territorio alpino e montuoso in genere. Si potrebbero anche impostare altre proiezioni che aumentino quella che io chiamo "conoscenza del territorio" perché spesso i giovani hanno una conoscenza limitatissima, per non dire inesistente della Natura che li circonda. Non conoscono valli, paesi, paesaggi, bellezze naturalistiche che magari sono a poche decine di metri dalla loro casa.
Non voglio dilungarmi perché avrei ben poco da aggiungere a questa proposta. Ma se altre "teste pensanti" ci mettessero del loro, sicuramente verrebbero altri brillanti idee ad elevato differenziale fra intrusione nella natura ed effetti d'immagine. Mi spingo solo ad affermare che, se ben gestita, anche l'idea sopra esposta potrebbe essere di grande impatto emotivo e culturale.
Il tempo per organizzare tutto ciò in nome del K2 e della montagna c'è, in quanto alla volontà, questo è altro argomento.

lettera di Da Polenza