SPIRALPINISMO

Ultimo aggiornamento il: 14/05/2018 15:37:41


SPIRALPINISMO

"Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno..." Come un mantra, queste parole, contenute nel Monologo del Big Kahuna, si ripetono monotone e ossessive nella mia testa mentre scendo i ghiaioni ripidi e instabili della Torre di Corni Bruciati. Abbiamo appena salito una splendida via nuova navigando a vista nelle nebbie e lo sguardo vaga su altre pareti, su altre strutture in cerca di linee eleganti e degne di essere percorse. Ce ne sono parecchie, ma ormai molte sono troppo difficili per me; e poi questi ghiaioni ripidissimi e noiosi vogliono troppo sacrificio di mente per farsi ripercorrere altre volte. Fra le nebbie riappare la nostra parete e con la solita vena di understatement e auto ironia che caratterizza molte delle nostre scalate battezziamo la via «Il futuro siamo noi».
Bene, mi son tolto lo sfizio e potrei dire che la stagione appena cominciata potrebbe essere archiviata; invece Gianluca rilancia un mio vecchio progettino, quello della prima salita allo sperone Sud dell'Anticima orientale del Disgrazia. Chissà perché le ginocchia improvvisamente dolgono un po' di più, ma la proposta è molto allettante e il meteo, volto al bello stabile, non concede alibi. Durante tutta la discesa, ad ogni richiamo di Gianluca riguardo la possibile via nuova, nicchio e cerco di far finta di non sentire. Moghi dal canto suo comincia a riflettere sul fatto che lui sul Disgrazia non c'è mai stato e che quella sarebbe una bella occasione per coronare un antico desiderio. Mi sento in trappola...
Un paio di giorni e sei o sette aspirine dopo eccomi ai Piasci con i due amici cui si è aggiunto Michele Comi. Lasciamo l'auto più in quota possibile perché penso di poter traversare da Zana, entrando nel vallone dei Laghi di Cassandra senza perdere quota con risparmio di tempo e fatica. Dopo la chiesetta di Arcoglio manchiamo la deviazione e ci troviamo a dover scendere verso la Bosio. Va beh, pazienza, ormai siamo in ballo, è solo una seccatura in più. Oltre il rifugio imbocchiamo sulla destra il sentiero verso il Passo Cassandra, lambiamo una cascata ed entriamo in una bella conca erbosa. Il giorno volge al termine, ma dobbiamo salire ancora per poterci avvicinare il più possibile al nostro sperone. Fra grandi blocchi di serpentino traversiamo sopra le sponde di quello che doveva essere un bel lago, il primo dei laghi di Cassandra, ora ridotto ad un pianoro alluvionale quasi privo di acqua. A Nord il pianoro è chiuso da un'emergenza rocciosa quasi ricoperta di detriti morenici oltre la quale si indovina un grande terrazzo: bivaccheremo da quelle parti.
Raggiunta la meta ci prepariamo alla notte; giù gli zaini, fuori materassini e sacchi a pelo e a bollire l'acqua per tè e minestra. Siamo nel cuore di pietra del Disgrazia, in uno dei luoghi più solitari e meno frequentati di queste montagne ed è qui che incontro il Torrione Misterioso. Dovete sapere che nel 1938, o giù di lì, mio zio Pepo fotografò un bel torrione di serpentino che, senza successo, avevo più volte cercato di individuare in ogni angolo nascosto della Val Malenco. Mi mancava solo la remotissima conca dei laghi di Cassandra e quella sera, alzando lo sguardo dal nostro punto di bivacco ecco svettare, elegante e solido, il Torrione Misterioso. Vicino ad esso s'impone anche una nera parete triangolare di anfibolite che promette una scalata non facile e complessa, la chiamerò la Punta Nera ed è il punto di sostegno occidentale di un altro grande terrazzo morenico nel quale fino a non molti anni fa scorreva la lingua orientale del Ghiacciaio di Cassandra.
Verso le quattro del mattino, con un po' di malavoglia mi trovo a salire le chine che portano sul ciglio del citato terrazzo; si cammina bene e la nuova pila frontale fa il suo dovere illuminando un coacervo di massi che la vecchia esperienza di mineralogista mi fa capire essere terreno fertile per eccezionali ritrovamenti. Il ritiro del ghiacciaio di questi ultimi anni ha inoltre messo a nudo vastissimi settori prima preclusi alla ricerca e quindi completamente vergini. Michele e Moghi sono avanti, io e Gianluca ce la prendiamo un po' più comoda: è inutile arrivare alla base al buio e prima di attaccare alla cieca mi piacerebbe individuare una linea di salita logica. Man mano si sale il terreno si fa più instabile segno che non sono molti anni che il ghiaccio ha abbandonato la zona ed è proprio qui che, prima di spegnere la frontale, il suo raggio illumina un sasso scintillante. Mi chino e lo raccolgo per scoprire una bella spalmatura di granati rossi; a parte il ritrovamento della misteriosa pietra blu sotto il Passo del Forame fatta due anni fa, questo è il mio primo successo di mineralogista dopo più di quarant'anni. Come sacrificio augurale, lascio il granato alla base della via e iniziamo la scalata. A parte un breve strapiombo su blocchi precari, la salita si svolge su roccia splendida e ruvida con qualche interruzione di continuità su cenge detritiche. Lo sperone è diviso nettamente in due parti dal limite sinistro di una grande rampa, un tempo nevosa, che raggiunge la cresta orientale del Disgrazia. Oltre questa marcata cesura, si continua per molte lunghezze su ottimo serpentino con difficoltà di stampo classico/moderno. E' proprio una bella via, di quelle che si dicono... "di grande respiro".
Quasi settecento metri di dislivello piacevolissimi, allietati da una giornata senza nuvole ci depositano sul pendio di grossi blocchi che porta alla vetta dell'Anticima orientale. Faccio qualche foto, poi lo sguardo si porta su ciò che mi attende e le ginocchia cominciano a dolere. Messi gli scarponcini iniziamo una interminabile discesa su rocce e sfasciumi intervallati da qualche chiazza di neve. Prima del Passo Cassandra una gran placca con in mezzo un passaggio di buon IV° grado, mi impegna assai: slegato e con gli scarponcini non è uno scherzo. Mi consolo vedendo che anche Moghi ha il suo daffare. Raggiungo il valico e mi impongo di scendere con attenzione, ma fatti pochi passi capisco che sarà lo stesso un patimento: tutto è instabile e con le ginocchia a pezzi non riesco a muovermi con la rapidità necessaria e utile su questi terreni. Così mi rassegno ad una lunga sofferenza che termina solo quando arrivo al punto di bivacco. Nella bella conca racchiusa fra la Punta Nera, il Torrione Misterioso mi apparto presso il torrentello che scorre fra i detriti e qualche cuscinetto erboso. Immergo ginocchia e piedi nell'acqua gelida. Intossicato dalla fatica, lascio andare i pensieri al momento che sto vivendo e più i minuti trascorrono più mi rendo conto, forse meravigliandomi, che invece di gioire della salita, di riandare ai passaggi salienti, di fantasticare su altre nuove vie, qui, ed ora, percepisco che un altro giro della spirale si è chiuso.

Torre dei Corni Bruciati - parete Nord «Il futuro siamo noi»

Prima salita: Gian Luca Maspes, Giuseppe Miotti, Stefano Mogavero
18 agosto 2011

Dislivello: 300 m circa
Difficoltà: TD (un tratto di VII°-)
Materiale: friends e stopper. Lasciato niente.

La Torre dei Corni Bruciati (toponimo proposto) è un evidente torrione che si trova sul versante Nord del tratto di cresta che dai Corni Bruciati scende verso Ovest-sud-ovest separando la Valle di Preda Rossa dalla Valle di Scermendone. A destra di questa struttura, su due prominenze vicine chiamate Torre Andrea e Torre Tarcisio, Mario Sertori, Gian Luca Maspes e c. hanno aperto altre vie che sono descritte nella guida “Solo Granito” di Mario Sertori e Guido Lisignoli; Edizioni Versante Sud, pagine 229-232. Bella salita su roccia ottima, ma che, purtroppo, non gode di un’esposizione felice.

Da Preda Rossa si percorre il sentiero per il Rifugio Ponti per poi abbandonarlo seguendo il tratturo che costeggia la piana sulla destra e poi prende quota fra radi larici giungendo al limitare del pianoro superiore di Preda Rossa. Guardando sulla destra la torre è ben visibile e si raggiunge risalendo un ripido e lungo pendio detritico (1 ora e 30). Alla base si aggira sulla sinistra una prima paretina portandosi sulla cengia sopra di essa (passi di II°). Ci si trova così ai piedi di un compatto muro alto una quarantina di metri e sovrastato da un tetto nel suo settore sinistro. Portandosi a destra si raggiunge e si risale una serie di fessurazioni che portano ad un caminetto formato da un grande spuntone staccato oltre il quale si prosegue dritti fino ad una cengia (50 m VI°). Si supera uno stretto caminetto o il diedro alla sua sinistra uscendo poi a destra e continuando con bella arrampicata (50 m; V° e VI°). Ancora dritti su placche con solidi appigli per due lunghezze (V°) fino all’imbocco di un grande canale detritico che si risale deviando poi a destra per sostare su una cengia sotto la parete finale, caratterizzata da un evidentissimo camino a forma di banana sulla destra. Si traversa verso sinistra una placchetta compatta e si continua dritti per poi entrare in una sorta di grande rientranza-gradino alla cui destra inizia un difficile diedrino strapiombante che porta ad una stretta cengia (50 m; VI° e VII°-). Piegando leggermente a destra si traversa in piena parete e si sale poi direttamente fino alla vetta (V° e VI°).
DISCESA: si traversa verso Sud fino alla cresta spartiacque e la si discende fino ad un intaglio (passi di II° e III°). Si scende verso destra su sfasciumi ed evitando un’invitante deviazione a destra che porterebbe solo all’intaglio fra la Torre dei Corni Bruciati e la Torre Andrea, si continua per canalini detritici fino alla base (passi di III°).

Monte Disgrazia Anticima orientale 3483 m - Sperone Sud

Prima salita: Michele Comi, Gian Luca Maspes, Giuseppe Miotti, Stefano Mogavero
21 agosto 2011

Dislivello: 680 m circa
Difficoltà: TD (un tratto di VII-)
Materiale: in via restano due chiodi nella penultima lunghezza di corda che, assieme all’ultima, è in comune con la via “Sulla Strada della Follia” di Meciani e c. aperta sulla parete Sud-ovest dell’Anticima orientale. I chiodi furono lasciati da quei salitori.

Salita di grande respiro che percorre lo sperone costituito da due salti separati dal margine sinistro di una grande cengia che si allunga verso destra fino alla cresta Sud-est del Monte Disgrazia.

Dal Rifugio Bosio si prosegue verso il Rifugio Desio e poco oltre un lungo tratto quasi pianeggiante si devia a destra (indicazioni Passo Cassandra) per risalire un sentiero che fiancheggia sulla sinistra una evidente cascata. Superato il primo ripido pendio si traversa un pianoro (2391 m) verso Nord-est e al suo termine si continua su pietraie risalendo la valletta che termina al successivo ripiano dove si trova quel che resta del maggiore dei Laghi di Cassandra. Tenendosi sulla sinistra si traversa in leggera salita la conca del lago puntando ad una sella posta tra una bastionata rocciosa a sinistra e un evidente promontorio a destra (2580 m circa; punto da bivacco dei salitori).
Si risale ancora un pendio morenico (segnaletica Passo Cassandra) e al suo termine si giunge sul ciglio del vallone un tempo occupato dalla lingua orientale del Ghiacciaio di Cassandra. Si piega a sinistra e si risale il vallone puntando alla lingua del ghiacciaio che lambisce la base dello sperone, da qui evidentissimo.

L’attacco della via si trova un po’ a destra del punto più basso, in corrispondenza di una grande rampa salente verso sinistra. Si risale la rampa per due lunghezze (120 m IV° e V°). Si piega a destra obliquando su terreno più facile e detritico oltrepassando l’imbocco di un canale-camino, poi con una lunghezza in obliquo verso sinistra si riattraversa il canale-camino poco sopra la sua partenza e si continua per 60 m (V°-V°+) fin sotto delle grandi placconate compatte. Si piega ancora a destra lungo una cengia fino al margine delle placche. Si sale una sorta di concavità strapiombante di una quindicina di metri posta a destra di una grotta e si esce sullo spigolo roccioso sovrastante (60 m; VII°- blocchi malsicuri e poi IV°).
Si prosegue con bella arrampicata sullo spigolo fino alla grande cengia che divide in due lo sperone (80 m circa IV° e III°). Con altri 80 metri in leggera salita si percorre la cengia portandosi alla base del secondo salto. Si supera un muretto e si percorrono delle rampe verso sinistra (due lunghezze V°+ e IV°). Si risale ora l’arrotondato sperone su rocce ottime ove più logico per tre-quattro lunghezze superando una bella placca rossa e giungendo alla base di una evidente torre rossa (dal IV° al VI°). Si risale il bordo destro della torre con una bella lunghezza di 60 m (VI°; in comune con la via “Sulla Strada della Follia”).
Si continua più facilmente fino ad un ultimo risalto che conduce alla fine delle difficoltà (III°, V°).
Su grandi blocchi si arriva in vetta (100 m circa).
DISCESA: lungo la cresta Sud-est del Monte Disgrazia fino al Passo Cassandra da dove si scende verso Sud su ghiaioni e morene fino ai Laghi di Cassandra.