Dopo l’incidente del Pizzo Palù

Proposta di un “Bollettino sullo stato della montagna”

Ultimo aggiornamento il: 14/05/2018 15:06:10


 Dopo l’incidente del Pizzo Palù

La celebre frase “Dio non gioca a dadi con l’universo”, riassume il pensiero di Einstein secondo il quale, tutto ciò che accade è governato da un codice, a volte imperscrutabile, ma sempre attivo.
Di conseguenza i recenti fatti luttuosi che hanno colpito le nostre cime e la nostra città, mi hanno indotto a scrivere queste brevi considerazioni che spero utili.
Come qualcuno un po’ troppo fatalisticamente dice, “la montagna prende, la montagna dà”; in parte sono d’accordo, ma, come per il concetto di ”montagna assassina”, ci dimentichiamo che la montagna, così come un platano lungo una strada, è ferma. Siamo noi a prendere e a dare, siamo noi i soggetti attivi nel gioco. Esiste la casualità? Forse si, ma il suo ruolo negli accadimenti è marginale.
Il gioco dell’Alpinismo è un gioco molto serio, ma, spesso, ambizione, passione, semplice amore per le bellezze delle cime, ce lo fanno scordare. Se inoltre siamo forti e allenati, è facile cadere nella presunzione e ogni volta che… la scampiamo, diventiamo un po’ più azzardati. Chi ha lunga esperienza di cime, sa che, in certe circostanze, l’azzardo è d’obbligo; ma un conto è doverlo praticare dopo che, pur avendo rispettato le regole, la casualità ci si mette contro e un conto è farne quasi una prassi. Tutti dobbiamo morire, ma andarsela a cercare…
Troppe volte si va con il tempo incerto, troppe volte non si rispettano le tabelle di marcia, troppe volte non si è capaci di rinunciare, troppe volte si ignorano le condizioni generali della montagna. Troppe volte ho sentito dire: “beh, anche stavolta è andata bene…” e, alla luce di questa considerazione, penso che siamo esseri molto fortunati visto che - stranamente quasi sempre - entra in azione per noi uno spirito benigno: il “Signur ch’el varda giù”. Nonostante ciò, sono fra coloro per i quali anche le scelte più rischiose debbano essere rispettate, purché non mettano in pericolo vite altrui, comprese quelle di potenziali soccorritori.
In questi anni, i cambiamenti climatici, le nuove tecniche, le mode e la sempre crescente “fame” d’azione, hanno dilatato le stagioni elettive del gioco Alpinismo. Una volta lo sci alpinismo era usualmente praticato da marzo in poi, le vie di ghiaccio si facevano verso luglio e non oltre, su roccia si arrampicava da giugno a settembre.
Oggi, appena le montagne s’imbiancano eccoci tutti con gli sci ai piedi e, grazie alla tecnica della piolet traction, non è più necessario attendere che la parete glaciale sia coperta di neve assestata: anzi, se è tutta di ghiaccio è quasi meglio. Super abbigliamento, super scarponi, telefonini GPS, ARVA, super attrezzatura, ci danno un falso senso di sicurezza che dovremmo cominciare a valutare con sospetto: la montagna priva di tecnologia, o quasi, ci richiede senza dubbio uno sforzo di umiltà, ma, superate le prime resistenze, anche un sentiero banale ci può regalare le emozioni di una difficile scalata.
In questi anni, il notevole aumento degli sciatori fuori pista ha fatto sì che il servizio nivo-meteorologico sviluppasse un raffinato e utile sistema di monitoraggio del pericolo slavine che, in percentuale, si è rivelato indiscutibilmente assai utile. Ora, con i mutamenti climatici in atto, in molte zone, specie in Svizzera, anche la montagna estiva comincia ad essere monitorata. Tuttavia, solo in casi eccezionali i risultati di tali osservazioni sono messi a disposizione del pubblico: qualche anno fa fu interdetta la salita al rifugio dei Gran Mulets, causa pericoli oggettivi, più tardi fu chiuso per qualche tempo persino il Cervino. Alla luce di quanto sopra, vorrei pertanto proporre anche da noi l’istituzione di un monitoraggio delle condizioni della montagna estiva da mettere però pubblicamente a disposizione dei turisti. Informazioni, anche tecniche, provenienti dai gestori dei rifugi e dalle Guide alpine - i soggetti più frequentemente sul territorio - potrebbero essere aggiunte ai normali dati meteo-climatici, ed elaborate dalle stesse Guide, per fornire uno strumento di consultazione utile ai turisti e agli alpinisti. Questo “bollettino sullo stato della montagna” potrebbe fornire dati generali – con magari qualche dato in più sulle condizioni locali - e potrebbe essere molto prezioso per decidere se, come e quando affrontare un’ascensione in sicurezza.
I costi, credo, sarebbero assai limitati e sarebbe un servizio d’avanguardia di cui potrebbe farsi carico la nostra Provincia, per dare un’immagine ancor più convincente al nostro turismo.