Celso Ortelli aveva annunciato una precisazione che trova corpo in quanto segue.">

La vera storia del nodo mezzo barcaiolo

Pubblicato su Lo Scarpone

Ultimo aggiornamento il: 14/05/2018 14:57:03


La vera storia del nodo mezzo barcaiolo

Senza voler polemizzare né mettere in dubbio i meriti di Mario Bisaccia e dei suoi collaboratori, Ortelli tiene a sottolineare che l’uso del nodo mezzo barcaiolo non può essere fatto risalire agli anni ’70 come riportato nell’articolo di Zanantoni, ma, bensì, a oltre un decennio prima.
Nativo del Lago di Como, ma appassionato alpinista, Ortelli, osservando le manovre dei barcaioli e dei marinai dei battelli che solcavano il lago, pensò di utilizzare certi loro nodi anche nelle manovre di assicurazione e autoassicurazione in montagna. In particolare, la sua attenzione si fissò sulla flessibilità d’uso del nodo mezzo barcaiolo o mezzo paletto che, con un notevole potere frenante, permetteva di dare o recuperare corda e nello stesso tempo poteva facilmente essere bloccato con un’asola.
Queste osservazioni furono ben presto messe in pratica e sperimentate con corde d’alpinismo, in arrampicata e nelle manovre di soccorso alpino.
Siamo sul finire degli anni ’50, primi anni ’60. Una volta resosi conto delle grandi potenzialità del nodo mezzo barcaiolo, Ortelli, dopo una serie di prove e di test condotti con i suoi collaboratori, introdusse il nuovo metodo di assicurazione nei vari corsi cui partecipò in qualità di istruttore e nella Scuola di Alpinismo Luigi Bombardieri della Sezione Valtellinese, di cui era direttore.
Nel 1961, il mezzo barcaiolo fu mostrato ed introdotto nel primo corso regionale per Guide alpine tenutosi in Valtellina, al rifugio Gerli-Porro e nel 1964 al secondo corso Guide alpine regionale. Da questa data in poi il nodo fu ufficialmente adottato come mezzo di assicurazione e calata in tutti i corsi, nazionali e regionali di cui Ortelli è stato direttore o istruttore. Lo stesso Ortelli, nominato membro della Commissione Tecnica e Materiali del CNSA nel 1968, propose l’introduzione del mezzo barcaiolo nelle manovre di calata e recupero di infortunati. Nel 1968-1969 il metodo fu presentato nel Corso nazionale per tecnici di Soccorso Alpino al rifugio Marinelli e negli anni successivi ai corsi tenutisi ai rifugi Monzino e Zamboni-Zappa. Pertanto attraverso questi canali il nodo fu ampiamente conosciuto e pubblicizzato presso tutti gli alpinisti e i soccorritori. Con questa precisazione Ortelli non intende tuttavia mettere in discussione gli studi successivi condotti dalla Commissione Tecnica Nazionale, ma, solamente, puntualizzare una verità storica.