LE CRESTE BIANCHE 2

Per il Notiziato Banca Popolare Sondrio

Ultimo aggiornamento il: 13/05/2018 16:03:16


LE CRESTE BIANCHE 2

In ogni stagione le montagne che dominano il versante destro idrografico del Lario settentrionale riescono a richiamare l'attenzione anche dei più distratti. Forse è per quella loro lontananza apparente, per quello strano senso di immobilità reso ancor più accentuato dall'elemento liquido che sta ai loro piedi. Ed è ancora la presenza del lago che determinando un così netto stacco fra la dimensione orizzontale e quella verticale le rende più imponenti e grandiose. Del resto sono questi, anche secondo Dino Buzzati, alcuni degli elementi che fanno della montagna un motivo di attrazione universale.
Guardando queste cime dalla sponda opposta del lago balza subito evidente una loro peculiarità e cioè l'assenza di ogni tipo di vegetazione arborea al di sopra dei 1000 m di altitudine. Non si comprende se tale mancanza sia dovuta a disboscamenti selvaggi di epoche passate oppure ad un particolare microclima che coinvolge quelle montagne. Ci troviamo al limite meridionale della catena Mesolcina stretta fra le due grandi direttrici nord-sud della Val Mesolcina e della Valchiavenna. I venti non trovano ostacoli alla loro corsa e in particolare da nord scendono liberi quelli che portano rigide temperature polari. Ai bruschi abbassamenti di temperatura si unisce poi la non indifferente forza di inibizione del vento su tutta la vegetazione.
Il settore descritto parte all'altezza della Val Solda al cui imbocco meridionale si innalza il Monte Tremezzo, che già appare grandioso, ma forse non tanto come il Bregagno, sull'opposto versante. Questa cima è veramente imponente, forse anche per quel suo lungo crestone che si allunga da sud a nord, dal Monte Grona alla vetta principale. E più in su ancora, sopra Gravedona e Gera Lario dove iniziano la Val del Dosso e la complessa Valle di Livo ecco altre cime dai nudi crinali erbosi. Ancor più remoti chiudono lo scenario i dentellati profili della cresta spartiacque Mesolcina messi lì ad accentuare ancor più quel senso di lontananza e solitudine che avvolge il massiccio.
Ma è d'inverno, o meglio, in certi inverni particolarmente nevosi, che gli spogli crinali del Bregagno, del Duria e del Sasso Canale, solo per citare alcuni dei monti principali, acquistano un ulteriore fascino agli occhi degli appassionati dello sci alpinismo.
In questa stagione, quando la neve ricopre uniformemente le lunghe creste ecco affacciarsi una nuova e allettante suggestione: "chissà che magnifiche discese su quei crestoni bianchi e senza piante; pendenti sì, ma non troppo; giusti per una fantastica sciata...".
Purtroppo non è facile mettere le mani, o meglio, gli sci, su quelle immacolate distese; un po' perché raramente sono in buone condizioni, un po' perché se non si conosce il dedalo di stradine che portano in quota, prima di giungere alla base di qualcuna di esse può essere arrivato il disgelo. Eppure quelle "creste bianche" sono una vera e tentazione e le magnifiche discese che promettono, unitamente alla bellezza della montagna invernale sono motivi di fascino che si aggiungono a quelli già accennati.
Si parta dunque, ad esempio, per il Bregagno, ma non lungo la via sci alpinistica descritta in tanti libri, bensì lungo il crinale secondario che inizia dai Monti di Treccione e di Cercente. Che dire della salita? Fantastica, ricca di sensazioni che mancano al normale sci alpinismo a cui siamo abituati. Si sale sempre esposti ad un panorama incredibile: monti ovunque e sotto i nostri piedi, quasi come un fiordo si perde verso sud il nastro luccicante del Lago di Como solcato dalle minuscole scie dei traghetti. In discesa a volte questa sensazione di "spazialità" è tanto forte da imporre pause di sosta e contemplazione: non si vorrebbe che avesse mai fine. L'altro importante crinale del Bregagno è quello del Dosso di Naro parallelo, ma più a nord del precedente; esso si assottiglia sempre più coll'avvicinarsi della vetta fino a diventare una cresta sottile e non sempre adatta a raffinate evoluzioni con gli sci, specie quando la neve è ventata. Questo eventuale inconveniente è però facilmente ripagato dalla magnifica vista che si gode da lassù.
I due crestoni del Sasso Canale che si riuniscono nell'anticima detta La Corveggia offrono sensazioni pi ù o meno simili. Vale per ï la pena di percorrerli entrambi un po' per spirito di "collezionismo" e un po' per i graziosi agglomerati di baite che si incontrano alla partenza e lungo il percorso. Ci troviamo qui nel settore settentrionale della regione descritta: alla vista aperta sul lago si aggiunge quella parimenti grandiosa e inconsueta sul lungo solco della Valtellina che si allontana verso est dominato dalla imponente piramide del Monte Legnone. Il crinale che inizia sopra Vercana termina sci alpinisticamente parlando un poco prima della Corveggia poiché il suo tratto terminale è prevalentemente roccioso. La discesa è tranquilla, però con neve ghiacciata si deve fare attenzione a non scivolare lungo i ripidissimi versanti che, pur sciabili, piombano in Val di Bares. Quella della neve ghiacciata o durissima è infatti una particolarità piuttosto frequente sulle "creste bianche". Forse il fenomeno è imputabile agli stessi motivi che determinano il microclima della regione a
cui si aggiunge l'effetto dell' umidità che, anche d'inverno, sa-le dal lago e che gelando di notte cera un effetto "glassa" sul manto nevoso. In questi casi, le sciate migliori si effettuano nelle prime ore del pomeriggio quando la superficie gelata cede un pochino permettendo una miglior presa agli sci.
Il secondo dei crestoni del Sasso Canale inizia da Montalto di Montemezzo; è forse il percorso più facile e accessibile di tutti sebbene proprio qui, a causa della nebbia che ci tolse ogni punto di riferimento rischiammo di sbagliare la discesa. Il crinale è tanto largo e tondeggiante che è difficile tenerlo in caso di scarsa visibilità; ma, se la neve è buona, proprio questa sua caratteristica lo rende adatto ad una discesa indimenticabile.
Ma fra tutte le "creste bianche", una si era imposta all'attenzione per la sua bellezza ancor prima di iniziare la conoscenza diretta di questi percorsi. Quasi inconsciamente essa divenne il punto d'arrivo di tutta la ricerca e si decise che non la si sarebbe salita se non a coronamento della stagione, quando tutti gli altri crinali scelti fossero stati saliti.
Questa cresta che con una duplice ondulazione sale da Dosso di Liro fino all'anticima orientale del Monte Duria è nota come Dosso Bello, toponimo in questo caso più che azzeccato.
A non smentire la caratteristica esposizione di questi luoghi un violentissimo vento da nord ci impedì letteralmente di portare a termine il primo tentativo. Ad un certo punto la forza del vento
divenne tale da impedire ogni progresso benché la giornata fosse stupenda. Ma d'altra parte gli dei vogliono sempre far sentire la loro presenza, anche nel 2000, e soprattutto quando si è prossimi a concludere qualche fatica. Quella purissima e tempestosa giornata di inutile lotta fu il tributo voluto da Eolo in cambio del premio che ricevemmo pochi giorni dopo. La salita, e la discesa, del Dosso Bello sono infatti una delle più entusiasmanti gite sci alpinistiche di questi monti e non solo. Il Dosso domina centralmente la Valle del Liro; il percorso vero e proprio inizia da Prennaro, grosso agglomerato di baite sovrastante il centro abitato di Dosso di Liro. Il primo tratto del percorso passa una successione di altri nuclei di baite, progressivamente più picco-li, scanditi ad intervalli regolari lungo il panoramico crinale.
Segue una prima salita ripida e poi una lunga cresta sinuosa e pianeggiante, fino allo strappo finale, ripidissimo. In discesa questo tratto richiede un minimo di prudenza, specie con neve ghiacciata, ma si tratta di pochi metri, poi è tutta una danza fino a Prennaro. Particolarmente emozionante e scenografica l'uscita dal tratto di cresta pianeggiante: per un attimo, prima che la gravità ci faccia inesorabilmente ricordare della nostra con-dizione umana, sembra quasi di potersi librare sul lago.
Dalla cima del Dosso altre creste offrono la loro suggestione e promettono grandi sciate in questo mondo alpino inconsueto e poco noto. Forse la più appetibile è quella che scende uniforme e poco delineata sul versante sud della Torresella, ma fare un elenco sarebbe inutile oltreché noioso. Se l'inverno sarà buono e nevoso le "creste bianche" ricompariranno e forse ne scopriremo di nuove prima non viste. La speranza è quella di avere ancora amici che accettino di buon grado il rischio di perdere la giornata per trovare anche solo un modo accesso decente. Infatti anche se probabilmente molti di questi percorsi sono noti ai locali, per chi viene da fuori esistono non pochi problemi di orientamento stradale visto il dedalo di carrozzabili spesso senza segnalazioni che percorrono queste valli. A tutti quelli che mi hanno accompagnato nelle precedenti esperienze vada comunque un sentito ringraziamento non del tutto disinteressato visto che saranno di nuovo precettati per altre avventure.