Riccardo Cassin

Annuario CAI Valtellinese 2009

Ultimo aggiornamento il: 13/05/2018 10:57:42


Riccardo Cassin

E’ difficile non essere banali nel tentativo di ricordare uno dei più grandi protagonisti dell’alpinismo mondiale: il “vecchio” Riccardo Cassin, che ci ha lasciati nell’estate del 2009, dopo aver raggiunto la difficile vetta dei 100 anni.
Poco tempo prima della sua scomparsa, ero stato a fargli visita trovandolo ancora lucido e attento, sebbene gravato dal fardello dell’età. Ricorderò per sempre quando, dopo essermi complimentato con lui per il traguardo raggiunto dei cent’anni egli, con i suoi occhietti ammiccanti, mi aveva lanciato uno sguardo a metà fra il compiaciuto e il furbesco esclamando: “Ehh! bisugna rivacc…”.
Gli occhi di Riccardo mi sono sempre piaciuti, comunicavano un senso di serenità e di sicurezza; al tempo stesso lasciavano trasparire un animo buono, generoso e allegro da cui dipendeva anche un notevole spirito di ironia, che non risparmiava neppure lui stesso.
Riccardo non faceva parte della mia mitologia alpina; forse perché troppo profondo era il divario generazionale che ci divideva; quelli come me sono cresciuti a… pane e Bonatti. Tuttavia la sua figura è sempre stata sullo sfondo delle mie avventure, silente nume tutelare di tante scalate, specie quelle fatte nel Masino.
Di Cassin mi piace rammentare lo stile semplice e pratico con cui conseguiva le sue vittorie ed è per questo che ho più volte equiparato questo campione a un montanaro più che ad un alpinista. L’alpinista si porta in montagna la cultura, la città, elementi forse importanti, ma spesso condizionanti sotto diversi aspetti. Il montanaro-alpinista ha con la montagna un rapporto diverso, quasi di odio-amore, nel quale, seppure con un rispetto reverenziale, l’uomo deve trovare il modo di patteggiare vantaggiosamente con gli elementi ostili, a qualunque prezzo. Astuzia, istinto per le scelte più semplici, decisione, capacità di soffrire, giovialità e tanta umanità, ma anche una visione della montagna e dei suoi problemi molto pragmatica: elementi del DNA di chi sull'Alpe ci deve vivere e non solo scalare. Tutte queste doti, unite all'intelligenza e alla curiosità, hanno fatto di Cassin una delle figure più amate e simpatiche della storia dell'alpinismo. Le sue imprese ne hanno fatto un mito, ma di Riccardo vorrei ricordare soprattutto la grande disponibilità, la modestia, la saggezza.
Mai Cassin si è chiuso in una torre d’avorio predicando contro le nuove tendenze alpinistiche, mai si è posto come esempio inimitabile, ma ha sempre provato simpatia e partecipazione verso tutte le espressioni più giovani dell’arrampicata. Come pochissimi scalatori, il più delle volte troppo presi da se stessi e dalla propria immagine, Cassin ha saputo andare oltre, concedendo che potessero esistere spazi nuovi e diversi per l’alpinismo e per l’arrampicata. Forse l’esempio più eclatante lo diede quando, nel 1985, stupì tutti partecipando come divertito giudice-osservatore, alle prime gare d’arrampicata italiane, tenutesi a Bardonecchia. E quando il solito intervistatore a caccia di grandi frasi lapidarie gli chiese: "Signor Cassin, dove va l'Alpinismo?", lui, con disarmante e divertita semplicità, gli rispose: "In montagna".
Per tornare un attimo all’Alpinismo, Riccardo fu il più grande? La domanda non ha molto senso: per certi versi, non c’è differenza fra l’audace traverso di Cassin e Ratti sulla Ovest di Lavaredo, il pendolo di Bonatti sul Dru o il “viaggio” di Boardman e Tasker sul Changabang. Avventura ed Alpinismo iniziano con la stessa lettera e si alimenteranno a vicenda per sempre, purché i “giocatori” abbiano l’umiltà di misurarsi “by fear means” con le pareti, rinunciando progressivamente alla tecnologia e considerando una potenziale sconfitta molto più onorevole di una vittoria ottenuta con largo dispendio di mezzi, corde fisse e sostegni vari.
Su un masso o su un 8000 il vero alpinista è quello che si spinge oltre, che abbatte le barriere psicologiche ancor prima di quelle fisiche e tecniche, che s’avventura sui terreni vergini. Chi si proclama campione e non segue questa strada è solo un mistificatore.
Oltre che un grandissimo uomo, Cassin fu un grandissimo alpinista, e piuttosto di proseguire, annoiandovi con un banale elenco delle sue imprese, vi invito a scoprire Riccardo leggendo i suoi libri e le sue, ormai numerose, biografie.

RICCARDO CASSIN. Dove la parete strapiomba. Baldini e Castoldi editori, Milano, 1958
RICCARDO CASSIN. La Sud del McKinley. CAI Lecco, Stampe grafiche Olympia, Milano 1965
RICCARDO CASSIN. Cinquant’anni di alpinismo. Dall’Oglio editore, Varese 1977
GEORGES LIVANOS. Cassin - c’era una volta il sesto grado. Dall’Oglio editore, Varese, 1983
GUIDO CASSIN, DANIELE REDAELLI. Cassin - vita di un alpinista attraverso il ‘900. Vivalda editori, Torino, 2001
RICCARDO CASSIN. In Grigna - scritti dal 1958 al 1999. Editoriale Domus, Bergamo, 2007
ALESSANDRO GOGNA, LAURA MELESI, DANIELE REDAELLI. Riccardo Cassin-cento volti di un grande alpinista. Bellavite editore, Missaglia, 2008