La Scuola del Gigiat 1982/1986

Esperienza all'avanguardia

Ultimo aggiornamento il: 13/05/2018 09:04:57


La Scuola del Gigiat 1982/1986

La Valtellina e molte delle sue valli laterali sono note soprattutto per gli sport invernali che vi si praticano. Molto meno note e sfruttate sono tutte quelle attività che si svolgono durante la bella stagione. La nostra valle è un vero paradiso per l'escursionismo, l'alpinismo e per gli amanti della natura che vanno alla ricerca di località ancora, incontaminate e poco frequentate dalla massa. Nella promozione turistica e non a torto si é sempre data la precedenza agli sport invernali anche perché sino ad oggi si sono rivelati il settore più remunerativo e popolare. Tuttavia vi sono altre possibilità, specie per le valli minori e quanto segue è una sorta di relazione, che illustra il tentativo di sfruttare più razionalmente le possibilità offerta dalla montagna estiva in una zona che non ha mai conosciuto fama e pubblicità grazie allo sci.
Le ripide sponde della Val Masino poco si prestano ad ospitare piste ed impianti e la valle, per questo motivo, è sempre stata una delle cenerentole della Valtellina. Tuttavia essa si insinua in uno dei gruppi montuosi più belli e importanti delle Alpi intere. Questo fatto contemporaneamente alla nascita di un nuovo modo di intendere la montagna e l'arrampicata, sono i fattori che hanno portato, qui, alla nascita della prima scuola permanente di "Sassismo". Nel dicembre 1983 su invito della Lega per l'Ambiente della Lombardia il gruppo guide Val Masino diede il via all'interessante esperienza.
Già da parecchi anni la Val Masino era diventata il paradiso degli arrampicatori. Le possibilità di azione erano e sono tuttora vastissime, spaziando dalle brevi salite sui massi erratici che costellano il fondovalle, alle brevi pareti solari della laterale Val di Mello, oppure alle più serie imprese di alta montagna, alcune delle quali note in tutto il mondo. Per la, sua conformazione la valle poco si presta alla pratica dello sci alpino e quindi non ha potuto godere del rapido sviluppo che invece hanno avuto altre località della Valtellina. Questo aspetto, se vogliamo negativo, ha pero favorito la conservazione di un ambiente naturale intatto che, unito alle grandi attrattive della montagna, poteva essere sfruttato dal punto di vista turistico.
A questo dato di fatto bisogna poi sommare il fenomeno “Sassismo”. Verso il 1975 ebbe inizio nella valle questa nuova “corrente” arrampicatoria che poi si sarebbe diffusa in tutta Italia. Il Sassismo é un'attività a se stante, che rifiuta gran parte delle idee dell'alpinismo con il quale ha in comune solo l'uso degli attrezzi e delle tecniche. Vengono bandite le idee di sofferenza, di lotta con l'alpe e la concezione eroica tipiche dell’alpinismo. L'arrampicata diventa un bel gioco praticabile ovunque; bastano un paio di pedule leggere, calzoni corti e molta passione. Basta un sasso o una breve parete per poter apprezzare il piacere della vittoria sulla forza di gravità, per godere della armonia dei movimenti fatti per superare elegantemente un passaggio.
Ovviamente l'arrampicata intesa come mera espressione sportiva e come arte, non poteva non attirare le giovani generazioni. Molti erano infatti i ragazzi che pur desiderando arrampicare e andare in montagna, ritenevano quest'attività riservata a pochi eletti. Il sassismo dava invece modo di arrampicare pur senza dover affrontare i rischi, le fatiche e i disagi del grande alpinismo. Così in breve tempo schiere di giovani arrampicatori invasero la valle e lo stesso accadde anche in altre zone d'Italia come l'entroterra di Finale Ligure, la Valle dell'Orco e Arco di Trento.
E' stato proprio l'affermarsi di questa nuova attività che diede l'idea di creare proprio in Val Masino un centro scuola dove sarebbero potuti venire tutti coloro che volevano cimentarsi con il nuovo sport arrampicatorio e nello stesso tempo passare alcuni giorni a contatto con la natura. Il primo passo fu quello di trovare in Val di Mello una baita che funzionasse da piccolo rifugio ove gli allievi potessero pernottare e farsi da mangiare; nello stesso tempo si diede il via a una piccola campagna pubblicitaria per lanciare la proposta in tutta Italia. Mentre la piccola baita fu trovata e presa in affitto, cominciarono a comparire articoli sulle più disparate riviste ma soprattutto su quelle a carattere naturalistico come Airone, Geodes, Gente Viaggi ecc. Il merito dell'intenso battage pubblicitario spetta principalmente alla Banca Piccolo Credito Valtellinese e alla Lega. per l'Ambiente della Lombardia.
Grazie al contributo della banca fu pure possibile realizzare un opuscolo piuttosto consistente nel quale venivano illustrati gli scopi e le modalità del corso e inoltre si dava una descrizione delle Val Masino e si spiegavano anche le origini del bizzarro nome della. scuola di sassismo che fu battezzata “il Gigiat” dal nome del mitico animale che vivrebbe fra le rocce della valle.
«Questo antidiluviano bruto é probabilmente derivato dalla incrocio fra un caprone e una grossa femmina di camoscio, ma non si escludono altri possibili incroci. . . . . Il Gigiat in genere scalpita sulle lisce placche di granito oltre i 2000 metri e compie balzi fantastici. Le abitudini culinarie del selvaggio quadrupede sono piuttosto imprevedibili; in genere si sposta a balzi da zona a zona nutrendosi di radici bacche e licheni, ma pare non disdegni gli sventurati alpinisti che si addentrano nei suoi territori Un giovane Gigiat venne catturato alcuni anni fa e portato al carnevale di Morbegno. Dal suo lungo vello si ottenne lana per imbottire trenta materassi e, grazie ad apposite tenaglie che permettevano la mungitura a distanza, si ottennero anche cinquanta litri di latte.
Durante queste operazioni il bestione era tenuto a bada da cinque grosse catene e coloro che gli si avvicinarono dovettero indossare le maschere antigas tanto era l’immondo fetore che si sprigionava dal “lanuto essere”…..»
Queste righe sono state tratte dalla spiritosa descrizione del mitico Gigiat che comparve sul primo opuscolo del corso. Il momento della verità arrivò con l'estate e il mese di giugno, data di apertura ufficiale del corso. A dire il vero c'era molto scetticismo anche da parte degli organizzatori stessi dal momento che mai nessuno aveva tentato in precedenza una simile iniziativa. La baita non era certo una reggia, molto si sarebbe dovuto fare per renderla più confortevole, ma essendo il tempo limitato, si preferì iniziare subito la stagione per non bruciare la buona azione pubblicitaria fatta.
Grazie all'opera alacre di Francesco d'Alessio, Andrea Savonitto e di altri istruttori, il primo delicato mese di corso fu superato. Le presenze non furono molte e alla volte c'era un solo allievo nel corso della settimana
La scuola del Gigiat offriva infatti settimane di arrampicata sui massi e le brevi strutture rocciose della Val di Mello, per apprendere la tecniche della moderna progressione su roccia,oltre alla guida che seguiva un massimo di tre partecipanti, era messa a disposizione la baita. Il corso di Sassismo così articolato aveva avuto inizio la metà di giugno e sarebbe terminato la prima metà di settembre. I mesi di luglio e agosto furono fortunatamente molto più proficui e finalmente si poté tirare un sospiro di sollievo, benché tutta la gestione annuale si sarebbe conclusa in pareggio, c'erano confortanti dati che indicavano che la strada imboccata era quella giusta.
Nel corso delle lezioni giornaliere gli allievi venivano progressivamente messi in grado di affrontare una scalata con tecnica e sicurezza. In genere le prime due lezioni si tenevano sul più grande monolito d'Europa: il Sasso Remenno che con la sua mole domina la strada statale pochi chilometri prima di S. Martino Val Masino
Durante queste lezioni venivano appresi i principali nodi e il loro impiego pratico, la manovra di discesa a corda doppia, le principali manovre di corda (assicurazione, progressione della cordata, attrezzamento del punto di sosta); i giorni successivi, una volta che gli allievi avevano appreso le basi della progressione, ci si spostava in Val di Mello dedicandosi ad affinare l'arte di arrampicare scalando massi. Infine, venivano affrontate le vie lunghe (da 100 a 250 metri di dislivello); durante queste ascensioni erano spesso gli allievi che prendevano il comando della cordata svolgendo tutte le operazioni di progressione e assicurazione. In questo caso è stato abbastanza straordinario e motivo di soddisfazione constatare come la maggioranza di questi principianti dopo solo una settimana di attività, fossero in grado di affrontare in sicurezza anche difficoltà piuttosto elevate. In alcuni casi i più dotati hanno condotto vie con passaggi di "quinto grado".
Dopo l'incoraggiante esito dell'estate le Guide del Gigiat hanno iniziato ad analizzare la stagione trascorsa, a proporre nuove idee e ad impostare la successiva tornata estiva. Nei nuovi dépliant (invero semplici ciclostilati) venivano offerte delle proposte per i mesi autunno primaverili e per l'inverno. Nelle stagioni di mezzo su offrivano fine settimana nei più caldi centri di arrampicata del mezzo giorno e della costa azzurra e riviera ligure (Finale Ligure). Per le vacanze natalizie si propose invece un corso di arrampicata sulle cascate di ghiaccio. Stava prendendo forma l'idea di una struttura stabile che potesse dare da lavorare per tutto l'anno utilizzando intelligentemente varie attività. Passato l'inverno, grazie al nuovo valido contributo della Banca Piccolo Credito Valtellinese e della Comunità Montana di Morbegno, si poté dare il via ai lavori di ristrutturazione della baita. Fu sostituito completamente il tetto, furono perlinate le pareti e inoltre fu ripulito il piazzale antistante che da deposito di ogni rifiuto divenne un bellissimo lastricato.
Fu proprio della primavera il primo nuovo sintomo che indicava come il tentativo di diversificazione delle attività fosse la strada giusta per poter lavorare tutto l'anno con la professione di guida. Un telefonata del Professor Fabrizio Braccini dell'Università di Salerno ci invitava a tenere un corso di roccia per i soci del CAI di Cava de Tirreni. Nello stesso tempo il Braccini, prodigioso allievo del Gigiat nella estate '83, ci procuro anche un lavoro per la Comunità Montana Terminio-Cervialto il cui territorio comprende buona parte della Irpinia. Si trattava di segnalare e riscoprire i più importanti sentieri dei Monti Picentini per poter creare una rete di percorsi escursionistici che uniti assieme sarebbero divenuti la prima Alta Via mai realizzata nel meridione. Cosi mentre alcuni dei nostri passavano il loro tempo libero dedicandosi alla baita io, Francesco d'Alessio e Giulio Paindelli ci trovammo nell'ospitale paesino di Acerno con pennelli e pittura. Il lavoro non fu facile. Prima di tutto altri ragazzi che ci avrebbero dovuto accompagnare si ritirarono prima della partenza e poi, cosa più importante i sentieri dei Monti Picentini erano quasi del tutto scomparsi. Mancando infatti laggiù un qualsiasi orientamento turistico della montagna, una volta arrivato il “benessere”, tutti abbandonarono il duro lavoro sulle montagne e di esse si scordarono.
Meravigliose mulattiere lastricate di marmo, lunghi tracciati che collegavano paesi, si persero sotto la fitta vegetazione. Ritrovare questi sentieri unirli assieme, segnalarli fu la nostra opera durante la quale spesso si andava a cozzare contro la soffice, ma tenace, realtà di un'impenetrabile muro di vegetazione.
Tuttavia in dieci giorni passati nelle impenetrabili foreste di faggi, dopo aver percorso circa 150 chilometri a piedi e aver riattivato almeno parzialmente dieci sentieri l’ALTA VIA dei Picentini era una realtà. Il percorso taglia la regione da Nord a Sud partendo da Volturara Irpina e terminando nel paese di Senerchia dove il terremoto del 1980 ha lasciato profonde tracce.
Il lavoro fu poi seguito dalla redazione di una serie di relazioni descriventi i vari sentieri, da una documentazione fotografica e da una rocca cartina con il tracciato dell'Alta Via. Tutto sommato la difficile e faticosa esperienza si era rivelata molto positiva sia dal punto di vista umano che professionale. Il buon lavoro svolto ha suscitato l'entusiasmo di molti membri della Comunità Montana di laggiù tanto che per la primavera ventura ci é stato commissionato un nuovo incarico. Si tratterà questa volta di intersecare il tracciato segnato con due percorsi più bravi e paralleli in modo da creare valide alternative e coprire tutto il territorio del Terminio Cervialto. Assieme al lavoro dei sentieri si svolse in cinque giorni separati il primo corso di roccia che probabilmente si sia mai tenuto nel meridione. Non ripide pareti innevate o tetre montagne alpine ma solari scogliere rocciose dove al termine della lezione si poteva fare un bel tuffo rinfrescante nell'ancora limpido mare della riviera amalfitana. Addirittura straordinaria é stata la accoglienza che ci e stata riservata dagli allievi. Per tutta la durata del corso fummo loro ospiti mentre mogli e madri ci deliziavano con ogni tipo di specialità locale.
L'Oscar per la gastronomia fu assegnato all'unanimità alle splendide pizze fatte con farina integrale della signora DI Matteo, anziana madre di uno dei nostri più attenti proseliti. Al termine della avventura meridionale si tornò a casa per riprendere le fila del vecchio Gigiat che nel frattempo era già iniziato e già dava ottime soddisfazioni nonostante si fosse ancora in giugno.
Durante la nuova annata avevamo allargato le proposte del corso inserendo anche delle settimane di introduzione all'Alpinismo e settimane escursionisti che con percossi di più giorni come il Sentiero Roma e l 'Alta Via, della Val Malenco.
Al termine della stagione, fatto un rapido consuntivo ,avevamo raddoppiato il numero delle presenze rispetto all'anno precedente. Come sempre la parte del leone l'ha fatta il corso di sassismo ma anche alpinismo ed escursionismo hanno avuto un buon successo. Gli allievi venivano da ogni parte d'Italia e fra di essi c'erano studenti, lavoratori dipendenti, un pilota, molti professori universitari, pasticcieri, piccoli impresari ecc.
Molto azzeccata si é rivelata l'idea della vita in baita, un piccolo "in più" che rende il corso veramente stuzzicante anche per chi di roccia ha intenzione di interessarsi poco. Dopo una intensa giornata passata sbucciandosi la punta delle dita sul ruvido granito, facendo il bagno nelle limpide acque del torrente o semplicemente riposandosi al sole la sera alla baita era sempre piena di allegria. Abbondanti cene spesso innaffiata da buon vino concludevano la dura giornata del sassista che ben poco pensava ai compagni escursionisti o alpinisti persi con i loro istruttori da qualche parte lassù fra i monti. Oggi il Gigiat ha acquistato una fisionomia ben definita anche se ancora molto si deve fare per realizzare quello che é il vero nostro fine. Col tempo vorremmo infatti che la nostra organizzazione si affermasse come una sorta di agenzia di professionisti della montagna che svolgono tutte o quasi le possibili attività connesse. Un'organizzazione che su sposti magari al Sud Italia nella brutta stagione per effettuare lavori di segnatura sentieri, raccogliere materiale fotografico di zone particolarmente impervie, fare corsi di roccia ecc. Ma queste appena menzionate non sono che alcune delle attività che avremmo previsto e per le quali stiamo ora lavorando;la strada intrapresa e assai incoraggiante anche se molto impegnativa. Tuttavia anche solo la soddisfazione di rivedere qualche giovane della Val Masino che si dedica alla roccia come i suoi illustri avi e già appagante. Uno di questi, Pierangelo Marchetti detto il "Kima", dopo aver dato una mano come accompagnatore durante il corso, si accingerà ad affrontare gli esami di Guida Alpina. Se tutto gli andrà bene sarà la prima Guida della Val Masino dopo un periodo di buio durato circa 20 anni. Se il turismo della valle sarà gestito oculatamente con una politica tesa alla conservazione dell'ambiente e alla creazione di moderne possibilità di svago nelle natura forse qualche altro giovane della valle non sarà più costretto ad andare all'estero per guadagnarsi il pane. Le possibilità sono molteplici in valle manca ad esempio un ufficio informazioni, un piccolo museo storico etnografico e un campeggio decente e se saranno ben sfruttate chissà che non si capisca finalmente che alla lunga il granito rende di più se resta dov'è anziché essere tagliato.