Una proposta di etica sentieristica

Pubblicata su Lo Scarpone

Ultimo aggiornamento il: 11/05/2018 11:36:45


Una proposta di etica sentieristica

In questi ultimi anni mi è capitato di frequentare assiduamente sentieri che sono al di fuori delle normali “rotte” escursionistiche; dai percorsi, cioè, che sono entrati a far parte di quel parco di itinerari conosciuti ai più e quindi ben tracciati, ben segnalati, a volte dotati di punti di ristoro intermedi o comunque ben curati anche dalle amministrazioni locali perché riconosciuti a grande valenza turistica.
I sentieri che ho fatto non hanno nulla da invidiare a questi appena descritti, anzi, in molti casi, e sotto molti aspetti, sono superiori:hanno solo il difetto di correre in zone che non fanno parte di comprensori turistici affermati. Incontrare escursionisti su queste vie è cosa molto rara e la loro percorribilità è affidata a quei pochi montanari che ancora le usano e quindi ne fanno una sommaria manutenzione. Poco tempo fa mi sono trovato ancora una volta a sudare su una di queste mulattiere, in molti punti ormai inerbita e invasa dalla vegetazione, con sassi e rami caduti sul passaggio. Come sempre, cammin facendo, mi è venuto spontaneo dare una pedata al sasso per spostarlo, togliere il ramo di traverso, spezzare i ramoscelli o le felci che crescendo sul lato a monte impedivano o rendevano scomodo il passaggio, costruire un ometto ove un bivio poteva far sorgere il dubbio sull’esatta prosecuzione. In quel momento la mia mente è stata attraversata da un pensiero che vorrei comunicare trasformandolo in una sorta di invito. Ho pensato: “certo se tutti quei pochi che passano avessero un occhio di riguardo al sentiero, un sasso oggi, un ramo domani, il tracciato resterebbe molto più pulito e percorribile di quanto oggi non sia”.
Penso che sarebbe buona cosa se, fra i vari insegnamenti che le Guide Alpine e gli Istruttori del CAI danno ai loro allievi, ci fosse anche quello di pensare al sentiero non come un mezzo per arrivare al rifugio o alla base di una parete, ma come un opera d’ingegno che, al di là degli scopi per cui è stata pensata, deve essere rispettata e, per quanto possibile, curata da tutti noi. E’ un insegnamento che non richiede grandi doti di apprendimento e che spesso può venire anche dal semplice esempio pratico, nel corso di una gita.
Forse questo messaggio è già stato lanciato da altri, forse è contenuto in qualcuna delle tante leggi sulla montagna o scolpito in qualche tavola. Ma se così non fosse credo, e spero, che possa essere un invito utile a migliorare il nostro cammino.