L'atomica del Signor Zuccoli

Il nucleare in Valtellina ed altro

Ultimo aggiornamento il: 11/05/2018 11:06:13


L'atomica del Signor Zuccoli

Gentile Redazione,

leggo senza meraviglia, sul quotidiano di domenica 10 gennaio, che il nostro… convalligiano? Zuccoli propone una bella centrale nucleare al Pian di Spagna. Ho scritto “senza meraviglia” perché da tempo tale pensata era stata resa pubblica. Leggo però con piacere della mobilitazione di molti contro la pazzesca proposta che, sono quasi certo, non troverà mai esito positivo. Infatti, c’è una semplice ragione che rende un impianto nucleare al Pian di Spagna molto più pernicioso di altri costruiti in zone aperte e pianeggianti. Comodamente seduto sulle sue poltrone forse Zuccoli si è dimenticato dell’orografia o la conosce solo come fastidioso elemento che ostacola le sue tubature e i suoi tralicci (ma d’altra parte senza i monti non farebbe neppure captazioni). Forse il Signor Zuccoli vive su un altro pianeta e ha scordato un ritmico fenomeno naturale che quasi ogni giorno interessa le nostre vallate: la Breva e il Tivano. Eppure da piccolo anche lui sarà pur stato carezzato da questi venti, che però di sicuro non gli hanno mai suscitato sentimenti di poesia. Sarà quindi pur vero che oggi gli impianti nucleari sono super sicuri, ma, nella sciagurata ipotesi di una fuga radioattiva anche minima, chi si prenderebbe il danno saremmo noi valtellinesi e valchiavennaschi al pomeriggio, mentre la mattina sarebbero gli abitanti delle sponde lariane. Le montagne farebbero da corridoio impedendo una più “democratica” distribuzione delle radiazioni e noi ci faremmo dunque delle salutari sniffate atomiche che - ci diranno - fanno benissimo visto quanti anni è campato quel giapponese che è sopravvissuto alle bombe di Hiroshima e Nagasaki. La nostra terra concede già il 90% delle sue acque alle piccole e grandi captazioni, contribuendo moltissimo, ormai senza grandi vantaggi, al bilancio energetico nazionale. Direi che in termini di sfruttamento e di potenziale esposizione ai pericoli abbiamo già dato e ancora lo stiamo facendo. Ci sarebbe molto da dire sul modo di ragionare e di vedere il mondo tipico di persone come il presidente di A2A, ma credo altresì che non valga la pena di spendere ulteriori parole.
Ancora senza troppa meraviglia leggo quella sorta di presa per i fondelli che sembra essere il dossier dell’Osservatorio nazionale dei consumi del suolo del Politecnico di Milano. Mi auguro che la notizia sia stata solo riportata un po’ superficialmente e senza malizia, altrimenti ci si potrebbe ravvisare quasi un intento doloso. A qualsiasi persona di buonsenso, non sfugge, infatti, che almeno l’80% del nostro territorio è ben poco edificabile in quanto montuoso. Se il calcolo della cementificazione è stato fatto basandosi sulla superficie territoriale complessiva, è evidente che la provincia sia poco cementificata, ma, se il calcolo lo facciamo sulle superfici realmente edificabili, sono quasi sicuro che il dato sarebbe diverso. Ovviamente mi auguro di essere smentito, ma ho paura che le cose stiano più o meno come ho scritto poc’anzi.
A pensarci bene, forse le due notizie non sono così slegate come appare: se abbiamo poco territorio cementificato possiamo sempre metterci in pari con una bella colata di cemento sul Pian di Spagna.
Meditiamoci su.