Valtellina e Valchiavenna 2000

Ripartire dalle radici con buonsenso montanaro

Ultimo aggiornamento il: 11/05/2018 10:48:04


Valtellina e Valchiavenna 2000

Ringraziando chi mi ha invitato ad esprimere un’opinione sulla situazione della gestione idrica dei nostri monti, più che fare riferimento a cifre e diagrammi, mi sento di portare l’esperienza di chi da più di trent’anni percorre valli e monti, ma anche borghi, con l’occhio dell’appassionato, del fotografo, del giornalista e del descrittore. Quello che mi apparve allora era un tesoro di bellezza che ho visto via via depauperato il più delle volte a causa di scelte a dir poco scellerate. A questo punto ci siamo arrivati grazie ad una progressiva e, direi, pervicace azione di smantellamento della storia, della cultura e delle tradizioni locali; grazie ad un’insidiosa e continua opera di convincimento, più o meno occulta, che ci faceva vedere inferiori rispetto al moderno cittadino. Molto spesso, quando nei miei lavori mi rendo conto che ormai è sempre più difficile dire bene della nostra terra, quando mi sembra di mentire, e faccio fatica a ritagliare la foto giusta che non inquadri tralicci, captazioni, colate di cemento e capannoni, mi viene da pensare che ormai sia troppo tardi. Ma poi come tutti gli alpinisti sconfitti da un passaggio, cocciutamente, e chiedendomi perché lo faccio, rialzo la testa e mi costringo a pensare positivo: se la gente della nostra provincia saprà ritrovarsi e riconoscersi nei valori comuni e nella sua storia forse qualcosa potrà cambiare. Ma la strada è lunga e dovrebbe partire dalla scuola e dal mondo della cultura locale quindi anche da molti che sono qui questa sera. Per ora non posso che pensare alla “Terza ed aurea legge sulla stupidità umana” elaborata dal geniale economista Carlo Maria Cipolla. In base ad essa noi rasentiamo l’eccellenza: abbiamo creato un danno a noi e all’ambiente ottenendo vantaggi esigui, se non perdite, i cui effetti si stanno manifestando in diversi ambiti. Già da trent’anni si poteva prevedere la sorte della viabilità statale, provvedendo per tempo; e invece si è occupato il territorio con ipermercati, capannoni e costruzioni, in un disordine irrazionale i cui costi oggi sono tangibili in termini di incidenti, perdite di tempo, inquinamento… (Ah! che bella una ferrovia fino a Bormio!) Una città come Sondrio è stata vagheggiata come Merano o a volte New York, senza vedere o voler vedere che Sondrio è Sondrio e da lì bisognerebbe ripartire. Ne sono state fatte di tutti i colori e da tutti, in un continuo tentativo di mettersi in luce, ma facendo perdere alla città quel poco di identità che ancora aveva. È vero che Sondrio e la Valtellina hanno una strategica centralità nella regione delle Alpi, ma per poter sfruttare questa posizione occorre anche sapere cosa sono le Alpi e la loro storia, amare, difendere e valorizzare il territorio. Come spesso mi capita di dire: Lecco è città alpina molto più di Sondrio che a sua volta è probabilmente la città meno alpina delle Alpi. E come Sondrio così anche l’istituzione provinciale è fra le più lontane di tutte da quel mondo alpino che pur dovrebbe governare e proteggere. Non è un mistero l’insensibilità mostrata dalla Provincia verso il problema dei piccoli saliti e del Demanio Idrico. In effetti io avrei dovuto parlare solo del problema acque, quello sul quale assieme a tanti amici, fra cui sicuramente molti presenti, ho combattuto alcune battaglie ottenendo anche la soddisfazione di vincere. La questione dello sfruttamento idrico delle nostre valli è quasi secolare e la sua storia non depone certo in favore di chi l’ha gestito. Come gli indiani fecero per Manhattan, abbiamo svenduto le nostre risorse idriche e, cosa ancor più grave, continuiamo a farlo anche grazie ad amministratori compiacenti ed esperti di parte che ci propinano falsità sull’emergenza energetica, sull’impossibilità di utilizzare fonti alternative più ecologiche e rinnovabili come il sole. E mentre altrove, regioni, province, nazioni finanziano, ed incentivano, forme alternative di produzione favorendo l’installazione di pannelli solari sulle case, impianti di termo combustione dei rifiuti, da noi si è ancora all’età della pietra. Che gli svizzeri, gli austriaci o i tedeschi siano più stupidi di noi e abbiano fatto una scelta sbagliata? Non mi risulta. Pensate a quanta energia si risparmierebbe se ogni casa avesse anche solo una parziale produzione propria di energia. Intanto le sorgenti che alimentano gli acquedotti sono spesso in sofferenza, e, cosa mai vista, le autobotti devono rifornire i borghi; intanto i nostri torrenti muoiono perché i rilasci del “minimo vitale”, previsti per legge, non sono rispettati e fatti rispettare. Angoli di bellezza altrove considerati tesori per la loro possibile valenza turistica sono sfregiati e distrutti per sempre, sacrificati agli interessi di speculatori senza scapoli favoriti da leggi che io definisco di stampo medioevale. Il problema dei cosiddetti “piccoli salti” è ormai un’emergenza, una sorta di pestilenza, e come bubboni, le centraline fioriscono ovunque sulla nostra pelle. Fin’ora ci si è limitati ad azioni di contenimento, nate spesso quando ormai, grazie anche ad amministrazioni a dir poco sprovvedute, la frittata era fatta. Ora dobbiamo renderci conto che non è più possibile andare avanti così e che occorre che tutti i retici del sud (sgombrate dalla mente ogni riferimento politico e concentratevi sulla geografia), come i valsusini, cui va tutta la mia solidarietà, si uniscano e chiedano una moratoria della sciagurata legge.