Captazioni in Valtellina

Spiegare la minaccia

Ultimo aggiornamento il: 11/05/2018 10:39:42


Captazioni in Valtellina

A chi appartiene l’acqua?

Esiste un DIRITTO dell’ACQUA e cioè un insieme di molte leggi che definiscono e regolamentano i criteri d’uso dell’acqua, vista soprattutto come risorsa energetica e quindi come patrimonio pubblico, elemento fondamentale per le politiche energetiche della nazione. In questa normativa si nasconde però anche la più o meno palese intenzione di favorire interessi politici ed economici dominanti. Nella legge del 1933 l'acqua è vista più come una risorsa necessaria a sostenere la politica energetica nazionale, che come un bene comune all'intera collettività. Tale legge, “migliorata” con la specifica del codice civile del 1942, è rimasta essenzialmente immutata fino ai nostri giorni. Essa definisce le acque, censite o non censite comprese quelle sotterranee, «come proprietà demaniale pubblica, dello stato, delle regioni, delle province o dei comuni» e suscettibili ad usi di generale interesse. Per la loro appartenenza al demanio ì beni in questione sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore dei privati, se non nei casi e nei limiti previsti dalla legislazione specifica in argomento.

Esiste però anche un DIRITTO all’ACQUA e cioè una necessaria tutela delle acque la cui funzione si va rivelando sempre più importante anche per il mantenimento degli equilibri idro-geologici, naturalistici, paesaggistici e sanitari. Si tratta di valori difficilmente quantificabili, ma sempre più sentiti perché ignorare il Diritto all’Acqua porta spesso gravi conseguenze legate alla cattiva regimazione idrica, all’impoverimento dei suoli, alla svalutazione turistica di aree che altrimenti sarebbero una risorsa in quel settore, alla minore disponibilità di acque da parte delle popolazioni residenti che, peraltro, sono le più esposte ad eventuali incidenti legati alla presenza di impianti grandi o piccoli di captazione.
Il rispetto del Diritto all’Acqua non porta benefici economici palpabili ed evidenti, ma quasi ogni giorno le cronache ci dimostrano quali siano i costi sociali ed economici cui si va incontro in caso di sua inosservanza o sottovalutazione. Anche se questi costi sono potenziali, si deve sapere che esistono e che gravano sul territorio e sulle popolazioni residenti. Non basta chiudere gli occhi per cancellarli.
Il Diritto all’Acqua è tutelato solo dalla direttiva CEE n.75/440 del 1982 e dalle legge n. 183 del 1989, dettata per «assicurare la difesa del suolo, il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale, la tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi». Inoltre la legge 275 del 1993, unitamente alla nuova disciplina delle concessioni per derivazione d'acqua, ha previsto l'installazione di misuratori per ogni derivazione e l'obbligo, per possessori o utilizzatori, di denunciare alla regione tutti i pozzi esistenti. π

Perché fanno queste centraline?

Dopo il varo del decreto Bersani sulla liberalizzazione del mercato elettrico si è assistito al proliferare di domande di concessione di acqua per uso idroelettrico fino ad una potenza di 3 Mw: il cosiddetto “mini idroelettrico” o “sfruttamento idroelettrico da piccoli salti”. Ciò è dovuto al fatto che questi impianti riescono ad avere il “certificato verde” perché producono energia pulita e rinnovabile. Il decreto obbliga ogni produttore di energia elettrica a mettere sul mercato almeno un 2-3% di energia derivante da certificati verdi sul totale prodotto. Quindi l’energia da certificati verdi è pagata molto bene (da 0,10 a 0,13 Euro a Kwh) per almeno 8 anni ed è per di più è obbligatorio acquistarla.
Molte imprese hanno considerato questa una golosa opportunità ed è per questo che nella provincia di Sondrio (dove si produce già dagli anni 50-60 una buona fetta dell’energia idroelettrica Italiana a cura di Enel, Edison ex Sondel ex Falck, Aem di Milano) ci sono state richieste per circa 80-90 impianti di questo genere. Molti di questi sono già in servizio, molti in costruzione, parecchi in istruttoria.

Che cosa sono i Certificati Verdi?

Sono dei buoni da 100.000 Kwh ciascuno di energia prodotta e/o producibile da fonti rinnovabili. Essi sono comprati, ceduti e come ogni altro prodotto finanziario. Essi sono distribuiti dal GRTN (Gestore della rete di trasmissione nazionale) a quei produttori di energia da fonti rinnovabili che ne fanno richiesta. Questi produttori possono vendere i certificati verdi – a un prezzo determinato dal mercato – ai soggetti obbligati all’acquisto. Certificati verdi possono essere emessi a favore di un determinato impianto per un periodo massimo di otto anni, introducendo di fatto uno stimolo al rinnovo degli impianti.
Sono molto ricercati da chi non ne possiede. Per il meccanismo esposto alla risposta N. 1, essendoci la necessità da parte di ogni produttore di energia da fonte petrolifera o non rinnovabile (ad esempio ENEL) di immettere sul mercato una quota di energia da fonte rinnovabile, diventa obbligatorio per chi non ne ha a sufficienza di acquistarli sul mercato. Siamo convinti che oltre al prezzo convenzionale stimato essi valgono molto di più.

Dicono che i piccoli salti rendano molto. Quanto esattamente?

Un impianto di potenza nominale media pari a 800 Kw può rendere da 500.000 a 700.000 € all’anno. Se da questa cifra togliamo le spese correnti di manutenzione e le spese di ammortamento della costruzione dell’impianto rimane una bella sommetta. Un impianto medio di 800 Kw si paga totalmente in 3-5 anni e che quindi per gli ultimi 3-4 anni in cui potrà godere dei prezzi da certificato verde abbia un guadagno netto stimato di 500.000 – 700.000 €/anno. Non dimentichiamo che rimane il valore dell’impianto, casomai si decidesse di venderlo se ne ricaverebbe ancora una bella sommetta.

E’ vero che le fanno perché c’è mancanza di energia?

Assolutamente no. L’energia prodotta da questo tipo di centrale non fornisce quantità tali da condizionare o alleviare la mancanza di energia. Anche nel caso di uno sfruttamento intensivo dei torrenti alpini l’apporto alla produzione nazionale di energia sarebbe circa dell’uno per mille. Si pensi che adottando misure sensate di risparmio energetico i consumi si potrebbero ridurre del 15%. L’energia prodotta in questo modo (ad acqua fluente) non è neanche di tipo vantaggioso perché non è concentrabile, ma bisogna produrla con l’acqua che c’è al momento (non si può immagazzinare in serbatoi)

E’ vero che la legge dice che i Comuni e la popolazione locale non possono far nulla per impedirle?

Non è esattamente così: le scelte del Comune ed i suoi atti amministrativi sono assolutamente importanti e, a parer nostro, vincolanti al fine della riuscita dell’opposizione alla costruzione dell’impianto. Spesso succede però che il comportamento di una amministrazione non è proprio trasparente: da un lato si dice di essere contrari e nel medesimo istante si viene a patti per ottenere autentiche elemosine. È fondamentale l’appoggio della popolazione sia per smascherare comportamenti sbagliati da parte dell’amministrazione sia per incoraggiare e sostenere il Sindaco nell’opposizione al progetto. Altra cosa fondamentale è intervenire nei momenti giusti e non quando è troppo tardi e la concessione è già stata rilasciata. A quel punto ogni battaglia è persa. La principale novità è oggi quella del passaggio delle competenze sulle “centraline” alla Provincia, che in quanto ente politico vicino alla popolazione, dovrebbe prendere in considerazione l’interesse pubblico della realizzazione - sostanzialmente scarso – a fronte della dannosità ambientale e vagliare scrupolosamente i progetti.

E’ vero che possono espropriare anche i terreni privati?

Se la concessione idroelettrica è già stata data è matematico che si passi, tramite un decreto regionale o provinciale, all’esproprio dei terreni sui quali sarà costruito l’impianto. Può succedere come è successo a Teglio che alcuni cittadini hanno vinto una battaglia contro gli espropri perché nelle procedure erano scaduti i termini d’intervento e quindi l’esproprio era divenuto illegale. I concessionari hanno un tempo prefissato per poter effettuare gli espropri ed è possibile che non riescano a farli entro il tempo dovuto.

E’ vero che in corso d’opera vengono fatte modifiche di portata ed altro?

Ciò avviene per la mancanza di controlli. È capitato anche che un Comune abbia firmato con il concessionario una convenzione impegnandosi a fare tutto quanto era in suo potere, per non ostacolare il progetto e le future varianti. Con le varianti in corso d’opera si sono constatate enormi differenze dal progetto preliminare quali: dimensioni della condotta aumentate (quasi sempre), variante al tracciato condotta, variante alle dimensioni ed alla fattura dello stabile che accoglie le macchine, variante per sistemazione della linea di allacciamento alla rete elettrica, variante delle dimensioni delle griglie di presa.

E’ vero che spesso non vengono rispettate le norme sul rilascio di una certa quantità di acqua per mantenere vivo il nostro torrente?

Acqua vuol dire Euro in tasca. In momenti di magra, specialmente in inverno, la portata del torrente è talmente esigua che non rappresenta neanche la quantità che il concessionario è obbligato a lasciar defluire come Minimo Deflusso Vitale (10% della portata media naturale). In questi casi ci sarebbe l’obbligo di fermare l’impianto. Questo non succede e il concessionario spesso decide di tappare i minimi vitali e produrre con questa portata un po’ di energia…Pardon, un po’ di Euro. Anche in questo caso l’assenza di controlli ha determinato la frequente presenza di deflussi inferiori e in più casi di captazione totale.

E’ vero che si possono fare anche tre o quattro centraline sullo stesso torrente?

Nulla osta, stante la legislazione attuale, che un torrente (esempio il Masino) possa essere captato dalla sua nascita fino alla suo confluenza da una serie di “entra-esci” di prese-derivazioni e rilasci. Può succedere che in ogni suo punto transiti la portata di Minimo Vitale e nulla più.

Quali danni immediati fanno alla mia valle?

- Modifica o anche annullamento delle portate naturali a valle.
- Modifica sostanziale dell’andamento e del regime idrico.
- Modifica del trasporto solido (sabbia, ghiaie, massi) e del bilancio di erosione/deposito.
- Interruzione della continuità del corso d’acqua.
- Riduzione o annullamento degli habitat della fauna ittica e dei macro-invertebrati.
- Riduzione o annullamento delle importanti relazioni ecologiche fra il corso d’acqua e l’ambiente circostante (vegetazione, habitat di animali).
- Riduzione della capacità depurativa.
- Effetti negativi sul paesaggio e quindi sul turismo
- Alterazioni sui versanti per piste di cantiere e condotte.

Quali danni ci potrebbero essere in futuro?

I danni al corso d’acqua permangono anche dopo eventuali ripristini dopo le attività di cantiere. Le acque e i torrenti sono componenti dell’ambiente e del paesaggio che in futuro saranno sempre più preziose. La loro perdita apparirà sempre più grave.

Quali benefici portano alle popolazioni locali?

Nessuno. In qualche caso si è contrattata al massimo una compensazione di poco conto.
I concessionari pagano per ogni Kw di potenza installata un “canone demaniale” alla Provincia di Sondrio e i “canoni rivieraschi” ai Comuni e Bacino Imbrifero Montano.

Forniscono almeno dei posti di lavoro?

Gestire questo tipo di impianti è quasi un gioco da ragazzi. Sono telecomandati a distanza ed eseguono tutte le manovre in modo quasi del tutto automatico. Solo in conseguenza di alcuni tipi di guasto occorre che una persona intervenga per ripristinare la situazione spendendo pochi minuti. Generalmente i concessionari si associano e danno questo lavoro in gestione ad una persona del luogo che cura tutte le piccole centraline installate nei paraggi.
Per quanto riguarda i posti di lavoro è interessante analizzare come anche i grandi produttori ENEL, AEM, ed altri, a seguito delle automazioni degli impianti, alla riduzione delle attività di manutenzione, alla riduzione dei costi legata alle vicende azionarie abbiano ridotto drasticamente il personale.
Si è passati da una presenza di 1600 addetti negli anni ’70 a 600 nel 2000 e la riduzione non si è ancora arrestata.

 
AreaProduzione (GWh)% Lombarda% Nazionale
Lombardia12.00010025
Valtellina55004611,45
 
  Tabella 1. 
AreaNumero ImpiantiCollegati alla rete NazionalePotenza > 10 Mw
LombardiaN. 357 5.217 Mw300N. 69 5.217 Mw
ValtellinaN.67 2.200 MVA67 

Tabella 2.Situazione Valtellinese
   
Numero Opere di Presa300 
Km di Condotte e Canali500 
Numero di Serbatoi Artificiali56400 Milioni di mc di Accumulo
Km di elettrodotti500 
Produzione media di energia5,5 MLD Kwh 
Consumo medio interno di energia0,9 MLD Kwh 
Impianti < 30 Kw30 
Impianti > 30 < 220 Kw11 
Impianti > 220 < 1000 Kw21 
Impianti > 1000 < 3000 Kw12 
Impianti <10 Mw27 
Impianti >10 Mw40 
   
Domande di concessione attive o in istruttoria74Solo piccoli salti
Impianti con concessione Regolare7Grandi Imp.
Impianti senza collaudo25Grandi Imp.