Un’Etica per il territorio (e non solo)

Ultimo aggiornamento il: 11/05/2018 10:17:21


Un’Etica per il territorio (e non solo)

Il recente susseguirsi di incontri e di articoli incentrati sul territorio e sulle future sorti della Provincia mi hanno rammentato un articolo su Sondrio che intitolai "L'estensione dell'Etica e la nostra città".
Apparentemente la mia sembra più una divagazione che altro; che c’entra, infatti, una categoria filosofica con i problemi di quest’angolo delle Alpi? Senza addentrarmi in complicate disquisizioni è necessario sprecare due parole sull'Etica, che non è la morale, ma la radice stessa su cui quest'ultima è basata. Potremmo definirla una sfera di rispetto e considerazione verso il mondo che all'alba dell'umanità era ristretta solo al singolo individuo e alla sua sopravvivenza. Quando poi ci accorgemmo che era utile comprendere anche i nostri figli e chi li generava, fu logico estendere l’Etica alla famiglia e poi a più gruppi famigliari uniti in clan o tribù. Tutti gli esterni a questo "cerchio magico" erano (e sono) considerati esseri spregevoli, nemici e sub umani. Un successivo balzo venne con la creazione delle nazioni; quindi, soprattutto dal IXX° secolo, anche il mondo animale e poi quello vegetale sono entrati nella nostra “fascia di rispetto”. Infine, dalla constatazione che per la sopravvivenza della specie umana è vitale provvedere anche alla protezione dell'ambiente e della Natura, l'Etica si sta estendendo anche al mondo inanimato. Si tratta processo disomogeneo e lungo, fortemente influenzato dalla geografia e dalla storia, (popolazioni come i nativi americani avevano già da secoli, se non millenni, un’Etica della Terra e probabilmente questo è stato il loro più importante contributo culturale all’Umanità) ma innegabilmente è in continua evoluzione.
Cosa c’entra, dunque, l’Etica con le parole di chi denuncia nella gestione del nostro territorio una visione a dir poco miope? Col fatto che non si è mai pensato al danno fatto da un cartellone pubblicitario o da un capannone accanto ad un'antica chiesa, alla veduta dei vigneti o delle montagne? Che in alcune zone si consente un continuo depauperamento delle risorse locali e del paesaggio originario ancora esistente? Il caso della Val Malenco è forse il più eclatante, ma anche Sondrio fa la sua parte, ad esempio con l'orrendo complesso sorto sull'ex area Carini che ha fagocitato la bella villa Martinola, rendendola quasi un elemento di disturbo e suggerendo sottilmente, ma pericolosamente, un’inversione dei canoni di armonia e bellezza nella percezione della gente. Ebbene, l’Etica c’entra, perché è chiaro, almeno a me, che un futuro possibile e duraturo della nostra Provincia deve passare da uno sforzo per ampliare la nostra sfera di considerazione e rispetto per questa speciale singolarità alpina e per le sue comunità. Il recente fallimento delle iniziative volte ad accorpare alcune amministrazioni comunali limitrofe è forse l'indicatore più evidente della situazione e di come un campanilismo a volte fine a se stesso e astioso sia in prospettiva una minaccia per il futuro. E' chiaro, infatti, che come non ci sembra importante che un capannone sorga vicino ad un bene paesaggistico o artistico, ignorando cartesianamente i devastanti effetti di questa mentalità, allo stesso modo buona parte di noi agisce nei confronti di quello che accade oltre il confine del proprio giardino, del paese, del comune. Che importa a quelli di Teglio di ciò che sta accadendo ai prati di Bianzone? Cosa a quelli di Valtellina di ciò che riguarda la Valchiavenna? Cosa alla Bassa Valle di ciò che accade in Alta Valle e viceversa? Quindi da dove potremmo partire per accrescere il nostro grado di “considerazione” estendendolo ai nostri vicini e per proprietà transitiva anche al loro territorio che poi è anche quello dove viviamo noi? Abituato ad essere concreto, trovo un’unica soluzione, forse ormai tardiva, alla questione: ce la faremo solo attraverso un processo culturale diffuso e persistente che inizi con la scuola per arrivare magari anche all’Università prefigurata da Fassin. Ci sarebbero anche altre strade, ma per ragioni di spazio mi fermo qui. L’unico cemento disponibile è quello composto dalla consapevolezza di un comune passato in cui Valtellina e Valchiavenna hanno giocato un ruolo importantissimo nelle Alpi ed in Europa. Per secoli le nostre vallate sono state la Porta delle Alpi e i nostri avi non sono stati solo pazienti spettatori delle numerose vicende che vi si sono svolte. Ecco, svelare nelle scuole, ma non solo, questa Storia, che parte dalle “Stele di Castionetto” e ancora prima, per arrivare ai nostri giorni, potrebbe essere un importante strumento per creare quel senso di comunità la cui mancanza ci fa spesso dire un po’ fatalisticamente che noi valtellinesi siamo abituati a subire. Solo l’orgoglio che deriva da un passato comune potrebbe forse scrollare la nostra proverbiale passività, facendoci superare il timore di andare fermamente contro qualche istituzione che per ignoranza o convenienza decide che la nostra Provincia deve morire. L'appello alle leggi, ai valori morali, al sacrificio per un indefinito “bene comune” sono, infatti, spesso usati come alibi per giustificare decisioni superiori o scelte di per sé palesemente ingiuste. Infatti, se la morale che deriva direttamente dai valori etici può essere considerata universalmente valida, così non è per le morali create “ad hoc” da gruppi di potere, governi, religioni, sette: se in disaccordo con essi a questi “valori” morali è lecito disubbidire, evitando la violenza, ma con decisione. Che fare quindi? Ebbene, ad esempio, il BIM e la Provincia, potrebbero destinare parte del denaro che finanzia la promozione turistica, investendo nel rafforzamento della cultura, della storia, dell’identità locale. In parallelo, sfidando l’inevitabile scetticismo, ci vorrebbe anche uno sforzo per rivedere tutta l’organizzazione socio economica puntando coraggiosamente verso il futuro. La sottovalutazione dei valori umanistici e il prevalere di una comunicazione strumentale stanno, infatti, deformando i soggetti e i gruppi umani. Se l'economia è autoreferenziale e se la politica (quella vera) e la filosofia scompaiono dall'orizzonte, non c'è possibilità che la geografia di un territorio possa venire prima del suo sfruttamento per motivi meramente economici. Come giudicare ad esempio quell’amministratore bergamasco che di fronte al rilascio di una contestata licenza edilizia per un grande albergo nei pressi del Santuario di Caravaggio giustificava la concessione adducendo la scusa che in fondo si trattava solo di un triangolino di terreno? Un triangolino che, è vero, preso a sé non ha forse valore, ma che, facendo parte di un contesto paesaggistico importante, non può essere valutato solo dal punto di vista metrico.
In quanto alle future sorti della Provincia, spero che il Governo ne riconosca la peculiarità, salvandola; però, una volta ottenuto il risultato, non dovremmo dormire perché, parafrasando D’Azeglio, fatta la Valtellina (e la Valchiavenna), bisogna fare i Valtellinesi.