In morte di Pierangelo "KIMA" Marchetti

Ultimo aggiornamento il: 04/05/2018 10:19:29


In morte di Pierangelo "KIMA" Marchetti

Pierangelo Marchetti detto KIMA era Guida alpina da poco tempo quando un tragico incidente durante un'operazione di soccorso alpino lo tolse al mondo. Su giornale La Provincia ne tracciavo un breve profilo ma soprattutto puntavo il dito sulla gestione del sevizio di elisoccorso provinciale da poco passato dalla Soc. Elitellina alla Soc. Elilario secondo giochi che per alcuni erano solo di natura politica. Io stesso, una volta a conoscenza del cambio di gestione pensai bene di uscire dal servizio che mi aveva impegnato fino ad allora per diversi anni. La motivazione veniva dalla consapevolezza di come fosse stato difficile creare affiatamento con gli equipaggi di Elitellina, affiatamento che ora doveva essere ricostruito con i pur ottimi nuovi equipaggi. Inoltre, se Elitellina riservava un velivolo apposito per il servizio così non sembrava facesse Elilario. Mi sembrava pericoloso usare un velivolo non preposto allo scopo e quindi me ne andai sollevando qualche critica e malignità: qualcuno disse che uscivo perché ero avido e volevo più soldi. Purtroppo i fatti mi diedero ragione nel breve giro di un mese circa. La rottura del cavetto del verricello su un elicottero di riserva provocava la morte di KIMA e dell'infortunato in Valle del Drogo (Val San Giacomo).

Caro Chima non è compito facile ricordarti, per molti motivi,  ma soprattutto  per una sorta di impotenza e assieme di  rabbia  che  scaturiscono al pensiero del modo con cui te ne sei andato.

L'altra  sera  per la prima volta in tanti anni ho  dovuto  farmi molta forza per trovare il coraggio, che non avevo più, e venirti a dare l'ultimo saluto: che pena! E subito quando ti ho visto  rinchiuso non ho guardato il tuo volto, ma le mani, quelle mani  che per una Guida Alpina sono strumento basilare di lavoro. Le ho viste  sottili,  quasi fossero di cera è mi sono tornate  in  mente tante cose. In un attimo ti ho rivisto come tanti anni fa quando,  dapprima un po' timidamente, hai cominciato a frequentare il Sasso Remenno provando le prime arrampicate. Quasi subito sei entrato a far parte del clan degli assidui e con impegno e allenamento in  pochi anni sei riuscito a far progressi da gigante tanto  da diventare  molto bravo. Non ricordo bene, ma sicuramente in  quei giorni abbiamo parlato a lungo della professione di Guida Alpina  e date le tue capacità è anche probabile che ti abbia incoraggiato a tentare i corsi per diventarlo. La Val Masino stava perdendo la sua tradizione di Guide e tu potevi essere l'iniziatore di una  nuova  era. Ed è stato con tenacia e volontà di ferro che ti  sei messo in testa di diventare professionista, al punto da  dedicare alcuni  inverni  alla sola pratica dello sci per poter superare l'apposito e severissimo esame. Poi ci siamo un po' persi di  vista, io sempre più fuori dalla valle, tu preso dai numerosi impegni; ma bene o male ho sempre saputo di te e di come la tua  professionalità  crescesse. Avevi scelto un lavoro molto  difficile,  ma lo facevi con passione e tanta voglia di far bene e di migliorare pure in mezzo alle tantissime difficoltà a cui la professione di Guida è esposta. Eh già Perché per molti le Guide sono le "puttane" dell'alpinismo e non persone a tal punto  appassionate delle montagne e della vita libera che decidono di sacrificare  moltissimo pur di perseguire la propria scelta. "Categoria  non protetta" ci hanno definito, parola che ben definisce una  condizione  professionale che non può godere di  alcun riconoscimento ufficiale e che pertanto viene costantemente scavalcata da dilettanti e "volontari" che, per quanto animati dalle migliori intenzioni,  pur hanno già un loro lavoro. E tu andavi avanti,  sempre disponibile per qualsiasi tipo di prestazione ti venisse richiesta; un giorno il Badile, poi un corso roccia con principianti  e poi  di nuovo su, scalando qualche difficile via con clienti  più esigenti o sui sentieri con gruppi di escursionisti; e poi l'elisoccorso,  l'attrezzatura o la segnalazione di qualche tratto  di sentiero,  la  Grigna, Finale, lo sci alpinismo, le cascate di ghiaccio. Ti ho rivisto molto maturato e più sicuro quando assieme, scalando per un giorno, abbiamo avuto modo di parlare di nuovo un po' a lungo. Ti eri fatto un buon numero di clienti affezionati, operavi su tutto l'arco alpino, eri persino contento del  lavoro di  tecnico di elisoccorso che pur mal pagato e pericoloso costituiva  un utile arrotondamento ai proventi della tua attività.
Quel  giorno abbiamo anche pensato ad un modo per  sensibilizzare  l'opinione pubblica e le amministrazioni in merito  al  problema  della strada di Val di Mello in merito al quale avevamo le stesse idee. Poi ti ho rivisto l'altro giorno quando contentissimo mi hai  chiesto alcune carte della Patagonia cilena poiché eri riuscito ad organizzare una spedizione con i tuoi clienti.
Tutto  è poi finito in un attimo e ti giuro che è  difficile non pensare. Non pensare ad Anna e alle tue due bambine, ai tuoi  genitori e ai tuoi sogni, ad una vita che si spezza come un cavo e al  fatto che troppo spesso in questo sistema chi perde è quasi sempre il più debole, colui che non può permettersi il lusso  di dire di no.