Buche sulla SS38

Ultimo aggiornamento il: 11/05/2018 10:05:21


Buche sulla SS38

Mi ero ripromesso una pausa di riflessione nella mia ormai pluriennale denuncia delle tante incongruenze, brutture e schizofrenie che quasi ogni giorno costellano la vita quotidiana della nostra provincia. Un po' per stanchezza, un po' per senso di misura (forse eccessivo visto l'andazzo), pensavo che era il momento di lasciare ad altri il compito. Purtroppo è bastato un piccolo viaggio sulla SS38 a rimuovere le ceneri e ravvivare il fuoco dell'indignazione. In pochi chilometri di strada da terzo mondo, mi sono venuti in mente le centinaia di migliaia di euro sperperati nella promozione turistica del territorio, le fumogene parole di molti, i progetti faraonici di coaster, di tunnel e trafori, di campi da golf in alta quota. Possibile che non ci si renda conto che basta una carrozzabile come questa a vanificare tutti gli sforzi e i soldi impiegati (bene o male) per "glorificare" l'immagine del nostro turismo? Zigzagando fra una buca e l'altra sfilavo nella desolante trincea di capannoni, molti non finiti, altri sfitti da anni; mi venivano incontro cartelli pubblicitari stradali e ferroviari insulsi ed inutili che ricordavano al viandante come a chilometri di distanza poteva trovare l'oggetto dei suoi desideri, magari invitandolo anche a tornare indietro. Pensavo allo scempio compiuto dalla Val Malenco sul suo territorio, fra centraline grandi e piccole, finte strade a scopo agro-pastorale, speculazioni edilizie, cave voraci; e poi alla minaccia che incombe sui terreni agricoli di Bianzone e su molte altre nostre bellezze, lasciate, apparentemente senza alcuno scrupolo, in pasto allo spadroneggiare di pochi. E guidando mi chiedevo in che film fosse stato visto un territorio che «Insieme a Belluno, unica provincia interamente montana d’Italia conta 183.000 abitanti che, vivendo, lavorando e generando economia, garantiscono la salvaguardia di un patrimonio ambientale e naturale, conosciuto in tutto il mondo tanto bello e suggestivo quanto fragile. Non solo, la provincia di Sondrio rappresenta e tutela anche l’identità, la storia e la cultura delle genti.» Ogni tanto in questa desolazione apparivano alle finestre di qualche edificio dei patetici lenzuolini bianchi con la scritta SO ed inevitabilmente ho pensato a quella "sciura" che qualche giorno fa mi ha chiesto cosa volessero dire. Credo che assieme alle buche ricorrenti della nostra strada, quei lenzuolini diano l'esatta dimensione del peso delle nostre amministrazioni, della loro passione, ma anche del nostro senso di appartenenza come comunità alpina. Quando lessi dell'iniziativa promossa dalla Provincia per sensibilizzare la popolazione al problema della prossima cancellazione dell'ente restai indifferente perché, come ho già avuto modo di scrivere, sebbene riconosca il valore e la necessità di un governo dell'unità geo-culturale Valtellina e Valchiavenna, secondo me l'attuale apparato ha dimostrato, e non da oggi, di aver perso di vista gli scopi per cui fu pensato. Chiedersi come mai, per quanto simile a quello valdostano o altoatesino il nostro territorio non sia autonomo è ormai inutile; le responsabilità sono nel passato e con buona probabilità - non credo per errore storico - c'entra anche il fatto che dai nostri monti scaturisce il 13% dell'idroelettrico made in Italy e il 50% della produzione regionale. Un tesoro che va tenuto sotto controllo: lo dimostra il fatto che «… sebbene nel 2010 siano scadute le concessioni allo sfruttamento privato di molti impianti con il loro ritorno in mano pubblica, la Finanziaria 2011 ha concesso una proroga di 5 anni, senza nessuna discussione, senza verifiche dell’impatto ambientale richieste dal Bilancio idrico della Provincia e senza colmare le lacune informative.»
Leggendo i proclami politici che ogni tanto esalano dai giornali è impossibile trattenere un moto di compassione. Ma come? Volete una Provincia forte, volete una sorta di autogoverno? E allora non appendete due "mutande" qua e là. Stendete grandi striscioni (magari pagandoli di tasca vostra se ci credete veramente) appendeteli all'ingresso di tutte le porte di Valtellina e Valchiavenna, sui campanili, nei posti più visibili. Fate come i valdostani di cinquant'anni or sono che posero grandi scritte visibili da fondovalle che in francese o in patois dicevano "Val d'Aosta libera".
Intanto, sulla SS38 dello Stelvio evito una voragine e mi preparo alla prossima… non solo stradale.