Mario Cotelli funzionava, fu fatto fuori dalla DMO mentre nuove minacce e scemenze varie minacciavano le vallate.">

Il Baratro

Ultimo aggiornamento il: 11/05/2018 10:16:17


 Il Baratro

Senza troppo sorprendermi leggo su La Provincia di questi giorni del "caso" Cotelli. L'evento non mi trova impreparato perché da qualche tempo pur sapendo poco di quello che accadeva nella DMO mi sorgeva spontaneo il sospetto che le difficoltà di percorso erano tante e forse alcune inaspettate.
Dispiace perdere un elemento di esperienza come Cotelli, ma per chi ragiona come me, Mario è l'ultimo dei problemi per l'immagine turistica della Valtellina.
Basta sfogliare qualche pagina dello stesso quotidiano per rendersi conto del baratro culturale nel quale ci troviamo e dal quale è impossibile uscire. Basta sfogliare qualche articolo scritto ai primi del 900 sul Corriere della Valtellina, dal professor Bruno Galli Valerio per capire che per l'immagine turistica della provincia nulla è cambiato, se non in peggio
Tornando ad oggi possiamo cominciare con la "famosa" cava del Ranée di Bianzone che minaccia in maniera consistente un'area agricola pregiata e anche uno dei pochi spazi verdi rimasti. Si legge che gli espropri stanno partendo e nessuno o quasi, tranne gli abitanti del luogo, ha espresso dissenso. Qui vien spontanea l'ironia pensando che nessuno ha ancora mai pensato, invece, di espropriare i tanti capannoni in disuso, e vuoti, sul fondovalle, alcuni dei quali proprio nella zona di Bianzone.
Poco prima, o poco dopo, leggo delle meraviglie del Parco Bartesaghi di Sondrio, un'area, lo dico da sempre, che è un fiore all'occhiello per la nostra città e una bellissima iniziativa, ben sostenute e ben gestita.
Quale nesso ci può essere fra queste due realtà tanto apparentemente lontane?
Nessuno se le guardiamo scollegate dal contesto in cui si trovano, tutto proprio perché dimostrano che chi amministra sembra guardare e valutare le cose solo con un occhio e magari anche quello con vista parziale.
E' mai possibile, infatti, che nessuno sappia o abbia visto che poche decine di metri a ovest del Bartesaghi, presso la ferrovia, scorre una fogna a cielo aperto che ha sterilizzato il greto in cui scorre ed emana puzze spesso insopportabili?
Il Ranée, il Bartesaghi e decine di altre meraviglie piccole e grandi del nostro territorio potrebbero essere una fonte inesauribile di benessere diffuso, ottenuto tramite il turismo. Ma questo turismo, prima ancora che di pubblicità e di proclami, si deve basare sulla cura del territorio, sulla sua conservazione, sull'inserimento delle attrattive in un quadro di bellezza. Non credo che un turista in visita al Bartesaghi ci tornerebbe se scoprisse, cosa facilissima, la fogna a due passi; come non credo che altri, pur godendo delle nostre piste da sci, possano trarre buoni ricordi da un ambiente che denota trascuratezza e abbandono, ad iniziare dal parcheggio della funivia.
E che impressione riceverebbe il viandante che percorrendo quel che resta del fondovalle incappasse magari in una cava come quella che si profila nel futuro di Bianzone?
Idee per cercare di uscire dal baratro ce ne potrebbero essere, ma è difficile interfacciarsi con coloro che potrebbero e dovrebbero essere i sostenitori di questo tentativo, perché la distanza di visione e di cultura è tale da rendere difficile il dialogo.
Forse si potrebbe partire da un censimento di tutte le bellezze naturalistiche che ancora ci restano, un lavoro che però non deve essere condotto fine a se stesso ma deve esser la base di un organico progetto. Insomma, basta studi fatti per succhiare quattro soldi pubblici e poi mai utilizzati. O meglio, si potrebbero togliere dai cassetti delle varie amministrazioni i numerosissimi studi di valutazione sulle potenzialità turistiche del territorio fatti in questi anni e renderli finalmente utili. La pianta va curata dalle radici e la casa eretta dalle fondamenta.
Del demenziale progetto Valmalenco 2015 non vale la pena neppure di parlare data la sua fantasiosità nella quale si intravede il tentativo di chiedere un milione per ottenere uno e cioè magari la lottizzazione delle sponde del Lago Palù.
In fin dei conti, al di là del discorso immobiliare che non mi piace, non vedo negativamente una bella ski area in zona Palù-Sasso Nero (ma niente impianti sui ghiacciai e niente sconfinamenti verso la Valle di Scerscen). Se fossi un amministratore plauderei all'iniziativa, faciliterei magari anche le pratiche burocratiche, ma lascerei ogni carico economico a chi crede così tanto nel progetto.