L'ultima carica del generale Coaster 2013

Ultimo aggiornamento il: 11/05/2018 09:50:31


L'ultima carica del generale Coaster 2013

Leggo da tempo della faccenda del famoso coaster che dovrebbe collegare Tirano con il piano della Guspessa e Aprica. Non ne ho mai tratto opinioni particolari pur sapendo che la monorotaia sarà funzionale ad una notevole opera di cementificazione della zona e non ho neppure da ridire se, con la scusa dello sviluppo di infrastrutture turistiche, si usano soldi pubblici (cioè anche miei). Tuttavia non posso proprio fare a meno di pensare a cosa succederebbe se l'impresa fallisse? Si userebbero altri soldi pubblici per un "rilancio" o magari per il suo smantellamento? E quali sono, al di là dei costi di costruzione quelli della sua gestione che in genere si aggirano sul 10% del valore dell'impianto? Mi piacerebbe che qualcuno desse una risposta a queste banali domande.
E quali sono gli 11 comuni d'accordo nell'impresa? E chi c'è dietro l'impresa stessa? Mi sembrano domande lecite che forse andrebbero pubblicamente chiarite anche sui giornali. Il tutto a me pare invece un po' come la manciata di perline data a fiduciosi indigeni un po' illusi; il classico specchietto per le allodole come è anche (questo veramente fanta-comico) il protocollo Valmalenco 2015.
Leggo poi dei pareri espressi sull'operazione da Mario Cotelli e da Martina Simonini, due personaggi che di certo non sono della stessa area di pensiero, ma che per vie diverse giungono ad una stessa conclusione e non posso che associarmi a loro.
Poi domenica su La Provincia mi capita sott'occhio l'articolo con cui il sindaco Cioccarelli replica a Cotelli e quasi cado tramortito soprattutto per l'insipienza delle argomentazioni.
Che cosa c'entra ad esempio il paragone fra la bicicletta ed il coaster? Stiamo scherzando? La bicicletta, oltre ad essere un mezzo a nullo impatto ambientale e visivo, si avvale di percorsi già esistenti o comunque, in extremis, di piste ciclabili costruite a lato di percorsi già esistenti, non usa energia se non quella dei garretti di chi pedala, non fa danni, non costa nulla alla comunità. Sarebbe curioso sentire uno che invece di aver fatto una salutare pedalata, magari proprio nelle belle foreste che separano il fondovalle con Trivigno, saltasse fuori a dire di essersi allenato in… coaster (a meno che l'impianto non preveda una schiera di ciclisti che, pagando per il privilegio, si offrano di pedalare per fornire l'energia all'impianto).
Anche il sindaco di Villa di Tirano che usa un espediente retorico spesso adottato con altre parole anche per interventi tipo le centraline idroelettriche, mi pare poco credibile. Ma… mi scusi Signor sindaco… lei pensa proprio che uno sciatore per andare in Aprica venga a parcheggiare a Villa impiegando un tempo notevole per giungere sulle amate piste? E poi, al massimo, ma proprio al massimo, si tratterebbe solo degli sciatori valtellinesi e forse dell'alto Lario perché gli altri vengono da Brescia; e allora… a meno che non si faccia il vagheggiato traforo del Mortirolo… E come verrebbe collegata l'infrastruttura alle strade o alla ferrovia? Perché non basta fare la monorotaia. E degli svizzeri scordatevi pure perché il territorio è talmente mal gestito che è vendibile solo attraverso costosi spot pubblicitari costruiti ad arte, ma la realtà è purtroppo ben diversa; figuratevi se vengono all'Aprica. Però può darsi che io non abbia capito nulla.
La mia famiglia aveva una casetta all'Aprica e la mia prozia Giuseppina Rossi fu maestra elementare lassù. Ci passavo parte delle estati e non ho molti rimpianti del luogo di allora, solitario e un po' triste, punto di passaggio e poco più. Si poteva fare dell'Aprica una stazione invernale bellissima anche dal punto di vista dell'accoglienza e della bellezza architettonica e invece è venuto su un posto senz'ordine e anima dove non ci passerei le vacanze neanche se me le pagassero. Il Signor Bozzi vide bene e le piste dell'Aprica sono per me le più belle della provincia, ma forse quello che il Signor Bozzi si è trascinato dietro non è stato altrettanto felice. Si è speculato a man bassa sul territorio e si è creata una località per sciare d'inverno, ma non certo una località turistica.
Chiaramente la spinta all'operazione giunge da Brescia e la nostra Provincia pare in sintonia, ma che dire di un ente che espropria terra ai privati e con la scusa del pubblico interesse fa cavare ad un altro privato i preziosi campi di Bianzone? Se questa è la democrazia… Se questa è la politica...
In conclusione l'idea del coaster è sicuramente dettata da brillanti menti imprenditoriali che sanno "come si fa" e se devo dirla tutta per certi versi la trovo "geniale" (c'è genialità anche nel male), ma io la vedo come il retaggio di un passato che, più che altro per profondi limiti culturali, ci si ostina a voler fare rivivere, ma che non tornerà e nelle mie fantasie vedo già fra quarant'anni le costruzione alla Guspessa in disarmo come i sanatori di Tresivio o le Torri del Tonale (solo per citare un paio di esempi) e il coaster, fatiscente rugginoso e scheletrito, testimone di un altro fallimento che si cercherà di mascherare con tutte le scuse possibili. Ma… già! Fra quarant'anni molti protagonisti dell'impresa saranno probabilmente morti come anche il sottoscritto o avranno un piede nella fossa; e allora perché preoccuparsi?
C'è disperazione e cecità, quest'ultima soprattutto politica, in questi interventi che non riguardano solo Aprica, ma si estendono su tutto il territorio, dalla Val di Lei a Livigno e mi sembrano un po' come un'ultima carica suicida, come l'ultima del generale Coaster, pardon… Custer.