Valtellina: l'Orrore 2011

Ultimo aggiornamento il: 11/05/2018 09:48:19


Valtellina: l'Orrore 2011

Leggo il bell'intervento di Cioccarelli e non posso che condividere anche perché, come dice Pinna, sono le solite cose che sappiamo tutti. E' vero, ciò che è stato fatto è stato fatto ed è inutile piangere sul latte versato; però provare a dare una razionale visione per un possibile futuro del nostro turismo mi pare uno sforzo che valga la pena di essere reiterato.
La situazione attuale ha antiche origini ed è dovuta essenzialmente alla miopia, alla cortezza di vedute di molti amministratori che avevano della politica (vedere vocabolario) una concezione a dir poco confusa. Credo che in tutto questo abbia un ruolo importante anche il modo con cui sono destinati i soldi pubblici. Ne sono stati dati milioni per le rotonde e allora... giù rotonde a tutto spiano, non perché utili, ma perché così si impiegavano dei soldi che non si sarebbero potuti spendere altrimenti. Cioccareli cita le rotonde di Delebio: ha mai visto quella surreale di Caspoggio?
Come quasi ovunque in Italia non si è mai avuta un'idea pur minima di evoluzione a lunga scadenza del territorio e dell'economia ad esso legata. Già quarant'anni fa anche un cieco si rendeva conto che le statali 36 e 38 erano avviate al collasso, che Delebio, Morbegno, Sondrio e Tirano avrebbero dovuto avere una
tangenziale. Per quarant'anni si è invece concesso che a lato strada nascessero case
e capannoni togliendo di fatto la possibilità di allargamenti. Anche l'opportunità avuta dopo l'alluvione del 1987, di ridisegnare il territorio e razionalizzare le sue strutture viarie è stata sprecata aggiungendo al diluvio idrico un diluvio di cemento impazzito.
La responsabilità di quel che vediamo e subiamo è frutto della politica passata, ma non avverto nella presente grandi segni di voler cambiare direzione; inoltre oggi le cose si fanno ancor più difficili, sia per le ristrettezze economiche statali, sia perché ormai il danno è irreparabile. Se la nostra provincia, avesse puntato su un tipo di sviluppo che, accanto ad una necessaria industrializzazione, avesse tenuto in maggior conto anche la valorizzazione dei beni artistici, del paesaggio, delle produzioni agro-alimentari, oggi ci troveremmo sicuramente meglio. Cambiare direzione richiede ai politici un coraggio che difficilmente potranno avere, anche se è evidente che prima o poi i nodi verranno al pettine. Basta prender l'auto e percorrere la nostra Strada Statale e poi in bicicletta fare il Sentiero Valtellina.
A distanza di poche centinaia di metri si scoprono l'odierna e l'antica Valtellina: due luoghi così vicini eppure così lontani per suggestione spirituale e mentale. Penso con grande preoccupazione al danno che farà la futura superstrada se non si penserà di farla correre almeno parzialmente in galleria.
Abbiamo devastato il nostro territorio come meglio non potevamo, l’abbiamo reso brutto e ben poco ospitale; come stupirci, ad esempio, se l’UNESCO è restia a dare il suo patrocinio ai terrazzamenti retici?
La cultura (o l'incultura) del brutto ci permea. Se il brutto è il tuo unico metro di paragone, farai sempre più fatica a vedere il bello che viene distrutto. Se il Grande Fratello è il tuo parametro culturale, i suoi partecipanti diventano eroi e le vere eccellenze sono relegate all’anonimato e spinte alla decadenza intellettuale. Se lasci crollare la Domus dei gladiatori o la storica baita sul monte, - che per me vale tanto quanto – il tuo Spirito sarà schiacciato nelle macerie.
Non c’è volontà, manca una progettualità a lungo termine, mancano professionalità con conoscenze dirette e approfondite del territorio, latita lo spirito di collaborazione fra enti e associazioni, c’è il disordine più totale: un mare magnum ove tutti galleggiano aggrappati al proprio relitto... Ovviamente questo scollamento fra gli operatori del turismo non fa altro che il gioco dei grandi potentati economici che proprio da questa debolezza traggono vigore e giustificazione per le loro politiche certamente ben poco amiche del turismo diffuso e sostenibile che molti vorrebbero.
Anche se devo convivere con questa situazione posso sempre suggerirne le storture e gli squilibri, ma la vedo irrimediabile. Per questo motivo, ad esempio, guardo quasi con perverso piacere la devastazione che le cave stanno producendo in Val Malenco, area Franscia. Se questo è quello che si vuole… Potrà anche dispiacermi, ma mi adeguo al detto cinese “Se il mondo è in ordine, vi si può partecipare; se il mondo è in disordine, bisogna farsi tollerare”.