Basta Capannoni!!!!

Ultimo aggiornamento il: 11/05/2018 09:13:51


Basta Capannoni!!!!

Finalmente qualcuno si accorge che abbiamo cementificato tutto il fondovalle con opere spesso inutili e capannoni. Dico finalmente perché, sebbene questo perverso meccanismo sia in atto da almeno vent’anni, ben pochi ne hanno denunciato i mali; ce ne accorgiamo eventualmente solo nel caso che qualche alluvione o evento simile metta a nudo il danno compiuto. Allora tutti s’indignano, si sollevano, ma poco dopo, come le acque esondate, tutto rientra e il gioco riprende.
In provincia c’è un Partito del Cemento? Probabilmente sì, anche se, per accertarlo occorrerebbe un’inchiesta approfondita da parte di qualche giornalista coraggioso che nel contempo trovi una testata disposta a pubblicarla.
Ammetto che fare il politico non sia cosa facile, tuttavia ogni volta che guardo il nostro territorio devastato mi viene spontaneo interrogami sul reale valore degli amministratori nostrani e la risposta che inevitabilmente ricavo è sconsolante. Già trent’anni or sono chiunque avesse avuto un minimo di attenzione allo sviluppo urbanistico dei nostri fondovalle avrebbe potuto percepire chiaramente la loro evoluzione. Da allora una classe politica responsabile e attenta al benessere dei cittadini avrebbe potuto prendere delle decisioni progettuali per il futuro, tracciare una direttrice virtuosa. Dopo l’alluvione del 1987, si sarebbe potuto fare tanto, pensare ad una viabilità più snella, migliorare la linea ferroviaria, predisporre le tangenziali di Chiavenna, Dervio, Morbegno e Tirano, allargare la attuale SS38, visto che ancora c’era lo spazio per farlo in molti dei suoi tratti.
Purtroppo, invece, dopo il diluvio dell’acqua è arrivato quello del cemento e di scelte “strategiche” già vecchie ancor prima di essere attuate. È iniziato allora il processo di pavimentazione del fondovalle con capannoni (molti ancora sfitti) e quello delle “grandi opere”, concentrate soprattutto in alta valle. Territorio prezioso è stato sprecato e nuovi elementi paesaggistici, alcuni dei quali generati dalla stessa catastrofe, sono stati tolti di mezzo senza troppo ragionare.
Oggi ci governa la Lega Lombarda, un partito che dovrebbe essere interessato alla valorizzazione delle culture e delle identità locali, delle radici con il territorio. Leggo che il nostro presidente attribuisce il sacco edilizio alle amministrazioni locali e, si capisce, prendo per buona la sua affermazione anche perché conosco, seppure rozzamente, come funzionano i ciechi meccanismi della buro-politica. Giustamente Provera si indigna perché, come molte persone attente, ha capito che ci troviamo ad un bivio fra la scelta di un tipo di sviluppo ormai superato e dannoso ed un modello più rispettoso delle risorse territoriali.
Come si fa a pubblicizzare prodotti gastronomici ed agricoli all’insegna della genuinità e della natura con un territorio tanto maltrattato? Mi stupisco che gli industriali non ci siano ancora arrivati: una terra senza acqua e senza verde farà sempre più fatica a promuovere la sua vantata eno-gastronomia. Il miglior spot - a costo zero - per i nostri prodotti sarebbe lo splendore della valle, che però è soffocato da cartelloni pubblicitari, capannoni e asfalto; a parte idealistici discorsi sulla conservazione della natura, si tratta di un discorso economico della cui importanza pare che nessuno si accorga.
Però siamo in tempi di grandi cambiamenti e di sfide coraggiose e la storia di Obama ci dice che tali sfide sono alla portata di tutti, basta che veramente ci si creda, ci si voglia impegnare. Per questo, nonostante il mio pessimismo, cerco di convincermi che è ancora possibile cambiare, è ancora possibile dare dei segnali forti di novità a prezzo magari di qualche scelta che guarda meno gli interessi dei grandi poteri e più quelli della gente.
Che si sia fatta un po’ di luce sul sacco edilizio del fondovalle è un buon segnale anche se tardivo, ma è pur sempre apprezzabile. E’ vero, lo scempio dei capannoni è ormai perpetrato, ma si potrebbe sempre provare a fermare altre costruzioni del genere anche se, è superfluo dirlo, il PTCP deve essere approvato al più presto e forse si potrebbe pensare ad una specie di Autority provinciale che vigili su quanto resta del nostro territorio e del suo panorama.
Però qualcosa in concreto la Provincia lo potrebbe già fare in campi dove ancora restano margini di manovra e dove può sicuramente dire pesantemente la sua. Non piangiamo su ciò che è ormai fatto, evitiamo l’infantile palleggiamento di responsabilità innescatosi e invece impegniamoci a correggere ove ancora si può intervenire.
Ad esempio, la Provincia potrebbe farsi promotrice di una proroga del decreto di moratoria sulle piccole captazioni idroelettriche che è in prossima scadenza salvando quel che resta delle poche acque libere delle nostre vallate.
Potrebbe prendere chiara posizione sulle nuove grandi captazioni, nella VAS e nel PTCP, convenendo pubblicamente sulla loro dannosità per l’ambiente, la loro scarsa utilità ai fini di produzione energetica e. di contro. la loro dannosità all’economia del turismo.
La Provincia potrebbe anche dare un suo contributo per snellire le pratiche di realizzazione della Riserva Naturale in Val di Mello, dando il via non solo ad un parco che il mondo ci invidierebbe, ma portando anche nuova linfa all’industria turistica della Val Masino.
Sono piccoli gesti che vanno sicuramente contro corrente, contro le ormai usurate, ma facili, logiche della quantità e dello sviluppo a tutti i costi che, lo dimostrano le recenti crisi economiche, hanno ormai il fiato corto. E’ tempo che si ridisegni il sistema economico della provincia puntando ad una grande e profonda riqualificazione del turismo che non sia solo e sempre sciistico. E’ tempo che si contrasti il potente - ed interessato - partito degli scettici, quelli che più o meno velatamente ci dicono che il turismo non è economicamente vantaggioso: ci sono le prove che non è vero e che costoro non vedono neppure fin dove arriva il loro naso.
Permettere a più gente possibile di trarre sostentamento dalle proprie attività autonome grazie alla valorizzazione del turismo e dell’agricoltura, alla conservazione del territorio e del paesaggio è veramente una strada di democrazia e libertà. Ma in genere si presta più attenzione a chi ha soldi e potere e quindi è ben poco interessato a diffondere qualsivoglia tipo di uguaglianza.
Deprimere boicottare e scoraggiare le iniziative ad alta sostenibilità ambientale vuol dire avere l’alibi per interventi devastanti, per i giochi del Partito del Cemento e delle grandi concentrazioni che dopo aver lasciato le sue bare di pietra sulla nostra terra va beatamente in vacanza in Svizzera o in Polinesia, fregandosene del baratro in cui sta precipitando la nostra QUALITA’ di VITA.