Innevamento artificiale a Prato Valentino??????

Ultimo aggiornamento il: 11/05/2018 09:10:59


Innevamento artificiale a Prato Valentino??????

Sappiamo che sono pochi gli amministratori che conoscono bene il loro territorio e il suo passato. In genere, oltre la porta di casa e le solite strade, nessuno sa ciò che lo circonda da vicino; quasi certamente è una questione di Scuola, che da anni latita nell’insegnamento delle benché minime nozioni di storia, cultura e natura locali. Si tratta di un pensiero che capita spesso di fare, accompagnato a volte da un sorriso di rassegnazione. Ogni tanto, però, compaiono notizie che più di altre mettono in luce questa condizione e che fanno restare attoniti; un esempio è la recente firma dell’accordo fra il Comune di Teglio e la Provincia di Sondrio per la creazione di un impianto di innevamento artificiale a Prato Valentino.
Qualunque valtellinese amante dei monti e dello sci sa che la splendida sponda del Dosso Brione, proprio perché al sole per buona parte del giorno, ha sempre sofferto di scarso innevamento. Tant’è vero che gli impianti realizzati lassù non hanno mai avuto successo. Si sta parlando di circa trent’anni or sono, tempi in cui le temperature invernali e l’andamento delle precipitazioni erano molto più favorevoli a buoni e durevoli innevamenti. Oggi la situazione è cambiata in peggio e l’idea di un impianto di innevamento artificiale sui pendii tellini appare quanto mai astrusa per non dire surreale. Se non fosse che siamo lontani dal primo di aprile, si potrebbe pensare ad uno scherzo. Invece è tutto vero e la cosa assume il sapore di una presa in giro al buonsenso e al contribuente, che meriterebbe di sapere se dietro a tutto ciò ci sia almeno un business-plan serio e affidabile.
Non sono solo l’esposizione dei pendii e la loro relativa altitudine a fornire molti dubbi sul successo dell’iniziativa; c’è anche l’evidente e inarrestabile cambio delle tendenze nel turismo dello sci. Sempre di più si stanno rivelando vincenti i grandi comprensori, per citarne alcuni, Livigno o la Val di Lei; soffrono invece le mono realtà che, se non hanno qualche caratteristica veramente particolare, sono destinate al fallimento. Esperienze come quella dei Campelli di Albosaggia e lo stesso Prato Valentino dovrebbero essere d’insegnamento.
Sul Dosso Brione, si potrebbe innevare artificialmente solo per brevi periodi particolarmente freddi, ma con notevole dispendio energetico ed idrico; in aggiunta, le alte temperature giornaliere, magari sorrette da scarso innevamento naturale (evento non raro), renderebbero difficile il mantenimento delle piste. Siamo in fase di riscaldamento globale. Secondo l’Ufficio Metrologico Svizzero, nei prossimi anni ci dovremo attendere un 35% in meno di precipitazioni. L’industria dello sci sta soffrendo e di conseguenza sta cambiando. L’energia costa sempre di più. La gente spende sempre meno, ma anche sempre meglio, e se la neve di Madre Natura manca, non saranno i cannoni a cambiare di molto la situazione.
Teglio ed il suo territorio, devono essere il fiore all’occhiello del turismo in Valtellina e meritano senza dubbio che vi si facciano investimenti anche cospicui, ma, forse, dovremmo uscire dalle usurate logiche anni ’60, cercando di spendere meglio i soldi pubblici per consolidare l’immagine di una cittadina d’arte e di storia dove, alla tradizione eno-gastronomica, la dorsale di San Valentino aggiunga il suo panorama mozzafiato e un’offerta turistica invernale diversa, d’élite (magari anche solo lo scialpinismo*). Il sole non manca e il luogo è incantevole. Io già mi vedo le signore che prendono la tintarella, i pargoli che si divertono in una “fun area” attrezzata sulla neve e i papà, sempre più salutisti, che salgono con le pelli di foca su percorsi battuti e sicuri, già pregustando la raffinata offerta eno-gastronomica del ristorante locale e poi, magari, una visita al Palazzo Baste.
Tutto ciò sarebbe più facile se in provincia ci fosse un vero “sistema” turistico, ma da qualche parte si deve pur cominciare; perché non da Teglio? I dati consigliano scelte sostenibili dal punto di vista ambientale e meno costose, tuttavia, forse più per pigrizia che per timore, battiamo le solite strade. Qualcuno giustamente potrebbe dire che: “Chi lascia la via vecchia per la nuova…”. Ma a costoro si può ribattere che: “L’orizzonte non è dove arriva lo sguardo, ma dove si ferma il pensiero.”


*Neologismo per indicare quella nuova e crescente attività in cui molti amanti dello sci, ma anche dell’impegno fisico, usano le normali attrezzature dello scialpinismo per salire a margine di piste da sci e poi godere la discesa su terreno facile e sicuro.